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Il piano “sfasciaItalia”: cacciare le grandi imprese dai porti

Il piano “sfasciaItalia”: cacciare le grandi imprese dai porti Eccolo, il piano “sfasciaItalia”. Emerge tra i fumi dell’ipocrisia e del populismo. Allontanare chi procura lavoro e produce ricchezza, diffondendo sfiducia ed esaltando corporazioni, inquisitori e burocrati di Stato. E’ la riforma dei porti alla rovescia nella stagione renziana. Gianluigi Aponte, l’armatore che controlla il colosso Msc, insedia al Pireo il centro globale di documentazione al servizio del secondo gruppo del pianeta, garantendo 500 nuovi posti di lavoro. Genova e Napoli erano la prima scelta. Cassate. Perché Aponte considera un’offesa e un’ingiustizia l’accusa di evasione fiscale per 33 milioni di euro avanzata da parte della magistratura napoletana a carico di Msc. La difesa nega la legittimità della richiesta di una doppia tassazione per una compagnia che ha sede a Ginevra. Pagare le tasse è un dovere. Essere spolpati fino al midollo e taglieggiati dallo Stato è l’amaro destino toccato in sorte ai lavoratori dipendenti e ai pensionati italiani. Ritrovarsi alla berlina perché in Italia la certezza del diritto e delle regole è un optional, talmente labile da prestarsi al libero arbitrio e soprattutto così fumoso da scoraggiare interventi e investimenti del capitale internazionale, è ormai un rischio ricorrente per le grandi imprese come Msc, prigioniere di normative che cambiano ogni anno. L’investitore può sfilarsi, scivolare via dall’Italia, cercare altrove condizioni più favorevoli, ma il lavoratore no. Qualcuno avrebbe pur dovuto informare direttamente Aponte dell’inchiesta, ascoltare le sue ragioni e contare fino a mille prima di minare l’immagine del secondo gruppo armatoriale del mondo. Anche perché Msc in Italia impiega 15.000 dipendenti (di cui 10.000 marittimi del Sud, in assoluta controtendenza a livello globale), porta traffici e gestisce terminal strategici, è impegnata in investimenti immobiliari e strutturali sul territorio per centinaia di milioni e ha commissionato per la prima volta a Fincantieri la costruzione di navi da crociera per 1,4 miliardi. Che cosa accadrebbe se Msc decidesse di accettare le incalzanti proposte di altri Paesi europei? Solo a Gioia Tauro sono in gioco 3 milioni di contenitori, il 98% del traffico movimentato in questo porto, dove lavorano 3.000 italiani. Sempre la Grecia con il Pireo ha offerto ponti d’oro per acquisire il business, oltre ad ambire alla conquista di quella parte di service providing che al momento è ancora destinato all’Italia (inclusa l’importante attività’ di back office che occupa centinaia di addetti nel settore crocieristico del gruppo). Al di là dei casi contingenti, il problema è politico. Non è possibile che governo e sindacati non distinguano tra gli equilibri di realtà artificiali o locali e l’importanza per il Paese di poter contare su consolidate multinazionali. Iniziative concrete per impedire fughe e attirare nuovi investitori del settore, così come stanno già facendo Grecia, Cipro e la stessa Inghilterra che srotolano tappeti rossi davanti agli operatori dello shipping? Non pervenute, nebbia fitta. In compenso finisce nel mirino anche Evergreen di Taiwan, che a Trieste controlla l’Italia Marittima, ex Lloyd Triestino. In questo caso, alla compagnia viene contestata un’applicazione errata della “tassa sul tonnellaggio”, introdotta a suo tempo dal governo Prodi proprio per consentire il rientro di intere flotte sotto la bandiera italiana. La sanzione paventata? Sessanta milioni di euro. Evergreen minaccia di lasciare l’Italia. Non è casuale, dunque, che i gruppi internazionali impegnati ad investire e a creare occupazione nel nostro Paese, siano costretti a rivedere le loro strategie, con danni irreversibili per l’economia nazionale. Da una parte governo e sindacati si dichiarano pronti a fare carte false pur di favorire nuovi insediamenti e nuovi business. Dall’altra burocrazia, magistratura e fisco aggrediscono le stesse imprese. Un paradosso. Lavoro e investimenti non vengono tutelati, in compenso basta una trasmissione televisiva per gettare ombre su una società come il Rina, uno dei più importanti registri mondiali di classificazione navale, 900 dipendenti solo a Genova. Il ministero dei Trasporti ordina un’ispezione perché in una puntata del programma “Report” ci si interroga sull’indipendenza del Rina rispetto ad un altro gioiello dell’industria nazionale, Fincantieri. Non emergono inadempienze né condotte illegittime nelle procedure seguite dal Rina, ma intanto il danno all’immagine delle due aziende è approntato e servito. E intanto, in questo scenario grottesco, emergono casi da psicanalisi, come l’insediamento della Commissione dei 15 personaggi cui il ministro dei Trasporti, Lupi, assegna la missione di varare una nuova legge per le banchine e lo shipping e in cui trionfano conflitti di interesse, inadeguatezza e scarsa cognizione di causa. Se aggiungiamo la ricerca di un advisor a sostegno della stessa Commissione, annunciata da Lupi, l’abdicazione della politica e della classe dirigente portuale sigilla un fallimento collettivo. Soltanto uno stuolo di camerieri poteva allestire questa pubblica messa in scena di servilismo, nel tentativo di continuare a presidiare rendite di posizione. Nell’indifferenza di Renzi, che poi farà come gli pare ma che per ora ha altre cose in testa e sostanzialmente rifugge dalla realtà portuale come dalla peste bubbonica. Da Roma a Genova, dove l’Autorità portuale si segnala per un bizzarro salto di qualità. In cambio dell’impegno di investimenti infrastrutturali finora a carico dell’ente pubblico, Palazzo San Giorgio sarebbe disposto a prolungare ai terminalisti le concessioni in scadenza temporale. Il teorema è che l’Authority avrebbe a disposizione maggiori risorse da destinare alle grandi opere. Operazione virtuosa, sulla carta. Infatti tutti i protagonisti sembrano molto soddisfatti. Entrando tra le pieghe del sistema, è lecito tuttavia supporre che, alla fine, non investirà più nessuno, nessuno sarà chiamato a legare il prolungamento della concessione ad una maggiore offerta di lavoro, le grandi opere resteranno nel cassetto e l’Autorità portuale si trasformerà in entità astratta.

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Commenti inseriti: 172 — pagina 1 di 7

Spedito da: kL2C884V Pubblicato il: 15 febbraio 2016 alle 01:24

Abhay

E' vergognoso dopo una rctoclaa di firme, e dopo le false promesse dei vari partiti politici non si sia messo mano ad una riforma complessiva del welfare italiano che fa acqua da tutte le parti.Purtroppo siamo governati da una massa di incompetenti che pensano solo al malaffare e non certo alle persone che si muoiono di fame.Il reddito minimo doveva essere quello strumento di dignite0 e di lotta alla poverte0, ma e8 stato promesso soltanto per avere voti.Vergognatevi tutti e andatevene a casa visto che non sapete governare.Siamo diventati un paese da terzo mondo, anzi forse loro stanno meglio di noi.

Spedito da: Genova-UK Pubblicato il: 22 dicembre 2014 alle 20:19

Piero

cofferati si candida in Liguria perche' ha trovato moglie e casa a Genova , se fosse accaduto a Palermo si sarebbe candidato in Sicilia, per questi individui non cambia niente , l'importante e' portare a casa pecunia alle spalle di noi poveri contribuenti.
Con Vigo concordo che non basta contestare i personaggi sinistrati dobbiamo trovare candidati validi e sarebbe interessante se incominciassimo a proporre qualche nome su pilotina.
Per l'impresentabile cofferati come per l'ignobile Scajola ci siamo dimenticati di: (da Wikipedia copia e in..)
Durante la tesa discussione sull'art. 18, Marco Biagi, consulente del governo per l'elaborazione delle riforma del mercato del lavoro, venne direttamente tirato in causa da Sergio Cofferati, allora leader della CGIL, che parlò di "anello di congiunzione tra Governo e Confindustria". Come riporta il Corriere della Sera, "in una delle lettere inviate a Pier Ferdinando Casini alcuni mesi prima di essere assassinato, Biagi scrisse: «Sono molto preoccupato perché i miei avversari (Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura. Per ragioni che ignoro a Roma da dieci giorni è stata revocata la scortatutela. Ti chiederei la cortesia di fare il possibile affinché venga tutelato»."[2] In un'email a Stefano Parisi di Confindustria, Biagi invece scrisse: «Non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale».[3] Il 20 Marzo 2002 Marco Biagi venne assassinato dalle Brigate Rosse a Bologna.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 dicembre 2014 alle 16:44

G. Merello

Non vorrei addentrarmi in cose politiche che non amo e quindi in polemiche pro o contro il candidato Cofferati alla presidenza Regione Liguria.
Ma non sono distante da quanto scrive Piero il 21 c.m., basandomi su FATTI abbastanza accertati che emergono dietro alle PAROLE, e che destano perplessità sul vero PROGRAMMA del candidato Cofferati.
Parto dalla constatazione, indiscutibile per quanti guardano non alle IDEOLOGIE ma alla REALTA', che per salvare Genova e Liguria (da decenni condannate dal Fronte del NO e dall'insipenza politica all'immobilismo e quindi all'emarginazione totale) occorre la SPINTA urgente delle grandi opere, che partendo da Terzo Valico e Gronda Autostradale non escludono affatto gli interventi contro il dissesto idrogeologico! Come vorrebbe far credere il Fronte del No, che barando approfitta anche dell'ultima alluvione!
Perplessità dicevo sul vero programma di Cofferati. Leggo che è sostenuto dalla sinistra estrema di Civati e VENDOLA, il quale risulta contrario al Terzo Valico di CASA NOSTRA, in nome del solito fondamentalismo "ambientalista". Ma stranamente, come scrivevo anch'io il 3 c.m., il Vendola abiura l'ambientalismo quando in CASA SUA in Puglia accoglie con entusiasmo la TAV più superflua d'Italia, la Napoli-Bari-(Lecce-Taranto)che ha trovato d'incanto i miliardi centellinati invece col contagocce per il Terzo Valico-Corridoio europeo 24! Cofferati su domanda esprime un generico parere positivo sulle grandi opere in Liguria, "PURCHE' precedute da processo partecipativo che chiami in causa i cittadini coinvolti...ecc ecc ecc! Chissà perchè mi ricorda il "Debat publique" sulla Gronda di infausta memoria, e tutti i facili sistemi per rimandare all'infinito senza fare NULLA!
Una cosa è certa: questa Liguria ha bisogno di FARE, senza SE e senza MA!

Spedito da: Italia Pubblicato il: 22 dicembre 2014 alle 15:45

Antonio Balli

Citazione testuale dall'ultimo post di uno che potrebbe a buon titolo entrare nella casistica della rubrica l'imbecille del giorno di 'Torta di riso' :
"chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale non può non riconoscere a Cofferati la doverosa statura politica e la indiscussa integrità morale. Di non-autoctoni prestati alla politica ce ne sono in ogni regione e non si scandalizza nessuno"
Da conservare gelosamente e incorniciare come estrema perla del pervicace masochismo che ha portato la Liguria ad essere l'ultima frontiera del comunismo mondiale. Che tristezza!

Spedito da: ita Pubblicato il: 22 dicembre 2014 alle 11:53

agente marittimo

per Vigo, con simpatia

Sono ormai le ultime settimane per apprezzare quel che resta della Cuba della revolucion de los barbudos.
prezzi last minute stracciati...
magari anche cofferati, vendola e civati ci vorranno tornare per un'ultima volta....

buone feste a tutti

Spedito da: Milano Pubblicato il: 22 dicembre 2014 alle 07:25

Enrico Vigo

Cari Camerlengo e Piero, ho troppe stagioni per apprezzare il candore quando si parla di politica. Cofferati non piace? Ci sono altri candidati. Il PD non piace? Ci sono altri partiti, La Sinistra non piace? Ci sono altri schieramenti. Mi sembra singolare fare panegirici all'incontrario senza gettare lo sguardo sulle alternative angoscianti del teatrino tetro della politica italiana: controfigure impresentabili. Quale scialuppa di salvataggio proponete? Immagino già. Ognuno si rechi nella cabina elettorale e voti quel che più gli aggrada, si astenga o voti scheda bianca, non sono un politico e non vivo di politica. L'accanimento che leggo è indice di comprensibile smarrimento, ma non solo, è la negazione della oggettiva riflessione sui contenuti, è avversione ventrale, preconcetta e superficiale. Comunque sia, ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, ma chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale non può non riconoscere a Cofferati la doverosa statura politica e la indiscussa integrità morale. Di non-autoctoni prestati alla politica ce ne sono in ogni regione e non si scandalizza nessuno, e poi, se vogliamo dirla tutta, Genova nella sua storia millenaria ha prosperato di più quando a guidarla era un non-genovese.

Spedito da: roma Pubblicato il: 21 dicembre 2014 alle 23:50

camerlengo (parte seconda)

Gentile signor Vigo, mi spiace tanto deluderla ma mi lasci dire che non so di che cosa lei parli! Sono romano, non voto in Liguria, amo Genova anche per motivi professionali e non solo, per gli stessi motivi professionali mi occupo anche di shipping e ho conosciuto politici liguri compreso il governatore Burlando, ex ministro, tifo Roma, ho votato per il Pd una sola volta e me ne pento, della candidata Paita ho letto solo sui giornali. Setta, lotta fratricida? Se anche fosse, non mi sembra una grande novità per quel partito, tutto nella norma dunque. Direi che lei non ha inteso capire quel che intendevo dire, allora mi spiego meglio. Per me, da osservatore e cittadino pagante il biglietto, l’on. Cofferati è uno dei simboli del riformismo fallito del Pd, del trasformismo, del vuoto progettuale, della corsa all’occupazione delle poltrone e del potere. Dov’era fino a ieri? Perché non ha fatto quel che poteva e doveva? Lei contesterà: e gli altri, allora? Non lo so, resta il fatto che l’on. Cofferati si propone come simbolo del nuovo, della lotta a un sistema in cui lui ha trovato sponde da una vita. E poi,ripeto, che cosa c’entra l’on. Cofferati con la Liguria?

Spedito da: ITA-UK Pubblicato il: 21 dicembre 2014 alle 20:19

Piero

Ma civati vendola cofferati cosa vogliono a Genova, cosa rappresentano, a che famiglia appartengono, che ne sanno di infrastrutture, logistica, di emergenze, di porto di gronda di terzo valico del bacino mancante etc etc. Il vendola che e' contro il nostro terzo valico credo abbia gia' ottenuto i denari per la TAV Napoli Bari per portarci i suoi amici.
Alla nostra regione e citta' dopo 40 anni di disastri dei sinistri, mancava proprio una bella ventata di estrema sinistra sinistrata

Spedito da: Milano Pubblicato il: 21 dicembre 2014 alle 03:23

Enrico Vigo

Camerlengo, buona la scelta del Nickname, azzeccata per proferire il verbo della setta, ovvero la cassa di risonanza dei Paita-fans, che si inserisce col megafono nella lotta fratricida alle primarie PD dove (da una sola parte) stanno volando piatti, stoviglie e tra poco immagino anche ceffoni e unghiate. Lo spettacolo è poco decente. Mai visto tanto accanimento in politica nello stesso condominio politico, ci deve essere sotto qualcosa di grosso, in palio qualcosa di importante per scatenare tanta virulenza fratricida. Ma tutta questa energia in libertà non poteva essere usata per dotare la Liguria di infrastrutture? Pensate che per rifare Lungomare Canepa stanno preventivando 5 anni di lavoro a partire (forse) dal 2015. Qui Camerlengo non si esprimerà mai, la riflessione è troppo acuta da farsi.

Spedito da: roma Pubblicato il: 20 dicembre 2014 alle 22:51

camerlengo

cofferati tra civati e vendola... mah, disarmanti da ogni punto di vista. ma poi, scusate, che cosa c'entrano con la liguria? che lo lascino decidere ai liguri

Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 dicembre 2014 alle 09:18

Maurizio Maresca

A. Sul pool proposto dalle Compagnie di Genova e Savona non ho alcuna ragione di non dire come la penso. Ho sempre pensato e sostenuto che
1. L'Autorità portuale abbia tutte le competenze per assicurare il corretto funzionamento del mercato portuale. Solo l'Autorità portuale è l'amministrazione competente ad attuare l'ordinamento europeo che, lo ricordo, prevale sul diritto nazionale quando venga in rilievo con norme di applicazione diretta.
2. Quindi nessun dubbio che le norme del Codice della Navigazione, come quella della legge 84, sono state integrate ed in larga misura sostituite dalle norme europee che via via vengono in rilievo, nonché dalle sentenze della Corte anch'esse prevalenti sul diritto interno.
3.Mi sorprende che si limiti il ruolo dell'Autorità come se fosse un soggetto che opera su base privatistica sulla base di un regolamento di condominio e non l'ente pubblico non economico in grado di attuare con potere di ordinanza e regolamento tutto l'ordinamento (interno e comunitario). Così opinando arrivano i Pilot da Bruxelles, ad esempio, in materia di proroga delle concessioni (una operazione radicalmente vietata in assenza di una autorizzazione della Commissione europea ex art.108, Tfue).
4. Quanto al pool non vi è dubbio che l'art.17, individua un servizio di interesse economico generale: tale era il senso dell'intesa a suo tempo negoziata da Claudio Burlando con il Commissario Karel Van Miert in occasione della prima procedura di infrazione.
5.Nulla esclude che altri servizi di interesse economico generale, anche diversi da quelli di cui al DM del 1974, l'Autorità competente (e quindi l'AP o l'AM) possa individuare per assicurare il buon funzionamento del mercato, anche attivando forme di "concorrenza per il mercato". Paolo Costa a Venezia in apertura del suo mandato non esitò ad attivare tre servizi relativi alla manodopera dentro lo schema dell'art.16, ma direi che nulla esclude che la stessa operazione possa essere posta in essere dentro lo schema dell'art.17 (sentenza Ghent).

Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 dicembre 2014 alle 09:16

Maurizio Maresca

B.
Al di là di questo tema vorrei tuttavia riprendere l’argomento delle relazioni fra il territorio e i grandi operatori internazionali. Condividendo quanto ricorda Carozzi, mi limito ad osservare che spesso, nei porti, ma oggi anche in Italia, sembra si faccia di tutto per cacciare le grandi compagnie e gli investitori piuttosto che incentivarli ad investire in traffici e capitali. Nessuno, per essere chiari, in un momento in cui siamo totalmente alla frutta, invece di pensare alla riforma della legge 84 in chiave di riordino delle Autorità (da destinare a politici con il beneplacito e magari indicati dalle imprese) si occupa di una riforma in chiave di rilancio dei traffici, premiando quelli che ne portano di più anche non facendo pagare loro imposte dirette e indirette, i canoni e i contributi sul lavoro.
Questo - quello della certezza delle regole o, se vogliamo, della predictability del nostro sistema - è il vero tema da affrontare se intendiamo sottrarci alla mediocrità di oggi. Ma credo che molti non lo capiscano e molte imprese preferiscano continuare a strutturare le loro relazioni con le Autorità nel comparto dei trasporti con logiche diverse e un po’ più..."tradizionali" per il nostro Paese (che comunque nulla hanno a che fare con le regole e la certezza: e nemmeno con i traffici, spesso).


Spedito da: Milano Pubblicato il: 20 dicembre 2014 alle 08:15

Enrico Vigo

LETTERA A BABBO NATALE, Genova 25/12/2015

Caro Babbo Natale,

ti scrivo perchè sei l'ultima spiaggia, l'unica speranza che accada qualcosa in questa povera Genova del nuovo secolo, che non ha i fondamentali per riprendersi. Politici mediocri, altri con spiccata propensione ai piccoli consumi personali coi soldi di tutti, altri con etica d'eccellenza ma troppa miopia e scarsa pragmaticità (praticamente inutili), ed altri, gli scaldasedie da cui non ci si può aspettare nulla di buono se non il perpetuarsi dei loro costosi privilegi, ed i nuovi peggio dei vecchi.
Portaci una ventata di vento buono, ma a 250 km./h, un uragano da spazzare via i sottoboschi della mediocrità nullafacente e parassita. In molti pensavano di trovare sotto l'albero di Natale (io no, te lo assicuro, parola di Lupetto) la Strada a Mare di Cornigliano aperta, ma non è arrivato nulla e nessuno se ne accorge, l'opinione pubblica ed i media dormono sonni rem profondi. Anche l'impenitente IL SECOLO XIX (salvo un noto Timoniere apocrifo con difetti calcistici), noto pericoloso covo di genoani, pensa di più ai presunti difetti di "Er Viperetta" che non ai difetti di una Giunta Comunale assopita e distante dalla realtà drammatica della città.
Non c'è volano amministratori-cittadini, non c'è pressing per le opere pubbliche, regna il fatalismo mediterraneo, di cui Genova è capitale in negativo.
Concludendo, una vera schifezza.
Caro Babbo Natale, ricordati del vento, sei l'ultima speranza, aiutaci tu.

Buon Natale 2014.

Spedito da: gioia tauro Pubblicato il: 19 dicembre 2014 alle 20:21

maurizio

è proprio vero che se Msc s'incazza qui chiudiamo bottega, il sindacato dovrebbe aprire un po' gli occhi perché poi non c'è famiglia che tenga

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 dicembre 2014 alle 12:52

ghido

Aponte è un grande..e sta portando un sacco di lavoro in Italia..non capisco l'autolesionismao del nostro Governo...mi ricorda Tafazzi e la bottiglia di plastica battuta sugli attributi...
avanti così Giorgio

Spedito da: Milano Pubblicato il: 19 dicembre 2014 alle 06:46

Enrico Vigo

LE VERITA' ASSOLUTE CHE TUTTI SNOBBANO.

Leggendo quanto scrive Mino Giachino mi prende un groppo alla gola, perché dice cose condivisibili:
1. le misure recessive "Monti" sono la ciliegina sulla torta, la sommatoria di danni che sono stati certificati dal Governo dei Professori (nefasto) dopo il pernicioso ventennio Berlusconiano che ci ha fatto uscire dall'Europa evoluta, eticamente ed economicamente;
2. ma ancor più il groppo alla gola cresce perché le sue giuste parole dimenticano di dire che per realizzare il piano infrastrutturale minimo per creare i posti di lavoro che lui dice (ed è vero) ci vorranno almeno 12 anni da quando si comincerà ad aprire i cantieri; tanto è il ritardo accumulato ed il tempo che ci vuole per gli imponenti lavori di cui necessita l'Italia.
CONCLUSIONE: una volta tanto siamo d'accordo al 100%, ma il tutto non si poteva farlo prima? Comunque nutro più di un dubbio che nel primo semestre 2015 parta qualche nuovo cantiere, l'abbrivio del "non fare" sarà ancora lungo, è radicato nella diffusa svogliatezza di una politica bipartizan inetta.

Spedito da: genova Pubblicato il: 18 dicembre 2014 alle 10:32

tito flavio

topi, muffe, rumenta maleodorante, addirittura l'androne buio antistante il carlo felice scansato dalla gente che ha paura, sporcizia, incuria, pavimentazione divelta... ma c'è un angolo di genova indenne da questa peste diffusa dalla politica più cialtrona e inqualificabile??? ma nessuno di noi che abbia il coraggio di dire basta???

Spedito da: Genovaporto Pubblicato il: 18 dicembre 2014 alle 09:40

Lungomare CANAPA

Ma di questo maledetto porto che fa andare in tilt il traffico in città ne vogliamo parlare??? e pensare che stanotte non bruciavano erba da queste parti, ma copertoni e kerosene, clienti zero. stamattina puf puff, tutti questi tir che vogliono andare da spinelli e dai messina, ma dai. Marchese, hai qualche idea? chiudiamo i varchi e stop?

Spedito da: Rapallo (Genova) Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 23:34

Carlo Maria C.

Ieri a Milano il presidente di Ucina Massimo Perotti ha sudato freddo. Aveva il terrore che durante l'assemblea dei soci qualcuno facesse domande "scomode" sullo stato (totalmente precario) dell'associazione e sul futuro del Salone di Genova.
In molti sostengono che ormai sia arrivato ai ferri corti con Albertoni. Ma Perotti potrebbe avere persino la forza di presentarsi al party del Rina...chissà quante risate.

Spedito da: Puerto Liberado Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 23:11

Estibadores Indignados/2

PER COFFERATI
Ma non sarebbe il caso che invece di ambire a nuove cariche in Liguria, il parlamentare europeo Cofferati facesse il suo lavoro e vigilasse si che cosa accade all’Ue a proposito di porti???

Spedito da: Roma Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 22:46

Mino Giachino

Il tema della crescita economica e occupazionale del Paese e' molto piu' forte di quando , tre anni fa, si volle imporre al nostro Paese la politica europea della austerity . L'esagerato aumento della pressione fiscale e l'incapacita' di fare le riforme strutturali dell'energia, della logistica e della P.A. hanno gettato il Paese nella recessione e ora nella deflazione con l'aumento della disoccupazione giovanile e della precarieta'. Il Paese, svuotato di energia e del 25% del suo manifatturiero, non riesce a riprendersi e a vedere la luce in fondo al tunnel.
Oltre al taglio delle tasse , finanziato dalla riduzione della spesa pubblica come dal Piano Cottarelli, Forza Italia rilancia la linea degli investimenti pubblici. Un forte programma di investimenti in infrastrutture di trasporto e logistica che punti sulle reti di trasporto europee su rotaia e sui porti cosi come negli anni 50 il boom economico venne sospinto dalla realizzazione delle autostrade e dei trafori autostradali (M.Bianco, S.Bernardo, Frejus, Ventimiglia). L'Italia negli ultimi 10 anni ha perso 150 miliardi di crescita per la carenza di infrastrutture e il "costo del non fare" supera secondo i ricercatori di AGICI oltre 60 miliardi di Euro in termini di maggiori costi per il nostro sistema produttivo e per mancata crescita.
Per la Consulta dei trasporti e della logistica i progetti inviati in Europa per il Piano Junker sono importanti ma senza un disegno complessivo. Non tutte le infrastrutture danno la stessa spinta alla crescita economica. Cosi il Piano dei porti e della logistica che il Governo deve predisporre entro il 12.2.2015 deve puntare a raddoppiare i traffici marittimi che oggi vedono i porti italiani intercettare solo il 6% del traffico merci che attraversa il Mediterraneo.
La logistica se si svilupperanno i porti e si realizzeranno la Tav , il Terzo Valico e gli altri Corridoi europei potranno dare al nostro Paese decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. Bisogna considerare gli operatori mondiali che decidono di portare le loro merci nei nostri porti alla stregua di chi vuole investire nel nostro Paese, con i relativi incentivi fiscali.

Mino Giachino, responsabile Trasporti Forza Italia

Spedito da: puerto liberado Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 22:36

Estibadores Indignados


Guarda un po’ il caso l’Unione Europea torna a mettere il lavoro nei porti al centro del mirino. La storia si ripete sempre. Anche per gli spagnoli che continuano a metterla su un piatto d’oro ai burocrati liberisti di Bruxelles/Strasburgo: ma come si fa a pretendere che i privati diventino azionisti dei portuali e siano obbligati a farli lavorare? Mi sembra che la proposta ligure del pool sia sempre più ragionevole. Ma se come leggo in un articolo sul sito MT ci si aspetta che i porti italiani comunichino con Bruxelles state freschi. Ma se non si parlano nemmeno tra di loro e cercano solo di farsi le scarpe per rosicchiare piccoli profitti!!!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 18:06

G. Merello

"MARIOTTI & S. GIORGIO, ULTIMATUM A GENOVA"

Questo è il titolo su The Meditelegraph del 3 c.m.
Segue: "Oggi l'80% delle navi da crociera non può venire in bacino a Genova. Si prenda una DECISIONE sul riempimento del porticciolo Duca degli Abruzzi o nel 2015 ridurremo la nostra presenza a Genova per concentrarci su Marsiglia"!!
Nei CONCRETI E IMMEDIATI problemi del porto genovese, il 1° secondo me è NON PERDERE ALTRI PEZZI VITALI di quanto ci è rimasto! Come appunto chi ancora porta a Genova LAVORO di alto valore aggiunto, vedi Mariotti e S. Giorgio del Porto (riuniti in GIN-Genova Industrie Navali) che danno tale ULTIMATUM, costretti dai tempi! Marco Bisagno spiega (per chi non sapesse..) che loro hanno presentato un progetto, non in conflitto col quello di Piano, che prevede investimenti per alcune decine di milioni "per dare sviluppo ad un comparto in continua crescita". Cioè quello delle Riparazioni Navali, in cui Genova eccelle come risorse umane ma non in infrastrutture, obsolete.
Dice Bisagno: "Un progetto con cui potremmo trasformare Genova in una città adatta a lavorare sulle navi di ultima generazione che sono l'80% delle navi passeggeri che oggi siamo COSTRETTI a portare a Marsiglia. Dove GIN ha in concessione già 2 bacini (da 250 e 310 mt) mentre dal 1° settembre avrà in concessione per 25 anni un 3° bacino di 475 mt. La genovese GIN vorrebbe insomma, portando a Marsiglia le mega-navi, MANTENERE Genova per riparazione di navi medio-grandi tipo quelle ad es di MSC, ma con l'imprescindibile AMPLIAMENTO del 4°bacino e maggiori spazi. E quindi il riempimento del porticciolo Duca degli Abruzzi, con trasferimento di Yacht Club e circoli minori, in scadenza di concessione a fine 2015, alle Darsene di Fiera. Contando che per una volta i superiori interessi di Genova, e il buon senso, prevalgano!
Di tale progetto, con lo spostamento a mare della diga foranea ed altro, ha scritto Merlo al Governo per essere inserito nello Sblocca Italia. Ultime chiamate per genova!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 11:37

FILT CGIL

Con lo “Sblocca Italia” il Governo ha previsto l’avvio del “Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica” con il quale viene accantonata la riforma dei porti.
Il piano, affidato ad un pool di esperti, dovrebbe rendere maggiormente efficienti gli scali nazionali in relazione al traffico merci in conformità di quanto prevede la normativa europea. Anche le Autorità Portuali saranno chiamate ad uno sforzo straordinario dovendo fare da trait d’union tra gli scali portuali e l’insieme della logistica.

La Filt Cgil rileva un primo grave errore di valutazione nel non coinvolgere il sindacato nella fase di elaborazione della nuova proposta, in quanto gran parte di quanto sarà attuato passa proprio dalla riorganizzazione del lavoro.

Per discutere delle proposte Filt Cgil in merito al Piano è convocata la riunione dei delegati Filt Cgil del Porto di Genova per venerdì 19 alle ore 9.30 presso l’Autorità Portuale. Sarà presente tra gli altri il Segretario Generale Filt Cgil Genova Giacomo Santoro. Le conclusioni dei lavori sono affidati a Ivano Bosco Segretario Generale Camera del Lavoro Metropolita di Genova.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 dicembre 2014 alle 11:15

AltaCarica

Letto su MediTelegraph l’intervento della Culmv sul lavoro e il pool in risposta al presidente di Assiterminal Conforti. Condivido tutto, Conforti prima di scrivere doveva documentarsi meglio, e poi basta con queste ripicche che sanno tanto di porto chiuso in se stesso!

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