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Genova, Merlo deve fare penitenza e restare presidente

Attacco al ruolo e all’occupazione dei portuali delle Compagnie, liberalizzazione selvaggia, opere incompiute e altre da avviare, privatizzazioni da chiudere, soprattutto credibilità politica da riconquistare per convincere l’insensibile Matteo Renzi e suggerire al suo governo un vero piano di sviluppo per il sistema portuale nazionale. Ci sono molte buone ragioni perché Luigi Merlo non si dimetta da presidente dell’Autorità portuale di Genova anche se la moglie Raffaella Paita venisse eletta governatrice della Liguria. Merlo convive con un ben mascherato conflitto di interessi da quando la consorte guida l’assessorato regionale ai Trasporti, andarsene oggi non avrebbe senso. Sarebbe questa, semmai, la stagione per tentare una sfida più ambiziosa anche se ad alto rischio personale: chiudere il cerchio della pianificazione scritta sulla carta, spezzare la catena dell’immobilismo e degli annunci che ha caratterizzato spesso i suoi sette anni di mandato. Consegnare il porto di Genova a un commissario imposto da Roma è una follia. Metterlo in sicurezza una nuova opportunità.

Merlo deve fare penitenza, pagare pegno, non può scappare: semmai compensare con un sacrificio (ben remunerato) la fastidiosa visibilità autoreferenziale che insegue ovunque, da qualche tempo anche su Facebook. Perché i conti non tornano, è uno stillicidio, ogni giorno affiorano insidie vecchie e nuove per il primo porto d’Italia, come se l’obiettivo fosse di sminuirne il ruolo e svuotarlo di contenuti. Il Piano della Logistica rilancia il lavoro interinale e ripropone l’annientamento delle Compagnie e l’abolizione dell’articolo 17 della legge 84/94. Mentre Confindustria tenta l’assalto ai porti sponsorizzando nei ministeri che contano le ambizioni di una multinazionale come ManpowerGroup e di Adecco, l’agenzia per il lavoro leader in Italia. Entrambe vorrebbero espandersi, sostituirsi ai portuali adattando il jobs act alle banchine. Non Palazzo San Giorgio ma il sistema-Monti applicato a Civitavecchia (bizzarra autonomia decisionale senza regole) sembra essere il punto di riferimento politico del governo. Che non esita a confermare il finanziamento di 250 milioni per la costruzione di una piattaforma logistica a Taranto, assolutamente inutile visto che in quel terminal non attracca più nessuna nave e l’unico cliente – Evergreen – si è trasferito a Bari.

Le indiscrezioni che rimbalzano da Palazzo Chigi non sono esattamente quelle che emergono dalle cronache compiacenti: raccontano di forti perplessità sul Terzo valico e di una visione distorta della valenza e le potenzialità di Genova. Impiegare l’ultimo anno di mandato a disposizione per invertire radicalmente la tendenza al ribasso, farebbe probabilmente guadagnare credibilità a Palazzo San Giorgio. Questa, per Merlo, sarebbe la vera operazione-immagine. Genova non può più essere rappresentata a Roma come l’espressione di un modello di sviluppo insostenibile. Come il simbolo stesso dell’immobilismo e della conservazione. Se Merlo resta, può smentire con i fatti la teoria di chi sostiene che la specialità della ditta è lo scarico di responsabilità. Ci sono da costruire 500 metri di binario per raddoppiare la capacità ferroviaria del terminal container di Prà-Voltri? Non si può aspettare il 2018, in meno tempo si costruisce un porto. Le acciaierie di Cornigliano non devono più essere dipinte come il monumento allo spreco delle aree più pregiate del porto. L’aeroporto Cristoforo Colombo e Calata Bettolo non possono essere consegnati ai manuali di psicopatologia portuale. Non solo Genova, naturalmente.

L’affare Incalza-Lupi, le singolari scelte governative ribadite dai finanziamenti pubblici e il protezionismo di modelli portuali come quello di Civitavecchia, confermano storie ancora più inquietanti in materia di potere e controllo sociale: la saldatura sistemica tra oligarchie politiche, tecnostrutture burocratiche e affari-finanza. Questa casta ha preso in ostaggio i porti. Occorrerebbe subito una riforma vera, del ministero e delle Autorità portuali. Merlo può decidere di non sprecare l’anno che gli resta.

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Commenti inseriti: 208 — pagina 1 di 9

Spedito da: genoa Pubblicato il: 24 maggio 2015 alle 10:53

Red & Blue

Mi auguro che per una volta possa cadere, come si dice a Genova, una bella signorina in mare…

Spedito da: Genova Centro Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 14:56

Jack lo Scolmatore

@Re Umberto
quanto ci sei mancato!!!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 13:02

giorgio.carozzi

@RE UMBERTO
Non mi risultano tutti questi incontri ravvicinati del quarto tipo tra il ministro e Merlo, anzi... Ma se le tue fonti dicono il vero, fammi un po' capire: anziché difendere e imporre la leadership genovese, il presidente sarebbe corso frequentemente da Delrio per contrattare una sua futura collocazione? mah...

Spedito da: ita Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 12:40

alfonso

Ho letto le interviste... tutti coraggiosi i nostri presidenti delle Ap che teniamo a libro paga! ahaha... ma già, tengono tutti famiglia (qualcuno anche due o tre)

Spedito da: Genova Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 11:34

Michelangelo Trombetta

Forse vado fuori tema ma vorrei sottolineare l'importanza dello scontro istituzionale in atto tra la Consulta e il Ministro Padoan sul tema pensioni.
Il Ministro ha detto senza mezzi termini che la Consulta, prima di decidere, avrebbe dovuto informarsi sull'entità dell'impatto della sentenza sui conti pubblici. Praticamente il Ministro Padoan ha detto che le esigenze di bilancio pubblico, derivate anche dall'appartenenza all'area Euro, vengono prima di alcuni diritti sanciti nella prima parte della Costituzione (segnatamente gli articoli 36 e 38 che, secondo la Corte, sono stati lesi dalla norma Fornero).
Il ministro ha spazzato via quasi 250 anni di costituzionalismo democratico che pone quei diritti a difesa del cittadino nei confronti degli abusi del potere costituito. Lo dico a futura memoria: questa è la strada segnata dall'appartenenza all'Euro.
E' evidente che se la struttura politica viene subordinata a una moneta, prima o poi ne risentono i più elementari diritti dei cittadini. La Consulta ha risposto con una eleganza e fermezza al tempo stesso ammirevoli. Meno male.
Michelangelo

Spedito da: Genova Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 11:25

Sara Di Paolo

Portualità e Liguria: il coraggio dell’innovazione

Il contributo della Liguria all’elaborazione della riforma portuale che il Ministero si appresta a scrivere deve essere enorme per competenze e potenzialità economica. Il rilancio della logistica italiana passa dal rilancio dell’economia ligure: mi riferisco al movimento non solo delle merci ma anche delle persone e soprattutto delle idee.
Occorre che le persone e le loro idee diventino protagonisti positivi e costruttivi dell’economia Ligure affinché con la valorizzazione del patrimonio di competenze e maestranze i nostri porti possano trainare la catena logistica, in coerenza con le esigenze di mercato. La prima parola d’ordine è innovazione: abbiamo tradizioni, storia e cultura professionale sufficienti per permettercela. La seconda è sistema: attuazione e rafforzamento dei distretti logistici, collaborazione tra porti limitrofi e anche tra porti, infrastrutture e interporti. Non concetti astratti, ma progetti reali a partire dalla tecnologia e dalle componenti immateriali che consentono attuazioni rapide in attesa che gli investimenti infrastrutturali portino i loro frutti.
E’ essenziale il rafforzamento di preclearing e sportello unico che agevolano le operazioni portuali e i servizi delle categorie produttive del porto. Tanto farà la Riforma se darà poteri all’Agenzia delle Dogane per controlli coordinati e unificati, come indicava anche il Ministro Delrio. Le esigenze espresse da clienti e fruitori sottolineano anche altre priorità: un’offerta che parta dall’integrazione fra aree portuali e retroportuali, gestione ottimizzata dei corridoi, in primis ferroviari, sfruttamento dei modelli di fast corridor logistici e doganali (aspetto sul quale la Liguria sta già facendo da apripista).
Innovazione significa anche pensare come una squadra: ogni porto ligure partner dell’altro e tutti insieme partner dell’Italia. Insieme si deve diventare il porto di riferimento della Pianura Padana e dell’Europa centrale. Sta a noi decidere di avere un ruolo centrale nello scacchiere dei traffici nazionali ed internazionali.

Sara Di Paolo

Spedito da: genova spianata Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 11:07

davide cuppari

Caro timoniere, se "quella" casta ha preso in ostaggio i porti, questa nuova ormai li sta trasformando in "laboratorio" per carriere personali, alla va o la spacca! Hai proprio ragione, sono dei dilettanti allo sbaraglio che pensano di essere dei geni baciati dal cielo... Da quando ti seguo, e sono tantissimi anni, a ogni cambio di ministro accade sempre qualcosa di peggio, ma rispetto a questi Lunardi mi sembrava uno statista! Nessuno aveva osato tanto, del resto Genova a Roma ormai non conta proprio più niente. Vergogna!
E' vero: gli scemi presi per il naso siamo noi che continuiamo a pagare tutti, evvaiii!!!

Spedito da: La Spezia Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 10:00

Malpensatore Precoce

Delrio sta ai porti come il Pd sta alla coerenza politica.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 23 maggio 2015 alle 07:08

Enrico Vigo

PIANO-SPROLOQUIO FATTO DI DESUETI COPIA-INCOLLA.

Non si sfiora neppure il cuore del problema. Ne trasuda solo l'ordinaria negligenza in fatto di portualità e logistica in Italia a livello di governo del paese e di capacità imprenditoriale, che dovrebbe far inorridire. Il panorama dell'industria del settore, produttice di servizi essenziali per lo sviluppo di un sistema economico, non è da meno, di italiano primeggiano (in termini di quantità % sul totale) aziende famigliari medio piccole, sottocapitalizzate con interessi di nicchia, di ambito locale, poco internazionalizzate e refrattarie all'aggregazione. In questo quadro cosa si pretende da un governo velleitario, raccogliticcio e chiacchierone?
Nutrire aspettative è del tutto illusorio, tanto si sa il sistema economico italiano in genere ha sempre fatto a meno dei governi nazionali, a differenza dei maggiori paesi d'Europa, i nostri imprenditori storici erano e sono gente sopra la media, gente abituata a contare sulle proprie forze, intuizioni ed intelligenze. Dal Governo invece ci si aspetterebbero certezze in termini innanzitutto di robusto upgrading ferroviario e di infrastrutture portuali lato mare, prima ancora che regolamenti e normative di cui in Italia si abusa, facendo prosperare burocrazie parassite, ingovernabili, costose, inutili, dannose, clientelari, terre inviolate dove prosperano corruzione, campanilismo, clientelismo, consorterie conservatrici.
La politica italiana esprime esattamente lo stato dell'arte del paese, qui siamo e qui restiamo. Se non partiamo dalle infrastrutture sopratutto ferroviarie, senza se e senza ma, parliamo di aria, oramai non più neppure fritta, ma di aria maleodorante di fogna.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 23:34

Re Umberto

Dicono che gli incontri tra Merlo e Delrio siano stati molto frequenti, nell'ultimo mese e mezzo. La cosa non può essere casuale. È chiaro a tutti, tranne forse a coloro che credono alla favoletta del posto assicurato in Unicredit, che Merlo stia cercando una sponda sull'ala cattolica del Pd per rientrare in gioco con un incarico paragovernativo. Un'aspirazione legittima per chi ha avuto l'onore e l'onere di guidare per sette anni il principale porto italiano.
Resta da capire, e francamente non so darmi una risposta, quale possa essere l'incarico adatto a una personalità come Merlo. In caso di vittoria della signora Paita alle regionali, qualsiasi incarico governativo entrerebbe in conflitto con il ruolo della moglie. Ce lo vedete Merlo che telefona alla Paita per nominare il nuovo presidente del porto? Sarebbe ridicolo. E allora, quale diavolo è il Piano B di Merlo? Aspettare in panchina fino al prossimo giro elettorale? Non ci crede nessuno. Planare in una società pubblica? Non si spiegherebbe la sua scelta di dotarsi di un portavoce. L'unica scelta coerente con l'uomo e la sua storia sarebbe la presidenza di una delle otto super autorità portuali. A Roma si sussurra che potrebbe essere quella che comprende Livorno e Civitavecchia. Staremo a vedere. Nel frattempo godiamoci il triste spettacolo delle elezioni regionali più avvilenti dell'ultimo ventennio.
Re Umberto

Spedito da: Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 22:57

bin putin

a quando lo sbarco dei marines a PSG?

Spedito da: Sarzana Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 22:48

Kor Nuto

Il piano di Delrio o di Delirio?
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Meglio i porti di Monti o di Mari?
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Facciamo le corna e speriamo che le cose vadano per il verso giusto, il 31 maggio.

Spedito da: italia Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 22:42

paolo ruffino

Il nostro Cico merita la prima serata!!!
Non si finisce di affrontare un problema che ne esplode un altro peggiore... Ma come si fa? Alla fine, letto e riletto il documento sulla logistica e la futura governance dei porti secondo i consulenti di Delrio, mi sembra che emerga un dato politico netto e incontrovertibile: la totale assenza di Genova dal ponte di comando. Sì, Merlo ha fatto bene a dimettersi, doveva farlo prima!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 16:53

marco

Senza parole: "Non potrà essere composto da più di cinque membri, con l’eccezione dell’Autorità Nord Adriatica"!?
Meno male che si propone di ridurre I campanilismi.

Spedito da: Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 13:02

giorgio.carozzi

@CICO
Siamo al top! Ho scritto al ministro proponendoti come consulente...

Spedito da: Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 12:57

giorgio.carozzi

@MICHELANGELO
In tre parole hai spiegato quel che al prof. Bologna non è riuscito in tre libri...

Spedito da: Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 12:56

giorgio.carozzi


@PACECO

INDECENZE MORALI
Grazie delle immediati e puntuali osservazioni. Cui aggiungerei che emerge anche il tentativo di una sostanziale meridionalizzazione del sistema. Consiglierei anch'io al cattolicissimo osservante ministro Delrio, a nome della ciurma (escluso ovviamente Paolo Costa e amici), di andarsi a confessare e di accettare di buon grado la penitenza. E magari di vincere finalmente la sua incomprensibile ritrosia agli incontri con le imprese e gli addetti ai lavori, quelli veri: scoprirà qualcosa che i suoi supponenti ragazzi di bottega non sanno e non sapranno mai spiegargli.
Questo piano è un tale concentrato di rozzi deliri e di inconsistenti pianificazioni che lascia ben sperare. Non se ne farà niente, alla fine c'è un limite anche all'idiozia arrogante venduta come innovazione.
Resta da chiedersi come sia possibile che i contribuenti italiani continuino a pagare gli stipendi a congregazioni di politici, ministri, parlamentari, portaborse, lobby di consulenti e amici dei consulenti che da dieci anni ad ogni giro di valzer ci prendono per i fondelli scrivendo e cercando di dimostrare tutto e il suo contrario.
(...altro che impallinare, il tacchino se lo vogliono cucinare e pappare, naturalmente a insaputa degli eroi di casa nostra!)

Spedito da: ITALY Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 12:20

Bruno Marelli

Ho letto la notizia esclusiva data dal sito MediTelegraph sul nuvo piano della logistica e sono rimasto talmente allibito che non ho nemmeno voglia di commentare... Preferisco concentrarmi ancora suoi temi che ci stanno a cuore.
Si chiama BIODIVERSITA', nell'ecosistema portuale caratterizza l'entità vivente che si definisce CULMV. Mi sento di condividere la piena sostanza dell'intervento del vice console Ciuffardi, tanto più interessante perché finalmente documentato da numeri e indicazioni relative ai salari percepiti dai portuali genovesi.
Ora pregherei vivamente molti degli addetti ai lavori di essere meno ipocriti e i capi dei camalli di tutelare questa forma indispensabile di vita all'interno del nostro ecosistema con tutti i nuovi modi possibili.
E' evidente se si ragiona serenamente che la Culmv è un'azienda atipica: il suo capitale sociale sono le risorse umane. Sintetizzando, quindi, non censurarmi timoniere se faccio ricorso a un antico detto genovese, con i dovuti puntini...: è facile fare il bulic... con il cu.. degli altri!

Spedito da: Genova/Expò Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 12:07

cico barque

EXPO NENZIALE

la ricetta del giorno
Pasticcio al Porto

prendete una ventina circa di Autorità portuali, mondatele bene e ponetele ad asciugare in attesa.
In una pirofila fate sobbollire il porto fino a ridurlo in 8 parti.
A questo punto aggiungete del tonno Delrio mare, quello che si taglia con un grissino, le autorità che si sono asciugate per bene, un goccio di cluster, governance quanto basta e lasciate andare a fuoco lento.
Dopo qualche mese il pasticcio è pronto, servite su un letto di invidia e portate al tavolo di Partenariato della risorsa Mare.
Vino consigliato: Giachino "Testa di Moro" del 2004

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 11:09

Michelangelo Trombetta

Piano piano ci stiamo avvicinando al nocciolo del problema e l'intervento di Silvano Ciuffardi è esemplare a tale riguardo. Lui dice che la tariffa di 232 euro (è quella ufficiale?) non viene applicata e fa capire che la CULMV 'subisce'; lo dice senza rancore ed infatti parla di ottimi rapporti aziendali con i sei operatori portuali.
A questo punto la domanda è: perché gli operatori non applicano quella tariffa? Perché, se la applicassero, dovrebbero a loro volta fare prezzi non competitivi ai loro clienti e quindi perderebbero business? Ora mi sembra di poter dire che, se grazie al non rispetto della tariffa standard (sempre che sia così) gli operatori aumentano quantità e business e quindi l'utile finale, non c'è nulla di male se parte di quell'utile ritorna ai camalli a compensare ex post la rinuncia tariffaria.
In alternativa si potrebbero trovare persone che fanno quel lavoro per uno stipendio più basso e quindi l'utile derivante dalla rinuncia tariffaria rimarrebbe tutto agli operatori.
Domanda finale: quel lavoro lo può fare chiunque con la stessa professionalità dei camalli?
Michelangelo.

Spedito da: Dar Sen - Zena - Repubblica delle Banane Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 09:43

Paceco

Buongiorno al Timoniere e alla Ciurma
Ho dato una rapida (ma oculata) lettura alle parti salienti del documento di riforma allegato oggi al The MediTelegraph, e in questa oretta abbondante mi si è gelata la schiena parecchie volte.
Non entro nel merito degli obbiettivi (non vengono neanche accorpate le Authorities in eccesso, ma anzi, si creano nuove poltrone e si aumentano i gangli burocratici) ma mi limito a fare qualche osservazione sulla presunta "correttezza morale" e "baricentricità" delle analisi di coloro che avevano il compito di redarre questa riforma con l'originario obbiettivo di eliminare campanilismi e regionalismi.
Arrivo al punto.
Può essere che sia io ad essere facilmente soggetto al vittismo e al mugugno.
Può essere anche che sia vittima di manie di persecuzione.
Può essere che debba mettermi in cura da uno psichiatra.
Ma ho come avuto l'impressione, durante la lettura, che i porti del Mar Ligure (erroneamente chiamato Tirreno Settentrionale nello studio), e Genova in particolare, escano se non ridicolizzati, molto ridimensionanti dai numeri, spesso erronei e fallaci, presentati nello studio, sia per quanto riguarda la descrizione della situazione attuale, sia per quanta gli scenari di sviluppo, il piano delle opere e le potenzialità di espansione delle catchment areas.
Al contrario si sprecano gli incensi per i porti dell'Alto Adriatico.
Potrei anche segnalare i numerosi punti che mi instillano il dubbio di faziosità di alcuni relatori, ma magari, come detto, sono io, e vorrei prima essere certo che anche altri Marinai della Pilotina abbiano avuto la mia stessa impressione.
Certo è che se si arriva a leggere le fonti, ci si accorgerà che sono stati utilizzati ben cinque testi differenti dedicati esclusivamente al porto di Venezia, spesso autoreferenziali, mentre nessuno interessante in particolare gli scali di Genova o Liguri in generale, che fino a prova contrario sono e rimarranno a lungo la spina dorsale del nostro sistema portuale.
Interessante anche leggere i nomi dei contributori, tra i quali spicca, guarda un po', un certo P. Costa, mentre nessun accenno ad esperti genovesi, che in materia non mancano certo.
Son i deliri di un inutile studente di Economia Marittima o forse qualcuno sta cercando, giocando sporco, di impallinare il tacchino?

Spedito da: mozambique Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 09:20

avviso ai naviganti

@silvano ciuffardi
vice console CU

Vorrei rispondere visto che mi ha citato e visto che dal suo intervento emergono alcuni spetti che mi paiono molto importanti:
1 Lei sostiene che alcuni terminalisti non corrispondono alla Compagnia la tariffa dovuta; se è cosi l'Autorità portuale cosa ci sta a fare ? Perche non controlla ed interviene ?
2 Lei afferma anche che la Compagnia nell anno in corso diminuirà l'organico in modo tale da poter accedere al rimborso previsto da una legge dello stato, al fine di rimettere in equilibrio i conti. E' una importante precisazione, che smentisce le voci circolate in questi giorni circa le difficoltà economiche della Compagnia e la necessità di un intervento da parte di terzi, a sostegno.

Quanto alle altre Considerazioni che Lei fa, resto convinto che per incrementare i traffici sia non solo utile ma necessario che nei porti italiani ci sia più "libero mercato", e non nuovi enti di impronta "dirigista"; di questi ultimi non si sente proprio la mancanza.




Spedito da: Porto di Genova San Benigno Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 00:59

Silvano Ciuffardi


Caro Giorgio,
leggo i post di Pilotina e dopo quelli degli ultimi giorni mi ero ripromesso di non intervenire, ma visto il taglio che ha preso la discussione non posso farne a meno.
Non mi preoccupano le critiche fatte alla Culmv, ovviamente ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Mi preoccupa, piuttosto, che si possano affrontare temi importanti come questi con tanta strumentalità e superficialità, mischiando politica, questioni sociali e lavoro in modo propagandistico, inappropriato e inesatto.
Non scendo nella bagarre elettorale perché direi troppo, visto che la sinistra genovese a questo giro è riuscita nel proprio "capolavoro" politico, rischiando di regalare la Regione a chi, però, sta dimostrando più unità e compattezza politica, di intenti e rispetto degli "ordini di scuderia".
Amico mio, sarebbe bello poter dialogare di porto tutti insieme, potresti organizzare una bella iniziativa, dove tutti i partecipanti avrebbero l'opportunità di confrontarsi senza peli sulla lingua sul porto, lanciando idee di innovazione che possano essere di aiuto al miglior funzionamento del nostro scalo.
Concedimi una battuta: per una buona riuscita, visto che sono in pochi a dichiararsi e in molti ad utilizzare un nickname, consiglio la possibilità di poter partecipare mascherati...

Spedito da: Genova San Benigno Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 00:50

Silvano Ciuffardi

2. Volevo chiarire alcuni punti che ho trovato inesatti in qualche intervento che ho letto.
Per quanto riguarda l'applicazione di una legge dello Stato, art. 15 bis, la Culmv é passata da un organico operativo di 990 soci a 935 nel 2014 e dovrà ulteriormente diminuire di ulteriori 47 nel 2015, ritrovandosi un organico che verrà fissato a 888.
Leggevo in un post che la Culmv con un diverso approccio avrebbe potuto cambiare, invece continua ad essere un problema per la competitività del porto.
Rispondo a tale inesattezza dicendo all'amico di chiedere ai terminalisti (es. Vte) quale sia stato e quale è il livello di flessibilità, professionalità e produttività con altissimi standard di sicurezza della Culmv e quanto abbia inciso nello sviluppo dei traffici dei terminal stessi, che se non sbaglio nel settore container e cabotaggio hanno raggiunto livelli considerevoli in questi ultimi due anni.
Per quanto riguarda il salario di un socio CULMV, vorrei fugare ogni preoccupazione o dubbio a chi lo avesse e se il mio compagno Massimo non vi ha risposto, oltretutto giustamente, lo farò io.
Il salario di un socio corrisponde ai minimi tabellari del contratto collettivo dei lavoratori portuali ed è al di sotto, a parità di specializzazione, a quello dei dipendenti diretti dei terminal e purtroppo anche del dipendente della agenzia marittima, Steve, di circa 100 €.
Solo per una vostra maggiore conoscenza, il salario di un vice console, tra l'altro uno dei più alti, non supera mai i 2000 € al mese (stipendio più che dignitoso, aggiungo).
Inoltre un socio sa quale turno di lavoro andrà a svolgere e dove, solamente due ore prima dell'inizio dello stesso, questo per dare la possibilità alle aziende utilizzatrici di poter pianificare il loro lavoro nella maniera più precisa e riducendo al minimo i margini di errore nelle chiamate del personale Culmv.
I soci della Culmv rispondono su SETTE CHIAMATE AL GIORNO e con orari differenziati tutti i giorni a secondo degli orari dei terminal e dall'arrivo delle navi (traghetti e navi crociera).

Spedito da: Genova San Benigno Pubblicato il: 22 maggio 2015 alle 00:47

Silvano Ciuffardi

3. Vorrei chiudere rispondendo a "Avviso ai naviganti", che sicuramente sarà del settore ma dimostra grande confusione e poca conoscenza degli argomenti da lui citati.
Visto che si è avventurato nello spiegare a tutti quali sono le tariffe di riferimento a Genova, vorrei chiarirgli che ad oggi non sono molti i terminalisti ad avere corrisposto per ogni avviamento utilizzato il valore da lui riportato e, anzi, per sua conoscenza fornisco un dato che potrebbe fare chiarezza, visto che probabilmente lo ignora ma continua a scrivere inesattezze.
Se i 6 operatori portuali (non faccio i nomi per discrezione e ottimi rapporti aziendali) avessero pagato la tariffa di 232 euro che lei cita per le giornate fatte nel 2014, la Culmv avrebbe ricavato euro 3 ml in più, abbassando il proprio deficit in modo quasi totale, senza che nessun operatore, come lei scrive, rischi nuovamente di dover "ripianare"i bilanci Culmv.
Se questi dati non le corrispondessero, sono a sua disposizione (non per via blog) per ulteriori chiarimenti ed informazioni che potrebbero essere utili per eventuali altri suoi interventi.
Un saluto ad Osservatore marittimo, che ha centrato il cuore del problema e di cui condivido ogni parola e pensiero.
La Culmv non ha paura dei cambiamenti, quello che esiste normativamente oggi non tutela nessuno, anzi la nostra proposta di diventare un soggetto che eroga prestazioni di manodopera di interesse generale in squadre organizzate che svolgano segmenti di ciclo, laddove venisse richiesto, con responsabilità sulla sicurezza diretta, pensiamo sia, se riconosciuto per norma, un grande passo in avanti.
Del resto solo con una seria pianificazione sui traffici, sulla formazione e sui piani occupazionali del porto concordata tra Authority, operatori portuali e Culmv si potrà diventare un porto all'avanguardia nel panorama italiano ed essere competitivi rispetto agli scali europei più importanti.
Un saluto a tutta la ciurma e naturalmente all'amico timoniere!

Silvano Ciuffardi
Vice console Compagnia Unica Paride Batini


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