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Prendi il porto e scappa: manuale per la felice decrescita

Nell’era dei pataccari, nell’universo postmoderno del kitsch, del trash, degli imbonitori e delle tre tavolette, del similscrittore e del similpolitico, il 17 marzo prossimo bisognerà trangugiarsi anche lo stile finta pelle di Tursi. Spettacolo bulgaro alimentato forse dai sensi di colpa. Una pena, una passerella dove tutti, a filastrocca, ringrazieranno per l’invito il sindaco di Genova Amleto Mestizia e l’assessore Emanuele Piazza, che amano tanto il nostro porto. Previsti inchini a chi dovrebbe restituire il voto ai suoi elettori da parte dell’ammiraglio Pettorino, seguito in ordine sparso da Enrico Musso, Umberto Masucci, Ignazio Messina, Gilberto Danesi, Alberto Amico, Antonio Benvenuti, Marco Bisagno, Gian Ezio Duci, Maurizio Fasce, Massimo Giacchetta, Paolo Odone, Franco Zuccarino e altri colleghi. Perché il salone di rappresentanza del Municipio si trasforma per mezza giornata nel luogo della creatività e della fantasia: il Comune ha scoperto il Porto, le sue ragioni, le sue esigenze, le sue tecniche, i suoi tempi e i suoi modi. E si chiede: che cosa possiamo fare per elaborare un nuovo futuro e una nuova utopia?

Non importa che da qualche altra parte nel mondo i riformisti con gli occhi a mandorla stiano già progettando di sostituire i portuali con i robot. E conta niente che in qualche fogna sia già stato deciso a tavolino di impallinare Genova e Palazzo San Giorgio, riducendo l’Autorità portuale a un semplice ufficio di rappresentanza senza arte né parte. L’antropologia istituzionale di Tursi detta i precetti del nuovo catechismo portuale: “Il porto di Genova è il motore dello sviluppo della città. Dobbiamo quindi presentare lo stato dell’arte e le prospettive e riflettere su come le istituzioni possono supportare la crescita…”. Supportare? Riflettere? Avviare un nuovo percorso di relazioni tra città e comunità portuale? Ma di che cosa stanno parlando? Che contrasto tra questi stoppini bagnati e i talenti dello shipping che appena qualche decennio fa mandavano figli e collaboratori all’asilo a Hong Kong e a farsi una laurea sulle banchine di Rotterdam. Sembra siano passati dei secoli dai Libri Blu di D’Alessandro. O da quando il Partito Comunista organizzava le lotte dei portuali nella roccaforte di Salita San Leonardo, un occhio all’eversione e l’altro agli accordi sottobanco con i padroni del vapore di destra e di sinistra. Perché alla resa dei conti la merce, i traffici, il lavoro, i salari e la pace sociale erano molto più attraenti delle pratiche rivoluzionarie.

C’è solo da tapparsi il naso. Il mondo ha indossato un’altra pelle ma Genova è fuori tempo massimo. E’ troppo tardi, le uscite non sono più percorribili. Impossibile cambiare il corso o le regole dello scontro finale che come posta in palio destina il futuro stesso della prima industria ligure. La guerra che si combatte nelle cantine del potere politico e imprenditoriale esplode con fragore ai piani nobili di Palazzo San Giorgio, si trasforma in furore irriguardoso e volgare. E’ cronaca freschissima. Da una parte l’indagine degli sceriffi del ministero delle Finanze sulla correttezza amministrativa dell’Autorità portuale, dall’altra i rilievi quotidiani e martellanti dei revisori dei conti, che arrivano a mettere in discussione anche la sopravvivenza dei portuali della Culmv, chiedendo ragione di contributi previsti dalla legge. In mezzo una classe dirigente politica e sociale sprovveduta, chiamata a saldare il conto delle proprie inadeguatezze. Il porto è un bosco di spine avvelenate, ma la partita vera si gioca a Roma e parte da lontano. Da quando Tremonti, ministro dell’Economia di Berlusconi, decide di depotenziare i porti come mossa strategica nella sua delirante crociata anti-Cina. Tremonti ammaestra una squadra di dirigenti ministeriali corruschi e ferrigni, che amano lo shipping come il fumo negli occhi, considerano le banchine alla stregua di un bancomat e fabbricano a ripetizione norme restrittive della libertà gestionale delle Autorità portuali. Altro che autonomia finanziaria. L’obiettivo è trasformare le Authority in uffici distaccati, ben controllati e svuotati di ogni potere amministrativo. In una cassaforte da cui attingere i miliardi di euro derivanti dalle tasse imposte alla merce e ai traffici. “Comandiamo noi, fatevi da parte”, intimano al ministero competente, quello dei Trasporti.

La mazzata finale l’assesta con genialità il governo Monti, inserendo le Autorità portuali tra gli enti pubblici. La legge dice il contrario, ma tanto basta per creare il corto circuito. Il rischio è di ritrovarsi tante belle Authority che producono ancor meno di oggi e chiudono i battenti alle 16. Non danno risposte. Rallentano le attività. Ignorano flessibilità ed efficienza. I dipendenti delle Autorità portuali italiane sono poco più di mille. Un dato risibile: dovrebbe essere facile come bere un bicchier d’acqua cancellare privilegi, eliminare le distorsioni e le anomalie, soprattutto omogeneizzare procedure, costi e stipendi tra lavoratori che fanno lo stesso mestiere. E in questo scontro finale il ministero dei Trasporti si gioca tutto: deve riprendere il comando dei porti che il ministero dell’Economia gli ha sottratto. Senza un giusto equilibrio tra efficienza e contenimento di spesa, sarà la fine. I discepoli di Tremonti penseranno di aver vinto, controllando anche le spese da 5 euro, ma ogni anno perderanno milioni di euro di gettito generato dai traffici a vantaggio degli altri Paesi europei che non a caso concedono piena autonomia ai loro porti. Sotto le tende dei professionisti della burocrazia non c’è posto per i cacciatori di poltrone. Potrebbero cominciare a capirlo i governatori e i sindaci che al banco dei pegni mercanteggiano un inesistente futuro.

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Commenti inseriti: 181 — pagina 1 di 8

Spedito da: genova Pubblicato il: 05 aprile 2016 alle 12:00

massimo cu

lo ripropongo visto che è sempre attuale e anzi più andiamo avanti più il titolo si compone
IL PORTO DI GENOVA è UN PORTO DI VECCHI
"...siamo la ciurma anemica di sta galera infame...", recitava così una canzone a me molto cara, inanzi tutto buon giorno, ma volevo porre un banalissimo quesito che forse lor signori possono rispondere ...
Mi trovavo chino sotto un trailer a levar catene al buio e stava piovigginando, mentre sentivo le mie ginocchia e la schiena che dolevano in maniera importante, e ripensavo alla stessa domanda che avevo fatto e che decisamente aveva trovato pochi interessati a rispondere. Allora la condizione ipotizzata era differente e cioè si parlava di forinire di porta cateteri e porta dentiere le gru, ma visti gli importanti cambiamenti succeduti ( evito di commentare) a sto giro mi chiedevo se le condizioni pessime di lavoro sono direttamente collegate all'età e all'avvicinarsi della tanto attesa pensione....
e cioè più vicini si arriva usurati alla pensione, più aumentano le possibilità di non godersi il meritato sogno... e questo è il mio dubbio... ma ai cosiddetti tecnici dello shppping è mai balenata l'idea di capire chi fa girare fisicamente questa macchina di soldi? e si è mai posta la domanda di come mantenere i ritmi e le rese ad un standard europeo? nessun sà di quanto è la media di un lavoratore portuale e di quanto può reggere nel tempo a tali condizioni lavorative? quali vantaggi si possono trarre da vecchietti sempre più usurati i mega direttori degli scali? la faccenda è questa , dopo 25 anni di lavoro in tutte le condizioni ambientali (notti, freddo caldo acqua neve ecc), carichi fisici , tensioni psicologiche e sempre la precarietà mensile che ci accompagna , ci stiamo sempre più disinteressando dal lavoro, e tendiamo sempre più a tutelare la nostra salute fisica e mentale fottendocene delle rese e dei record .... siamo sempre di più i così detti usurati,.... MA DI QUESTO NESSUNO NE PARLA ....GRAZIE ..( sono contro le baby pensioni e tutti gli assistanzialismi, (passatemi il termine) ma in sto caso si arriva a 50 - 54 che sto lavoro non sei più in grado di farlo e non ci sono tante scrivanie per accoglierci... che femmu?

Spedito da: Quezzi Pubblicato il: 04 aprile 2016 alle 10:01

Benzinaio quezzino

Rattofascio è un amico, lasciatelo stare. Pensate piuttosto al vecchio stracciaio: che pena vederlo ridotto così, a sbavare virtualmente (e non solo). Dio lo sostenga.

Spedito da: Apparizione - Genova Pubblicato il: 03 aprile 2016 alle 22:26

Rick Attatore

Rattofascio si sta logorando. Poveraccio: lui vorrebbe uscire dal tombino, ma il padrone è arrabbiatissimo con lui per quella storiaccia che gli costerà un bel po' di chili di formaggio, e così il divieto non cessa. Povero Rattofascio: sono settimane che se ne sta chiuso nella sua cloaca senza nemmeno poter dare un'occhiata a quello che succede in superficie. Le telefonate con l'amico e socio strassë non bastano più...

Spedito da: Via Cavallotti / Genova / Italia Pubblicato il: 03 aprile 2016 alle 19:39

Gigi il Cafone

Hanno visto lo stracciaio piangere in un angolo della piazzetta, l'altra sera. Rattofascio gli stava cambiando il pannolone e piangeva pure lui.
Cosa sarà successo?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 03 aprile 2016 alle 11:59

G. Merello

VADO, MORATORIA E "INDIPENDENZA"

Si giudica ufficialmente "un passo avanti" per la riforma dei porti la decisione presa nella riunione al Ministero degli Affari regionali sulla "moratoria max di 3 anni a certi accorpamenti, come quelli tra Genova e Savona e tra Napoli e Salerno.
L'assessore ligure con delega ai porti Rixi dichiara trionfante che la Regione si attiverà subito per ritardare l'accorpamento tra i due porti liguri. Secondo lui "questo periodo di transito sarà utile soprattutto a Savona...specie per ultimare opere come la piattaforma di VADO". Come noto esempio mirabile di INUTILE SPERPERO di danaro PUBBLICO.
Bravi tutti.. Secondo me sorge una DOMANDA: senza questa geniale MORATORIA di 3 anni, cosa sarebbe cambiato per detta piattaforma? Forse lo Stato avrebbe tagliato i soldi pubblici? O cos'altro?

Spedito da: Genova Quezzi Pubblicato il: 03 aprile 2016 alle 09:02

Bad Cat

Che cosa è successo a Rattofascio? Ha perso la lingua?
Su, rattino, esci dal tubo... Ho voglia di giocare un po' con te.
Miao

Spedito da: Pubblicato il: 02 aprile 2016 alle 20:00

antonio gianetto

ULCV alla faccia degli esperti che dichiaravano che, in una certa piattaforma, avrebbero potuto ormeggiarci porta containers di ultima generazione con pescaggi da 18 a 22 metri
nave da 25 file adatta per le nuove gru del VTE
L = 429,2 m (26 bays) B = 63,8 m (25 rows) Hold – Tiers = 11
– Rows = 23 (21 in lower tier) - Deck - Tiers = 11
– Rows = 25 (23 in upper tier)
 Nominal TEU = about 22.750
Provate ad indovinare che pescaggio dovrebbe avere questa nave per transitare dal Canale di Suez?
ancora non si può sapere cosa decideranno di fare per le navi di lunghezza superiore a 400 metri:
A.Maximum Length : 400 m. (2)
B.Maximum Beam : 254 ft. 3 in. for ballast transiting (3), (4).
C.Maximum Air Draft : 68 m. (5).
D.Maximum Draught :
(2) Vessels with length over 400 m. are allowed to transit with a special arrangements.
per quanto riguarda invece la larghezza di63,8 metri il pescaggio massimo consentito è di 15,34 metri
A Vado stanno buttando a mare 400 milioni per farci ormeggiare le navi con pescaggi da 18 a 22 metri.
Ma in che paese e in che mani siamo?

Spedito da: italia Pubblicato il: 02 aprile 2016 alle 13:23

gerry

Un ammiraglio in meno, un futuro presidente A.P. a ''casa''. Il Granducato della Toscana di Renzi crollera' con tutto il suo pattume

Spedito da: Milano Pubblicato il: 02 aprile 2016 alle 07:41

Enrico Vigo

ERZELLI VILLAGGIO HIGHTECH (DESOLAZIONE).

Percorsa la "strada panoramica" che sale dall'imbuto inguardabile di Via dell'Acciaio si arriva sulla spianata Erzelli e a presentare il "Villaggio che non c'è" un lenzuolo svolazzante attaccato alla rete con la scritta che intitola il sito. arrivando poi agli unici edifici costruiti, dove giacciono Ericsson e Siemens prende un nodo alla gola vedere ancora lavori appena accennati e mai conclusi protetti da una barriera di legno cotta dal sole e sostenuta da tubi arrugginiti. Sindrome Caporetto fatta ad accenno di edificio. Tornando indietro sulla spianata ovunque mucchi di rocce frantumante in attesa di migliore destinazione (ribaltamento a mare Cantiere Navale?). Poi scendendo lungo la ripida strada che porta al casello autostradale un paio di rotonde lasciate all'incuria e allo stato brado, da vergognarsi. Capisco il disamoramento dell'Ing. Castellano & C. dopo che stanno vivendo con apprensione la travagliata storia dell' "idea immobiliare Erzelli", ma un luogo così spettrale farebbe scappare chiunque, prende l'angoscia. In attesa dell'Università e dell'Ospedale di Vallata forse è meglio fare qualcosa, e poi per la funivia occhio alle interferenze con i numerosi tralicci dell'alta tensione sul versante della collina lato aeroporto. De poi scendiamo fino all'aeroporto lo sconforto aumenta alla vista dei grattacieli "Derrik" con i containers appilati in un luogo assolutamente inadeguato (anche per la sicurezza di chi ci lavora), e poi la foce del Chiaravagna di ve insistono i capannoni Piaggio, con il tappo delle sabbie trascinate dal torrente che hanno creato spiagge inedite. Ma il Sindaco ed il suo codazzo-caravanserraglio s'accorge di tutto questo degrado?
La si smetta di fare incredibili convegni conta-musse a cui nessuno crede più.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 23:54

G. Merello

@giro del Fullo
Ognuno la pensa come vuole. Personalmente mi permetto di ricordare che:
-Progetto di Ponte Parodi: come ben sappiamo (quasi) tutti, è stato il più madornale errore dell'ex sindaco Pericu, che con tale faraonico progetto di "Fiumara.bis" ha detto no a Costa Crociere che voleva fare lì il suo terminal, con SUOI soldi. Invece ha DOVUTO farlo a Savona, portandovi la flotta! Sparita Costa e i suoi SOLDI, come cavolo si fa ad incolpare Merlo per non aver realizzato tale folle progetto da 250 milioni, che ha visto la fuga defli investitori francesi?
Idem come sopra per un progetto Hennebique...sulle nuvole, senza soldi!
Quanto ai progetti di nuova diga spostata a mare (in sostituzione dell'attuale fatta negli anni venti per i piccoli "vapori" di allora) oppure il Blue Print di Piano (unico progetto per resuscitare fra l'altro le nostre Riparazioni navali agonizzanti con vecchi e piccoli bacini, chiedere ai riparatori genovesi che portano le grandi navi attuali nei bacini di Marsiglia!) certo che "mai si realizzeranno"....
Finchè si troveranno i grandi finanziamenti statali solo per porti con traffici zero come Taranto, o come Gioia Tauro, che va avanti con l'assistenzialismo come denunciato giorni fa dai porti siciliani che non vogliono essere accorpati con lo stesso per pagarne i debiti!
Merlo avrà fatto errori (Novi prima ne ha fatti di peggio!) ma ha provato invano a ottenere da Roma il doveroso reinvestimento di una (piccola) parte delle tasse che Genova ha reso allo Stato (20 miliardi di IVA nella gestione Merlo come ha ricordato lui recentemente, e nessuno ha potuto negarlo!
SENZA SOLDI per le INFRASTRUTTURE nè Merlo nè nessun altro che verrà potrà fare miracoli!

Spedito da: genova Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 14:08

massimo cu

"...siamo la ciurma anemica di sta galera infame...", recitava così una canzone a me molto cara, inanzi tutto buon giorno, ma volevo porre un banalissimo quesito che forse lor signori possono rispondere ...
Mi trovavo chino sotto un trailer a levar catene al buio e stava piovigginando, mentre sentivo le mie ginocchia e la schiena che dolevano in maniera importante, e ripensavo alla stessa domanda che avevo fatto e che decisamente aveva trovato pochi interessati a rispondere. Allora la condizione ipotizzata era differente e cioè si parlava di forinire di porta cateteri e porta dentiere le gru, ma visti gli importanti cambiamenti succeduti ( evito di commentare) a sto giro mi chiedevo se le condizioni pessime di lavoro sono direttamente collegate all'età e all'avvicinarsi della tanto attesa pensione....
e cioè più vicini si arriva usurati alla pensione, più aumentano le possibilità di non godersi il meritato sogno... e questo è il mio dubbio... ma ai cosiddetti tecnici dello shppping è mai balenata l'idea di capire chi fa girare fisicamente questa macchina di soldi? e si è mai posta la domanda di come mantenere i ritmi e le rese ad un standard europeo? nessun sà di quanto è la media di un lavoratore portuale e di quanto può reggere nel tempo a tali condizioni lavorative? quali vantaggi si possono trarre da vecchietti sempre più usurati i mega direttori degli scali? la faccenda è questa , dopo 25 anni di lavoro in tutte le condizioni ambientali (notti, freddo caldo acqua neve ecc), carichi fisici , tensioni psicologiche e sempre la precarietà mensile che ci accompagna , ci stiamo sempre più disinteressando dal lavoro, e tendiamo sempre più a tutelare la nostra salute fisica e mentale fottendocene delle rese e dei record .... siamo sempre di più i così detti usurati,.... MA DI QUESTO NESSUNO NE PARLA ....GRAZIE ..( sono contro le baby pensioni e tutti gli assistanzialismi, (passatemi il termine) ma in sto caso si arriva a 50 - 54 che sto lavoro non sei più in grado di farlo e non ci sono tante scrivanie per accoglierci... che femmu?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 12:27

ciro del Fullo

@ulo
@trombetta

Ariel Dello Strologo è una persona per bene e avvocato preparato.
Credo che questo basti per candidarlo a qualunque incarico visti i precedenti presidenti delle AP ( Merlo su tutti).
Perchè forse se ci fosse stato un altro al suo posto il Progetto di Ponte Parodi o quello dell'Hennebique o i tombamenti o i dragaggi o la privatizzazione dell'Aereoporto si sarebbero fatti prima, il Presidente dell'AP questo ha da fare in una città/porto dove tra enti pubblici non si riesce spesso a trovare il bandolo e si sbagliano i bandi o le procedure.
Se poi conosce i traffici internazionali e ha una visione d'insieme dello shipping meglio ma basterebbero persone capaci e in questi anni il Porto Antico ( che aveva spesso l'AP come interfaccia) ha cercato di risolvere alcuni di questi problemi ma guarda caso si pensava più alla diga e al BluePrint, progetti che mai si realizzeranno come l'Affresco di Piano e altre balle della brigata Merlo/Paita/Burlando ecc. ecc.

Spedito da: Roma Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 12:25

Gianfranco Reverberi

Giorgio “O l’ha posou e osse” .
Voglio ricordarlo e mi piacerebbe fosse ricordato così, con quel suo sorriso ironico.
Con tanta tristezza, un abbraccio
Gianfranco

Spedito da: italia Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 11:06

gerry

Gia' esiste l'elenco dei prossimi presidenti delle A.P. - Ne vedrete
di tutti i...partiti.
Pantegane,maggiordomi ed emeriti coglioni.
Che Iddio Vi aiuti....

Spedito da: capannelle Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 09:29

fdp

la musica del porto, la musica del mare! è vero, caro giorgio, tutto quello che ci ha consentito di continuare a sentirci vivi e protagonisti di una storia infinita!

Spedito da: Italia Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 07:44

Observer

Nel progetto del terminal di Vado erano previste palificazioni che avrebbero consentito il movimento dell'acqua. Con la ennesima variante proposta la baia sarà adesso trasformata in uno stagno maleodorante e si aggiungerà il blocco di una nuova diga. Possibile che la storia della centrale Enel non abbia insegnato nulla ai vadesi che continuano ad accettare così supinamente la distruzione dell'ambiente?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 aprile 2016 alle 04:05

giorgio.carozzi

IL NOSTRO CONCERTO…
E così ieri anche Giorgio Calabrese ha raggiunto i suoi amici Tenco, Lauzi, De Andrè, Bindi… Conoscendolo un po’, c’è da scommettere che convincerà Keith Emerson ad inventarsi un arrangiamento inedito per Il nostro concerto e Arrivederci. Calabrese era un paroliere dal talento smisurato, ha cucito con maestria le colonne sonore delle nostre vite. Farà per sempre parte della storia del porto e della Genova che canta ancora. Ostinatamente.

Spedito da: Vipiteno (BZ) Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 23:17

Ulo Fettadik

@ Trombetta

Molto interessante. Mi ascolti: l'altro giorno mi si è rotta una tapparella. Ho chiamato un artigiano amico di mio cugino, è intervenuto in meno di un'ora e in venti minuti ha riparato il danno. Al momento di incassare il pagamento ha addirittura rilasciato fattura. Roba da non crederci!
Beh, sa cosa le dico? Io quell'artigiano lo vorrei come sindaco. Anzi: lo proporrò ufficialmente. Perché è rapido, capace e onesto. Certo, non ha fatto grandi studi (credo non abbia neppure la licenza media inferiore) e non ha mai fatto altro che non fosse riparare tapparelle... Ma credo che possa essere un eccellente sindaco.

Spedito da: Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 17:52

Antonio Burli

Clamoroso al Cibali! Venghino Venghino Signori!! Presa da sacro furore agonistico, l'Autorità Portuale di Savona cambia il progetto del terminal multipurpose di Vado Ligure facendolo diventare... un (diverso) terminal multipurpose + una bella diga! Sissignori, al progetto originario (un terminal) ci aggiungiamo anche (buon peso) una bella diga, progettata e costruita insieme al terminal! In barba a tutte le norme in tema di varianti del mondo conosciuto!! Neppure sottoposta a valutazione di Impatto Ambientale Strategico!
Venghino venghino!!! Che spettacolo spettacolare!!!

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 12:21

Matt

@ Giorgio Carozzi

non credo occorrano incroci improbabili tra chi ha già rivestito il ruolo di presidente dell'Autorità Portuale e un super manager, nomi ce sono a sufficienza, spesso non sono presi in considerazione perchè prevalgono tessere, amicizie, turni e anzianità, militanza e chissà cos'altro.
Temo manchi la volontà politica di far correre i porti affidandoli a figure capaci ed indipendenti.
Torniamo al tema "uomo" che, per i ruoli in ballo, sarebbe preferibile a quello di "cavalier servente".

Spedito da: genova Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 10:21

michelangelo trombetta

Si da il caso che io abbia avuto uno scambio di mail con Dello Strologo per un fatto legato alla società da lui presieduta e mi ha dato l'idea di uno concreto e, soprattutto, disposto a rispondere ad un perfetto sconosciuto come me (cosa molto rara di questi tempi - il nome lo fate si o no?).
Poi l'ho sentito nel circolo PD del Centro Storico a proposito del Blue Print di Piano dove ha affrontato argomenti a tutto campo, compreso Porto e Aeroporto, dimostrando di avere i piedi per terra al contrario di molti.
La cosa che più mi ha impressionato è che non ha parlato per compiacere la platea di ascoltatori PD.
Chiudo con questa domanda a Ugo Fettadik: c'è qualche aspirante Presidente che ha lavorato in una grossa realtà privata dello shipping, è un esperto di logistica e intermodalità, ha conoscenze dirette a livello internazionale, è stato a Singapore e ha dedicato tanto tempo, nella sua vita professionale, a tematiche legate alla portualità?
Chiedo solo di fare un nome, magari in busta chiusa per non bruciarlo.
Michelangelo Trombetta

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 03:12

giorgio.carozzi

THANKS
Grazie compagni, grazie anche a Toti e alla sua allegra brigata… presi tutti insieme o uno a uno, il risultato non cambia: siete riusciti finalmente nell’impresa di farvi bagnare il naso dal mio amico Franco Mariani. Geniali.

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A BARI IL PRIMO FORUM NAZIONALE DELLA PORTUALITA’

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Rete Autostrade Mediterranee, con la collaborazione dell’Autorità Portuale del Levante, sta organizzando per il giorno 27 aprile, presso il Terminal Crociere del Porto di Bari, il “1° Forum Nazionale sulla Portualità e la Logistica”, alla presenza del Ministro Graziano Delrio. L’evento servirà per approfondire tutte le tematiche relative alla riforma dei porti e al Piano della logistica che il governo sta varando.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 00:54

giorgio.carozzi

@Trombetta
Caro Michelangelo, lascia stare… Già è singolare che in questo squallido mercato delle vacche abbia qualche voce in capitolo anche uno come il prof. Amleto Mestizia, che con il porto c’entra come i cavoli a merenda. Coinvolgere Dello Strologo vuol dire solo volergli male… Non ti sfuggirà che per guidare oggi l’Ap di Genova occorre, come sottolinea giustamente Matt nel suo interessante intervento, un rilevante fattore umano. Il che, tradotto, vuol dire che forse potrebbe bastare un mix tra Maurizio Maresca e Sergio Marchionne. Forse. Non mi pare comunque che sia questo l’obiettivo della mediocrazia al timone.

Spedito da: Vipiteno (BZ) Pubblicato il: 31 marzo 2016 alle 00:00

Ulo Fettadik

@ Trombetta

Credo che il suo intervento si riferisse al sottoscritto.
Eccomi qui, dunque.
Dello Strologo quali caratteristiche avrebbe, secondo il suo autorevole parere, tali da giustificarne la nomina a capo del primo porto italiano? Ha mai lavorato, per esempio, in una grossa realtà privata dello shipping? È forse un esperto di logistica e intermodalità? Ha conoscenze dirette a livello internazionale? È mai stato a Singapore? Quanto tempo ha dedicato, nella sua vita professionale, a tematiche legate alla portualità?
Vede, non sta a me suggerire nomi all'ex sindaco di Reggio Emilia: ci pensa già l'ex vicesindaco di La Spezia a farlo.
Quello che è certo è che su questa nomina Genova e le sue aziende si giocano il futuro. E, nel totale rispetto della persona, non credo che Dello Strologo sia la scelta migliore.
Ulo.

Spedito da: Cerveteri Pubblicato il: 30 marzo 2016 alle 23:08

Fee Gadilegno

Chi ha incontrato Rattofascio negli ultimi giorni lo dipinge come un roditore allo sbando. Gira fra uno scarico del Fereggiano e un altro con le orecchie basse. Chissà come mai. Cosa sarà successo? Si sussurra che abbia preso una bella mazzata dopo avere giocato troppo col fuoco: solo malignità o ci sarà qualcosa di vero?
Pare che una notte siano intervenuti pure i volontari della Liltf (Lega italiana per la liberazione dei topi di fogna): saranno solo malelingue?

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