SERVICES

Burocrati: l’usato sicuro per i porti ai margini del mercato

I paduli volano bassi, in questa fine estate del 2016 che si consuma fra tristezze e rancori. Ma non per i burocrati, in battuta di caccia nel feudo dei porti. Sintesi perfetta dell’ammosciante concezione che l’Italia della politica, indistintamente, ha della libera economia. In tre mesi scompaiono Nol, Uasc e Hanjin, tre compagnie container fra le prime 15 del mondo. Altre sono destinate a saltare: dopo cinquant’anni di distorsioni del mercato e di aiuti di Stato, ci sono ancora troppi porti e troppi gruppi armatoriali. Le concentrazioni le impone il mercato, anche sulle banchine. Ovunque, tranne che in Italia, dove il Governo investe su porti inesistenti come Taranto o fuori mercato come Gioia Tauro, contrabbanda il taglio di tre Autorità portuali su venticinque come un successo e con la complicità dell’opposizione e di buona parte delle imprese consegna le chiavi del regno in mano agli elefanti della pubblica burocrazia. Il tutto in un’atmosfera che più cupa non si può: non esistono partecipazione e slanci emotivi, contrapposizioni sui valori, progetti ambiziosi e ideali da rilanciare.

Vai a raccontarglielo ai disoccupati di Hanjin, ai precari a vita delle banchine o agli operatori appesi al destino di un container e allo sbalzo di un nolo che le loro vite cambieranno grazie alla trasformazione delle Autorità portuali. Rispetto alla vita reale, cioè ai traffici, al lavoro e ai giganti che si sbriciolano sotto il peso dei debiti contratti con le banche, la riforma delle governance firmata da Delrio è impalpabile e il bando lanciato per la selezione dei futuri presidenti solo uno specchietto per le allodole. Con la più democristiana delle trovate, si pregano i propri servitori di comportarsi nel servizio da uomini liberi, si incita all’autonomia i soldati che verranno mandati a occupare i porti. Di cui si conoscono già nomi, cognomi e pedigree. Certo, in un mondo normale le Authority di sistema dovrebbero essere determinanti per la pianificazione e le scelte. Ma saranno sempre i privati ad investire e a creare occupazione, diretta e indiretta. E tutto si ferma se la politica non fa il suo, cioè le infrastrutture. La politica deviata è come l’uomo che morde il cane: pericolosa, rilevante per i mezzi distruttivi che adopera, carica di conseguenze negative.

Non è la riforma che può rilanciare i traffici. Sono i progetti infrastrutturali e le alleanze internazionali con i grandi gruppi della logistica e dello shipping. Non esiste un modello vincente da copiare. Finora né dal ministero di Delrio, né dai politici a Roma, né dalle amministrazioni e dalle imprese sono emersi progetti seri e di prospettiva per la Liguria dei porti. Vado è oggettivamente un progetto piccolo e inutile (solo per arrivare a Cuneo bisogna adattare la rete ferroviaria che non è nemmeno ben elettrificata, oltre è ancora più difficile). Vte resta un potenziale grande terminal internazionale frenato nel salto di qualità. Il bacino di Sampierdarena è ottimo per le navi piccole e adatte a servire il Basso Piemonte e Milano. La nuova diga è un disegno sulla carta velina. Il Terzo Valico è una lumaca. Genova resta ancorata a una dimensione locale: il porto lavora, ma non produce nuova occupazione e business. La progettualità ligure non può essere rappresentata solo dalle richieste di proroga delle piccole o medie imprese di Sampierdarena. Nei surreali uffici Ministeriali, che non dispongono di una visione coerente nemmeno al loro interno, circolano progetti più o meno strampalati spediti da tanti porti in cerca di finanza anche non a fondo perduto: Venezia, Livorno, Trieste Molo VII e Piattaforma.

Con il suo silenzio, solo Genova incarna il vuoto pneumatico: nessun rappresentante politico o imprenditoriale si è assunto (ad oggi e con questo ministero dei Trasporti) la responsabilità di una proposta di lungo periodo che consenta al porto di diventare “globale”. Il risultato è semplicemente un circolo vizioso: Roma se ne infischia di Genova e Genova si lamenta perché Roma se ne infischia. E continua con puntiglioso stillicidio a perdere credibilità e pezzi pregiati. L’alleanza su Marsiglia tra il cantiere di Marco Bisagno e Costa Crociere per la manutenzione delle navi passeggeri è un delitto, l’ennesimo simbolo di un fallimento amministrativo per il quale tuttavia nessuno paga mai pegno. Capita anche che periodicamente Genova cada dal pero. Scoprendo che l’aeroporto torna alle origini di baraccopoli virtuale, perdendo voli, prospettive, affidabilità e respingendo anche i turisti con la sua storica e irritante indisponibilità. Ma la catena di comando è inossidabile, immutabile nei secoli, impenetrabile come gli azionisti di riferimento. Un salto di qualità lo abbiamo compiuto con i moli di Colombo, il cui scandaloso abbandono è stato rilanciato dal Secolo.

Quando nel 1992 lo stesso nostro giornale prendeva per oro colato le promesse di Renzo Piano (parco archeologico sotterraneo tra Banchi e Caricamento) gli schernitori professionisti davano vita al Comitato Quattro Sassi… Amministratori, politici ed esponenti delle parti sociali, interpellati a proposito dello sfascio, sembrano marziani, estranei, viaggiatori di commercio o cuochi di mare… In questa stagione di masochismo e rassegnazione, paradossalmente la candidatura più controcorrente per guidare il porto di Genova sarebbe quella di Pasqualino Monti, ex di Civitavecchia e attuale presidente di Assoporti. Abilissimo a destreggiarsi e a navigare tra i meandri della cucina del potere. Furbissimo, geniale, cinico e disincantato quanto basta per non farsi intrappolare dalla burocrazia. Camaleontico nelle alleanze. Fantasioso nel reinterpretare e adattare alla bisogna regole e comandamenti. Superbo nel camminare sul filo del rasoio presidiando i confini del suo territorio. Certamente una spanna sopra il grigiore dei suoi colleghi.

Citiamo Monti perché è un simbolo di rottura. Emerge invece e scavalca Genova la designazione di Paolo Emilio Signorini. Cioè l’esaltazione del ruolo e del controllo burocratico, portatore di una visione romano centrica, tutto ciò che si voleva cancellare restituendo autonomia al sistema. Burocrati sempre a galla, sempre forti, sempre intoccabili, indistruttibili e garantiti per milioni di chilometri. Dirigismo e statalismo: si sta perdendo un’altra buona occasione per fare di Genova un porto di cultura universale e non un emporio terzomondista, illiberale, senza la certezza del diritto, ancorato alla convinzione che spetti allo Stato risolvere i problemi che la città è incapace perfino di affrontare autonomamente.

SCRIVI UN COMMENTO

Commenti inseriti: 230 — pagina 1 di 10

Spedito da: Londra Pubblicato il: 08 novembre 2016 alle 11:54

Le Chiffre

@vigo
Ho apprezzato la Sua sintesi riguardo quello che il nuovo presidente dovrà accingersi a fare e mi trovo in accordo totale, anche se ritengo che se il buon Signorini avesse letto la agenda da Lei consigliata si sarebbe spaventato ancor prima di iniziare ( chissà cosa gli hanno raccontato del porto di Genova)
Ho qualche dubbio invece riguardo la sua analisi sull'aeroporto di Genova.
Purtroppo lo scalo genovese,non è mai partito e penso che mai partirà,in maniera importante.
Mi dispiace solo che si continui a far credere che questo aeroporto abbia delle potenzialità esplosive,quando non è assolutamente vero, scaricando le uniche colpe alla cattive gestioni,peraltro giuste,delle gestioni degli ultimi dieci anni.
Genova pur con grande impegno si sta proponendo come importante metà turistica alle principali città italiane nel settore a purtroppo ma mai potrà competere con queste per motivi storici.
Ad oggi la zona Expo è il vero motore turistico cittadino a cui è stato sapientemente saputo accostare in abbinamento la parte del centro storico più accessibile e presentabile.
Peccato che al turista si debba vendere anche un servizio e in questo siamo indietro di mille anni ( duemila invece come mentalità) e l'offerta generale è appena sufficiente.
L'aeroporto di genova non sarà mai come quello di Nizza,perché Genova non è Nizza anche perché la ns riviera non è la Costa Azzurra.
Genova nasce come città di forte natura industriale,pesante e portuale dove gli investimenti sul turismo sono sempre stati minimi.
Il turismo potrà essere in futuro un asset di questa città ma sempre secondario o al massimo complementare alla sua natura portuaria.
Chi pensa che basti qualche nave da crocera per giustificare un aeroporto in città ci regala un po' di nero di seppia negli occhi;prendete Civitavecchia,primo scalo croceristico italiano,non mi pare che abbia un aeroporto e spazi ce ne sarebbero...,quello che conta non è dove è sito lo scalo ma bensì le potenzialità e la capacità di trasporto del passeggero sino alla destinazione stabilita.
Il problema sta nel fatto che Genova sia isolata dal mondo e che non esistono linee ferroviarie competitive
,sia nel settore passeggieri che ancor peggio commerciale.
Tutti i più grandi aeroporti Europei non sono di certo nei centri delle city,hanno solo collegamenti ad alta velocità che agevolmente trasportano i passeggeri e anche la scusa che Genova serve come appoggio a Malpensa in caso di maltempo mi fa un pochino sorridere.
Una banale domanda:ma tutti i grandi scali del centro/nord Europa come sopperiscono alla mancanza di Genova come alternativa?
Ad oggi abbiamo un aeroporto che serve quasi esclusivamente per la tratta Genova /Roma e questo solo per una mancanza di una decente linea ferroviaria.
Una visione seria sarebbe quella di dismettere aeroporti che sono sottoutilizzati come Genova,Torino e Linate e crearne uno ,centrale, che possa servire le tre regioni/città,con linee ferroviarie ad alta velocità che in un massimo di 45 min possano raggiungere le destinazioni.
Guardate quanto spazio si creerebbe e quante opportunità di lavoro potrebbero essere offerte al mercato portuale....
Un area dedidacata al multipurpose,prodotti forestali,svuotamentiriempimenti e a tutte quelle merceologia a basso impatto ambientale nel rispetto dei cittadini.
Genova deve cambiare dalle sue più profonde e radicate contraddizioni.
Uno della ciurma

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 novembre 2016 alle 13:33

G. Merello

Mi pare che Enrico Vigo non ne dimentichi una o quasi, del lungo elenco FERMO.
Lo vedrei sempre più come collaboratore o meglio "memoria incombente" di Signorini & C...

Spedito da: Milano Pubblicato il: 06 novembre 2016 alle 12:48

Enrico Vigo

CONTROCORRENTE, AEROPORTO E DINTORNI, RISANARE

L’aeroporto oggi ha il suo stato dell’arte che piaccia o no, strutture migliorabili ma funzionali, collegamenti esteri al minimo sindacale ma dignitosi. Genova si aspetta di più dall’aeroporto, l’aeroporto si aspetta di più da Genova. Ma i due s’incontrano poco. L’aerea intorno all’aeroporto nell’entrata in città è quanto di più immondo ci possa essere in una città dell’Europa più evoluta, in questo girone dell’inferno dantesco in fatto di sozzura urbanistica siamo nelle parti basse della classifica tra le città peggiori, in piena zona retrocessione.
Sciagurata l’idea di creare dal nulla (in una zona assolutamente a ben altra vocazione) un deposito temporaneo di containers vuoti (Derrick). Una concessione ancora in proroga che va risolta e sanata al più presto.
Ma l’aeroporto ha delle peculiarità d’eccellenza invidiabili: la vicinanza al cuore della città, una Marina di pregio vicinissima, l’autostrada a portata di mano, la linea ferroviaria vicinissima. Ma Genova dorme sonni profondi e lascia tutto allo sbando a partire dall’imbocco della strada che parte da via Siffredi verso l’aeroporto, un palmeto mai curato, erbacce ovunque, palme potate dalla tramontana, dal libeccio o dallo scirocco, che non hanno mai visto la mano di un giardiniere comunale neanche per sbaglio. Eppure ci sono tronfi dirigenti comunali che prendono premi, assessori abulici che fanno carriere politiche strabilianti, lucida-poltrone col deretano che della cosa pubblica se ne stropicciano. Poi tutto il resto: guard –rail rabberciati, lesionati e arrugginiti (sub-standard non più a norma da anni) da film di Dario Argento, manufatti decrepiti piazzati solo per deteriorarsi meglio nel menefreghismo e nella disattenzione. Ogni ambito è qualcosa di posticcio, una discarica o un letto disfatto da qualcuno per i suoi porci comodi.
Credo che tutta questa area meriti un radicale risanamento urbanistico, per legare meglio la aerostazione, la marina, i progetti della stazione ferroviaria Siffredi-Erzelli, la funicolare per la spianata High-Tech. Questo non può non essere un target importante della nuova Genova rigenerata, questo biglietto da visita immondo e infamante deve essere cancellato per restituire dignità all’ambito, a Genova e al suo aeroporto, il cui rilancio parte anche da qui.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 06 novembre 2016 alle 07:10

Enrico Vigo

INSEDIAMENTO SIGNORINI (& E QUASI UN ANNO 2016 PERSO), AGENDA CRITICA:

1. secondo binario VTE;
2. raccordo autostradale VTE;
3. upgrading ferroviario a Sampierdarena;
4. sopraelevata portuale completamento e messa in esercizio;
5. monitoraggio cantieri Lungomare Canepa e S.Benigno 2a fase, e avvio cantieri viabilit� sponde Polcevera;
6. rigorosa verifica accordo di programma disatteso da ILVA e modifiche conseguenti per ricavare pi� aree operative al servizio del porto;
7. avvio cantieri progetti aeroporto e cessione quote S.P.A.
8. rimozione dei catafalchi obsoleti inutilizzati e dei relitti abbandonati nelle aree portuali in concessione prima di ogni rinnovo delle stesse, e un richiamo ai concessionari a un maggiore decoro nella tenuta delle aree (codice comportamentale);
9. mappatura e rifunzionalizzazione delle aree del demanio aeroportuale rimaste marginali, sottoutilizzate o abusate;
10. decidere in fretta il riassetto di P.te Parodi ed il vecchio silos Hennebique;
11. attivare per lotti funzionali il blueprint di R.Piano in accordo con il Comune;
12. ribaltamento a mare cantiere Sestri P.
13. monitoraggio riempimenti Bettolo Canepa, Ronco.
14. monitoraggio fine concessione Derrik in area demaniale aeroportuale, senza rinnovi e ricollocazione urgente a Borzoli (gallerie pronte).
15. rinnovo concessioni in scadenza con programmi a prospettiva di crescita concreta;
16 elettrificazione delle banchine per ridurre inquinamento aria e acustico delle navi all�ormeggio;
17. autonomia energetica, pannelli solari sugli edifici e capannoni portuali;
18. manutenzione opere marittime;
19. completamento dragaggi Sampierdarena apertura di Ponente e dove occorra
20. iter progetto nuova diga foranea pi� al largo.
21. cantieri di servizio Gronda autostradale
22. depuratore di Cornigliano in area demaniale portuale.
23. aree di conferimento smarino scavi opere pubbliche per riempimenti.

Grossomodo questa la prospettiva di un Piano Marshall per la citt� ed il porto, che deve trovare coese le istituzioni porto-comune-regione, da qui pu� scaturire nell�immediato ed in prospettiva una enorme quantit� di lavoro. Maggiore efficienza e decoro e rispetto per luoghi e attivit�, maggiore attrattiva per gli investitori. La Regione ha gi� avviato una nuova guida, il porto � in procinto di darlo a breve, nel 2017 c�� il rinnovo del Consiglio Comunale, recuperare il tempo perso non sar� facile, occorre una task-force in un tavolo comune tra queste istituzioni per rimuovere ogni lentezza nella realizzazione dei programmi. Tante sono le opere interconnesse citt�-porto che senza una regia comune vincer� sempre la burocrazia che fa rima con involuzione e regresso.

Buon lavoro Presidente Signorini.

Spedito da: Pubblicato il: 05 novembre 2016 alle 12:35

Bruno Marelli

@bianchi&timoniere
Geniale e insostituibile Timoniere nostro, sarebbe ora che ci dilettassi con la nuova puntata di pilotina!!! E daiiiii... Mica ti sarai fatto prendere dalla stessa pigrizia dell'amico Tirreno Bianchi? O è solo e sempre depressione galoppante??? Ne avresti ben donde, ma ne hai viste e vissute e soppportate tante e troppe per battere la fiacca proprio ora!!!
E poi, guarda che se Tirreno se la canta un po' su tutto arriviamo davvero al top... Anch'io avanzo la tua stessa richiesta al console a proposito della consulenza ancora da pagare alla società di consulenza aziendale Deloitte, sono curioso come una scimmia!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 05 novembre 2016 alle 09:37

Enrico Vigo

COMPAGNIE PORTUALI CULMV, CHIESA, REBAGLIATI.

Plaudo a qualsiasi progetto di collaborazione o integrazione tra Compagnie Portuali che sia in grado di rispondere meglio alle esigenze dei porti. Serve una gestione più economica e razionale, una migliore gestione degli organici, ed una operatività sui porti di Genova e Savona, con integrazioni e sinergie.
Trovo risibili le critiche vigliacche rivolte alle Compagnie Portuali da gente col nome truccato, che straparla e non affronta il problema. I Terminals portuali, grazie alla flessibilità estrema garantita dalle Compagnie, possono pianificare il loro lavoro, picchi e peak seasons, con estrema tranquillità a costi moderati, se saltasse questo meccanismo si dovrebbero trovare altri equilibri onerosi e complessi, con aggravio di costi e rischi. Che ci siano da fare upgrading organizzativi e amministrativi e di strategia futura, come in qualsiasi azienda, credo sia scontato ritenerlo, ma le discussioni nel merito vanno fatte sapendo di cosa si sta parlando, evitando i maleodoranti luoghi comuni beceri che di tanto in tanto rigurgitano.
A Benvenuti e Bianchi auguro buon lavoro e tempi brevi, oltre che successo nei loro giusti intenti, in difesa anche della dignità del lavoro portuale.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 05 novembre 2016 alle 03:32

giorgio.carozzi

@Tirreno (e marco e pure Dappo)
Amico e compagno carbonaro, non puoi lanciare il sasso e nascondere la pelosa manona! Ma quale pigrizia... succhiati un toscano e sputa il rospo! Perché questa storia della Deloitte - le cui consulenze sono state mi pare rifilate anche a libro paga degli amici della Culmv - mi incuriosisce non poco. Racconta, dunque, rendici edotti...
Ringrazio Dappo (Daniel Dappino, giovane e rampante professionista della racchetta) per l'estemporaneo e gradito encomio. Sulla diatriba Voltri-Vado, mi riservo di dialogare con l'amico marco sulla prossima puntata di Pilotina, che sta per arrivare. Anche perché il tema è piuttosto intrigante...
abbracci cari a tutti ( o quasi tutti, molti conti restano da regolare)

Spedito da: Genova Pubblicato il: 04 novembre 2016 alle 19:06

Tirreno Bianchi

Egr.sig Brazof si è vero ho fatto domanda e mi hanno fottuto. E devo ancora pagare la società Deloitte alla quale ero stato caldamente invitato a chiedere una consulenza.
Potrei darle anche altre divertenti informazioni, si fa x dire, ma dovrei scrivere troppo e io sono pigro.

Spedito da: Pubblicato il: 04 novembre 2016 alle 15:11

blood sweat and tears

@ Ayeie Brazof
la sua ricostruzione è esatta

@ Tirreno Bianchi
vedo, leggendo il secolo di oggi, che il problema è, per cosi dire, in via di risoluzione.
sinceri Auguri, Mr nobody

Spedito da: Liguria Pubblicato il: 04 novembre 2016 alle 12:54

Spirito de' Servizio

...non tiratemi in ballo, please! non mi pare il caso...

Spedito da: Roma Pubblicato il: 04 novembre 2016 alle 08:25

Ayeie Brazof

@Tirreno Bianchi
Solo una domanda da porle; mi risulta che lei abbia fatto istanza per applicazione 15 bis, così correvano voci a palazzo San Giorgio, ma ha trovato in Merlo un ostacolo insormontabile. Grazie per l'eventuale delucidazione.

Spedito da: CT Cassine Pubblicato il: 03 novembre 2016 alle 19:39

Dappo

Scrittore di qualità...
Ma tennista senza eguali!!!

Spedito da: Genova-Porto Pubblicato il: 03 novembre 2016 alle 17:35

Tirreno Bianchi

Muoia l'intelligenza! Viva la muerte. L'anonimo sig. nessuno eviti di lanciare messaggi oscuri, ha sbagliato interlocutore. Non faccia il saputello e ripeto si informi meglio! Perché' ribadisco la Compagnia Pietro Chiesa non ha mai ricevuti aiuti tantomeno dal famoso 15 bis. Poi mi consenta Mr.Nobody, impari ad avere coraggio delle sue affermazioni e impari a firmarsi altrimenti sempre quaquaraqua' rimane

Spedito da: Milano Pubblicato il: 03 novembre 2016 alle 13:50

Enrico Vigo

TREND POSITIVO CONTAINERS PORTO DI GENOVA (NON SI CANTI VITTORIA)

Non vorrei che i numeri positivi dei primi 9 mesi del traffico containers del porto di Genova, ovviamente accolti con rispetto e speranza, oltre che entusiasmo, facessero pensare che tutto vada per il meglio. Il dato in parte è anticiclico (basta guardare i dati disaggregate dell'arco ligure), ma ciò non toglie meriti agli operatori locali e alle compagnie di navigazione. Il nord-ovest industrial è vivace e sta guadagnando posizioni sui mercati internazionali, potrebbe fare di più se le infrastrutture ferroviarie di porto e valico attestate sui corridoi europei fossero già disponibili e portassero una ventata di efficienza sui costi. Ma l'ombra del Gottardo incombente (come ricorda Mino Giachino) e l'ALP TRANSIT svizzero pronto subito a venire entro breve, metteranno a dura prova le banchine liguri e le speranze di sviluppo. Ricordiamoci che se non ci diamo da fare con le infrastrutture i giovani rimarranno al palo disoccupati, presi di mira da una Legge Fornero veramente funesta che obbliga le aziende a manterere una gerontocrazia di occupati ridondante a costi insostenibili, un grave danno per le aziende del fragile sistema logistico italiano.
Occorre agire sui due fronti: implementare le infrastrutture accelerando i progetti già in camtiere e quelli previsti, e consentire ai giovani di entrare nel mondo del lavoro per operare quell necessario ricambio generazionale e dare respiro al conto economico delle aziende vessate oltre misura da una riforma sciagurata, recentemente in fase di riforma steriele coi suoi correttivi veramente scandalosi che non servono a rigenerare le aziende. Il sistema è bloccato, l'emergenza terremoto giustamente occupa la parte centrale del palcoscenico. Ma la Logistica italiana da troppi anni non ha quella attenzione che dovrebbe avere in un paese dell'Europa più evoluta, e per questo tutti gli indici economici ci danno una fotografia critica del sistema paese.
Senza misure coraggiose continueremo per anni a segnare il passo col PIL allontanadoci così sempre più dale economie di Germania, Francia e Inghilterra, contando sempre meno e soffrendo sempre di più, fino a far traballare la tenuta democratica.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 03 novembre 2016 alle 12:16

Mino Giachino

Caro Ministro,
il Porto di Rotterdam che insieme ad Anversa già oggi ci sottrae traffici, lavoro logistico, tasse portuali e il 25% della quota Iva per un valore che io stimo di 3-4 miliardi di euro, contando sui nostri tanti ritardi, in vista della entrata in funzione del Gottardo presenterà alle aziende italiane i suoi "plus" e le sue performance martedì 8 a Milano.
A rimetterci saranno in modo particolare il mio Piemonte , terra vocata naturalmente alla logistica, e i porti liguri. Voi fate bene a investire nella Manifattura 4.0,per rendere più competitiva la nostra manifattura,ma come dicono gli studi internazionali questo porterà a un saldo negativo tra nuovi occupati qualificati e riduzione delle mansioni meno qualificate. La Logistica e il turismo sono 2 polmoni fondamentali di lavoro. Perdere la logistica e' un doppio delitto.
Ho detto queste cose a "The MediTelegraph " e sai chi mi ha cercato per avere notizie dell'incontro di Milano? la Svizzera.
Ti ringrazio della attenzione,
Mino Giachino

Spedito da: Pubblicato il: 02 novembre 2016 alle 10:57

Ugo Pennisi

Egregio marco,
certo che le previsioni erano diverse. Per qualcuno (sia tra i politici e connessi, sia tra sedicenti esperti di settore, ma anche tra locali società improvvisatesi di consulenza che di norma altro facevano nella vita) tali previsioni erano ancora più "diverse" degli altri, immaginando numeri da capogiro completamente scollegati dalle dinamiche del mercato, quando già la crisi aveva duramente picchiato sul settore.
La questione, tuttavia, è che un qualunque committente (anche il più imprudente) può comunque ragionevolmente decidere se continuare a tutta birra nella spesa (ormai divenuta sperpero) di denaro pubblico, o se sia meglio fermarsi ad aspettare tempi migliori, minimizzando i danni.

Spedito da: Pubblicato il: 01 novembre 2016 alle 15:53

blood sweat and tears

@ TIRRENO BIANCHI

Stia sereno e non insulti, che è molto meglio per tutti.
Le misure di assitenzialismo esistono già e sono in vigore: Vedi art 15 bis della 84/94 come recentemente modificato a favore delle compagnie portuali e degli articoli 16 in stato di crisi.
E' servito a qualcosa ?
buona festa



Spedito da: Milano Pubblicato il: 01 novembre 2016 alle 08:17

Enrico Vigo

1872-2016 FERROVIA A BINARIO UNICO SAN LORENZO-ANDORA (SV), A 144 ANNI VA IN PENSIONE.

Dedico alla Prof.ssa Fornero l'evento, per intuibili ragioni, un pensionato longevo eccellente, emblematica la disattenzione per la Liguria dei governi nazionali dal 1945 ad oggi, incapaci di raddoppiare prima un collegamento ferroviario internazionale decente, manca ancora l'ultima tratta, la Finale Ligure-Andora, per ora non finanziata. Tuttavia oggi è una data storica che sancisce la dismissione di questa tratta costiera panoramica ad un solo binario, ovviamente per alcuni giorni si avranno pesanti disagi in attesa della nuova tratta a doppio binario in fase di apertura, non senza vivaci polemiche. Infatti mancano ancora collegamenti e viabilità tra le nuove stazioni più a monte ed il litorale, i comuni interessati avranno non pochi problemi logistici di accesso stradale e di mobilità urbana , evitabili se le amministrazioni locali ed il general contractor (ed i capitolati costruttivi) si fossero meglio coordinati. Il tempo lo avevano, i lavori hanno anche subito pesanti ritardi rispetto alla roadmap iniziale, ma lo sfacelo italiano è servito "according to the best Italian traditions". Abbiamo quindi ai nastri di partenza una ulteriore tratta raddoppiata di una ventina di kilometri quasi tutta in galleria, finalmente. Tuttavia fino a che tutta la tratta ligure di ponente non sarà raddoppiata i vantaggi in termini di capacità (tracce) e velocità saranno ovviamente limitati, ma da non sottovalutare. La lunga e lenta marcia verso il progresso della nostra povera Liguria continua ed ora, purtroppo senza risorse ed un cronoprogramma preciso per l'apertura dei cantieri dell'ultima tratta, restano le preoccupazioni. Ce lo siamo già detti più volte, le passerelle dei politici hanno stancato, qui bisogna andare al sodo una volta per tutte. La linea Nizza-Genova-La Spezia-Firenze deve essere resa più efficiente in Liguria col raddoppio, in Toscana con il segnalamento, poter raggiungere Roma in tempi decenti europei, è un traguardo irrinunciabile, per merci e passeggeri. Stendiamo un velo pietoso su nodo ferroviario di Genova e terzo valico dai tempi infiniti e godiamoci per ora questo tanto atteso upgrading, questa tappa importante per il futuro regionale, nazionale e del sud Europa. Auguri Liguria.

Spedito da: Aigues Mortes Pubblicato il: 01 novembre 2016 alle 03:23

baronessa Filiguelli de Bonchamps

Bau bau, poverino... non riesco a prendere sonno pensando a quel tenero cagnolone. Speriamo che Messer Rubicondo lo metta in salvo, povera creatura

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2016 alle 22:25

Tirreno Bianchi

Caro timoniere, come sempre la madre degli imbecilli è sempre incinta. Al quaquaraqua' che cita Churchill gli consiglio di sciacquarsi la bocca e mettere in moto il cervello se lo ha prima di parlare della Pietro Chiesa. La Pietro Chiesa non ha mai vissuto di assistenzialismo ma ha sempre vissuto del proprio lavoro. Si informi meglio l'anonimo ominicchio

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2016 alle 22:17

marco

Errata corrige: mi scuso per il refuso,volevo dire 10 milioni....20 milioni all'anno.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2016 alle 16:56

G. Merello

GRONDA, "NO GRONDA". AUTOSTRADE PER L'ITALIA...

Seguo Vigo di ieri sulle autostrade liguri (le più "care" d'Italia) "sub standard" o "mancanti", con in testa l'agognata Gronda che fa di Genova l'unica città italiana priva di tangenziale gratuita.
Le ultime sulla TELENOVELA (simile a quella del Terzo Valico, ribattezzato Tunnel dei Giovi dopo l'ultimo botto su "Ndrangheta & C") parlano di 7 anni in più di concessione (dal 2038 al 2045!!!) ad Autostrade per l'Italia (ASPI).
Pare l'ultima versione del "progetto definitivo" consegnato da ASPI al Ministero dei Trasporti. L'operazione "Allungamento concessione in cambio di nuova opera" sarebbe il superamento del precedente iter che prevedeva aggravi tariffari per tutte le autostrade che già pagano salati pedaggi (escluse penso quelle gratuite pagate da Pantalone, tipo la Salerno-Reggio Calabria lastricata d'oro).
Pare che il Ministero Infrastrutture stia "lavorando" con la Commissione Europea, per avere l'ok sul modello francese. Quello del "dèbat public", lo stesso che per l'ennesimo tracciato Gronda al 90 % in galleria ha visto lievitare i costi dagli iniziali 1,8 a 3,8 miliardi! Con l'ulteriore "vantaggio" per il Fronte del NO di allungare molto anche i tempi, nonchè sperare che scavando gallerie si trovi minerali d'amianto, facendo scattare le normative più restrittive del mondo. Le solite truppe del No sono pronte..
Alla faccia di una città agonizzante, e dell'imperativo categorico di nuove infrastrutture di collegamento per dare impulso a traffici, industrie, commercio e turismo, richiamando investitori. Cioè SVILUPPO!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2016 alle 16:02

marco

Da osservatore neutrale: quando te le tirano dalla bocca.
Se non le avessi viste e sentite non ci crederei.
A partire degli anni duemila operatori portuali e politici, ivi compreso stampa e presidenti vari, compresa autorità portuale, a lamentare l'insufficenza delle piattaforme container (non faccio nomi perchè li sappiamo tutti). Le profezie sui futuri teus movimentati .. ricordo le cifre, ora si potrebbe dire che si faceva a a chi la sparava più grossa..10.000....20.000 negli anni a venire. E allora giù con ipotesi di nuovi terminal, grandi progetti ecc. E ora? Ora a lamentarsi perchè l'osso da spartire non basterà per tutti? Allora come ora il problema era solo da che parte si tirava la coperta? Non è che le previsioni erano esagerate allora così come sono pessimistiche ora e in ogni caso sempre strumentali.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 31 ottobre 2016 alle 14:17

Enrico Vigo

ARMATORI GIAPPONESI (3) NEL LUGLIO 2017 ALTRA PREVEDIBILE TEGOLA OCCUPAZIONALE PER GENOVA, diventeranno 1.

Dopo Hanjin (Corea) prosegue il riassetto degli armatori, questa volta di bandiera giapponese, tre diventano uno, probabili esuberi in vista per ben tre agenzie marittime. Ed è solo l'inizio. Facciamocene una ragione, il mondo dello shipping è in fase di concentrazione, il gigantismo, per ora è l'unico rifugio possibile.
Ma Genova deve puntare alla logistica di valore aggiunto, alla quale sembra aver rinunciato da qualche anno dopo convegni e buoni propositi sbandierati con prosopopea per un decennio. Dove è il porto-secco nell'Alessandrino-novese? Tutto archiviato tranne gli sberloni che arrivano dal mercato e che fanno piuttosto male, senza contromisure efficaci. Aziende troppo polverizzate, sottocapitalizzate, Italia terreno di conquista di multinazionali avare e sterili, inadatte a sviluppare il business che gli imprenditori dialettali nostrani, in parte appagati da nicchie dorate, in parte incapaci di mettere la testa fuori dal perimetro dorato locale, non riescono a produrre quell'offerta logistica qualificata che il sistema produttivo del nord ovest reclama da troppi anni.
Lo spreco delle aree ILVA (ex-Italsider) di Cornigliano è emblematico, nessuno dei due caravanserragli politici di sinistra e destra è capace di far fare il salto di qualità alla struttura produttiva logistica locale, reclamando una ricusazione dell'accordo di programma mai rispettato da ILVA. La legge Fornero obbliga le aziende a diseconomie intollerabili, questo governo è contro le aziende e contro il personale dipendente, accecato da una miopia devastante. L'assetto produttivo del comprensorio genovese va ripensato integralmente, altrimenti subiremo passivamente e dolorosamente tutte le frustate del mercato.

Spedito da: Pubblicato il: 31 ottobre 2016 alle 10:13

blood sweat and tears

Se anche massimo minnella, dopo aver ostinatamente previsto per anni un radioso avvenire fatto di milioni e milioni di teus...ha finalmente capito che nei porti della liguria a brevissimo ci sarà un eccesso di offerta (grazie alle scelte infrastrutturali demenziali che il "suo" governatore dal nome impronunciabile decise di avallare anni addietro), vuol proprio dire che i prossimi anni saranno di lacrime sudore e sangue.
Ecco cosa vedo ...
Il neo presidente della Autorità di sistema Signorini si troverà di fronte la vecchia litania della CU e della Pietro Chiesa, che chiederanno le solite cose: mantenere la loro sopravvivenza con le consuete misure di assitenzialismo e ...tanti saluti per gli altri.
I terminal liguri ingaggeranno una spietata lotta sulle tariffe che vedrà - naturalmente - vincitori solo quelli in grado di automatizzare i processi, con conseguenti esuberi di personale dietro l'angolo.
il Piddi ligure farà finta di essere caduto dalla Luna e invocherà una riforma del "sistema",,,,senza manco sapere di cosa si parla...

E Via cosi, si assisterà al consueto teatrino dell'assurdo.
Venghino signori venghino, chi più ne ha più ne metta.

1 2 3 ...   10

Tutti i blog sono moderati e i commenti ritenuti inadatti (a nostro insindacabile giudizio) non saranno pubblicati.