SERVICES

Marginalità: è il destino sociale della Liguria dei porti

In principio era il Porto, e il Porto era Dio. Oggi Genova e Savona sono equiparate a Manfredonia, strangolate dalla burocrazia alimentata da una dolosa riforma. Svuotate, appiattite, costrette a cantare e a portar la croce senza alcuna autonomia decisionale. Non basta nemmeno più una legge speciale con cui il governo riconosca ai due porti lo status di sistema strategico su cui l’Italia punta per crescere e recuperare traffici. Una soluzione ragionevole sarebbe l’attribuzione all’Autorità di sistema portuale di poteri straordinari. Per consentire al presidente di intervenire e decidere a tutto campo, sui fronti del lavoro, delle imprese e dei business. Per sottrarlo allo stillicidio dei condizionamenti da bazar levantino e delle pressioni politiche da basso impero. Per confermare che Genova è l’unico porto europeo al servizio del continente.

Oggi la nuova Authority è un ente economico di sviluppo solo sulla carta, ma in realtà scandalosamente sottoposto all’Istat, cioè a rigide forme di contabilità pubblica su acquisti, assunzioni e appalti. Paolo Signorini, che dei due porti è presidente, non dispone di poteri concreti. Non può, ad esempio, rivisitare statuti ostili al mercato come quello dell’Aeroporto spa. O far saltare accordi di programma (Cornigliano) per recuperare aree preziose per la logistica e il territorio. Non ha titolo per acquistare le parti non demaniali dello stabilimento Piaggio e collocare sul mercato l’area unificata, non guardando al solo profitto ma al bene comune per l’economia e il lavoro. Impensabile che tra le pieghe della Brexit possa cogliere ricche opportunità, convincendo i colossi del brokeraggio assicurativo ad insediarsi sotto la Lanterna. Non può scegliersi collaboratori né dettare le regole del gioco. L’uomo che rappresenta il principale porto italiano cammina a cavallo delle banchine disseminate di mine anti-uomo con il cerino in mano. Perché il regime omologato frantuma le grandezze di scala, mette sullo stesso piano terminal che movimentano quasi 4 milioni di container l’anno e approdi che non ne contano 100 mila, cataloga il lavoro portuale senza distinzioni.

Chi tiene in scacco Genova nell’omertà più assoluta, consentendo il perpetuarsi dell’immobilismo consociativo e parassitario e del potere della burocrazia? Hanno copiato, frugato, saccheggiato, forse avvelenato i segreti più preziosi del porto e di loro sappiamo che il capolinea sta a Roma e che il rapimento dei codici di programmazione del sistema ligure potrebbe rivelarsi una minaccia letale. Nel vuoto assoluto di idee, sostegni e contributi da parte della politica locale, la nuova Autorità sembra incapace perfino di dotarsi di un board (l’ex Comitato portuale) adeguato e consono ai problemi e al mercato. In compenso il pressing sulla presidenza è asfissiante. Perché gli obiettivi dello stesso retrobottega della politica non sono la plurivelocità della nuova Europa, l’integrazione nello scenario Reno-Alpi in nome della crescita e della competitività ma solo piazzare questo o quell’altro professionista di fiducia tra gli ingranaggi del mausoleo di Palazzo San Giorgio. L’arretratezza delle infrastrutture è ormai un alibi. E il dramma dello shipping allo stremo sembra un problema che interessa i marziani, non la Liguria. Eppure i conti di Maersk fanno impressione, il disastro Hanjin dimostra che anche i colossi non sono mai troppo grossi per non essere lasciati fallire, la tedesca Commerzbank AG e la HSHNordBank si sono dissanguate prestando soldi alle compagnie marittime.

La realtà è che a questa parte di Genova che conta, importano ben poco le leggi speciali o i poteri straordinari concessi al porto e al suo presidente. Probabile che abbia già scelto di restar fuori dal disegno europeo di sviluppo in nome della decrescita e del mantenimento di locali privilegi. E che abbia anche rinunciato a costituire su queste banchine di Genova e Savona la base a sud del corridoio del Gottardo. Nessuna alleanza economica e culturale per riconquistare i business della pianura padana, destinati a gravitare sempre più sulla Lombardia e sul Nord Europa. Competitività, crescita e regole sono altrettante bestemmie. E’ l’autoprotezionismo dei privilegi di pochi. Frenare e invertire la rotta è possibile. Con interventi speciali. Ma la sensazione sempre più pesante è che scrivere su Genova sia un po’ come scommettere, alle corse, su un cavallo zoppo: inutile sprecarci inchiostro. E poi per parlare a chi? Non certo ad amministratori afoni, impalpabili, che non si preoccupano neppure più di rispondere a un codice etico stabilito dal loro partito o dal loro Capo ma seguono copioni individuali composti dall’incompetenza, dall’inutilità, dall’arroganza, dalla supponenza, dagli interessi personali.

E i genovesi? Ormai sono abituati ad attraversare campi minati, scavalcare fili spinati, attendere inutilmente autobus sgangherati, perdere giornate incolonnati sulle auto ai caselli, annusare olezzi da latrina. Un suk di assuefatta disperazione. Chi si ricorda che questa città ha bisogno di idee e progetti? Chi si preoccupa del fatto che esiste anche una città dove invisibili presenze senza nome costruiscono rifugi e rovistano tra rifiuti? Continuiamo ostinati a domandarci: sarà ancora possibile disegnare un modo diverso di essere vivi?

SCRIVI UN COMMENTO

Commenti inseriti: 157 — pagina 1 di 7

Spedito da: italia Pubblicato il: 01 marzo 2017 alle 11:41

paolo ruffino

Mi pare che anche i giornali hanno perso la memoria storica degli eventi portuali... La riapertura della via della seta, e credo che il timoniere me lo possa confermare!, fu uno dei cavalli di battaglia del presidente del Cap Roberto D'Alessandro alla metà degli anni Ottanta. Che si ispirava a Marco Polo!!! E con buoni risultati, visto che oltre ai danesi di Maersk agganciò i cinesi di Cosco e altri gruppi del Far East, facendo la spola tra Genova e la Cina e Taiwan (Gigi Negri, Yang Ming ecc...).
Questi di oggi ti riciucciano il solito brodino che è solo un vergognoso bluff. Quindi concordo con il timoniere: scrivere di Delrio è inutile a prescindete, non è una cosa seria! Se li conosci li eviti!


Spedito da: Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 23:52

giorgio.carozzi

@merello
di delrio e della sua corte dei miracoli (e miracolati) non bisognerebbe più parlare sui giornali...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 23:45

Tremal nike

Altro che radio libera, Pilotina è un cult: sottoscrivo in toto l'analisi del timoniere.
Aggiungo stasera che il Modello Leaf che la Nissan ha regalato a Papa Francesco è un bel segnale. Per i Porti e la logistica in generale ci si deve chiedere veramente dove andrà il mondo del prossimo futuro, perchè le conseguenze potrebbero essere impressionanti. Già sulla Pilotina era stato indicato l'enfatico lancio del Nikola One class, camion elettrico ed a idrogeno. Anche la Mercedes Benz se ne era venuta fuori con l'eTruck un camion elettrico ora entrato in pre produzione, ancorchè forse più indicato per consegne "urbane" giornaliere.
Ma se il futuro fosse di nuovo dei camion elettrici e quindi a ridotte o nulle emissioni inquinanti, come forse qualcuno della ciurma prevede? Pensate che cambiamento..


Spedito da: Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 22:54

Re Mogio

Bel pezzo. timoniere!. Avanti così.

Spedito da: Mercato Orientale Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 21:45

Pino Abete

Dicono che il divoratore di tartine sia in grande forma. Lui e quei pochi che si porta dietro. Dicono che chieda moneta a tutti, ma proprio a tutti...e stia istruendo in tal senso anche i suoi adepti. Che prima o poi gli volteranno le spalle.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 17:00

G. Merello

Caro Timoniere, senza addentrarmi nel vasto campo che oggi affronti, sottolineo quanto scrivi riferendoti a Delrio ("che si occupa benissimo degli affari del Sud..") e a qualche parlamentare di casa nostra ("che copre malissimo gli interessi di Genova e Liguria..").
Penso che al di là di parole e dibattiti, nei fatti (compresi quelli nuovi reali o allo studio a Genova e quelli sponsorizzati da Delrio & c in Cina) occorrano come sempre i FINANZIAMENTI. Quelli per capirci che si trovano sempre per il Sud (vedi diluvio nell'ultimo Decreto Sud approvato con 122 sì e 94 no) ma difficilmente per chi li porta in tasse allo Stato.
L'amico "Dark Side of the port" da Trieste riferendosi a Delrio che nella missione cinese ha parlato diffusamente di PORTI chiede giustamente: QUALI?
Il Secolo XIX e The Meditelegraph il 23 c.m. (PRIMA della visita ufficiale) scrivevano che "la nostra delegazione starebbe valutando se proporre ai cinesi i sistemi portuali di Genova e Trieste...porti sui quali pendono una serie di progetti di massima elaborati con i politecnici di Torino e Milano con la consulente PriceWaterCooper e la stessa CdP, per i corridoi Reno-Alpi e Baltico-Adriatico". Con possibile coinvolgimento di istituti bancari cinesi nella strategia One Belt One Road-Nuova via della seta.
Da fonti come Ansa e Nautilus in data 25 c.m., con commenti di Delrio durante/dopo la visita, come nomi si leggono apparentemente conferme per "..i porti del mar Ligure e dell'alto Adriatico" oppure "Trieste e Venezia e Genova e Vado Ligure pronte ad accogliere..".
Ma sembrano frasi riportate non virgolettate, non dichiarazioni testuali di Delrio, il quale ha parlato di tante cose e sui porti pare sicuro aver sponsorizzato fortemente..Taranto.

Spedito da: capannelle Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 13:17

fdp

Sottoculture... Grazie Timoniere, un'altra boccata di puro ossigeno!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 12:37

giorgio.carozzi


TOMMY GUN…

Sperare, come fa l’amico Genoa City Rockers, che questo nostro mondo portuale ripiegato su se stesso s’interroghi rapito sui contenuti della seconda opera del gruppo dei Clash, individuando pure parallelismi con le vicende genovesi, mi pare masochistica utopia. Questi sono incapaci pure di rivisitare la poetica dei Trilli, figurati se si specchiano nella Londra piena di sottoculture in guerra fra loro e nella visione politica che i Clash proiettano su una potenziale Gran Bretagna fascista e decadente. Specchio del mondo già alla fine degli anni Settanta. Geniale comunque l’idea di suggerire alla nostra “libera emittente” (cito Thule…) di rispolverare quel disco - "Give 'em enough rope" – incredibilmente rivoluzionario e socialista…
Del resto l'argomento è questo, ed è davvero molto intrigante e stimolante la piega presa dal dibattito sul lavoro portuale, il tema più importante e più trascurato dalla politica di governo e di opposizione per incapacità, ignoranza, calcoli, spregiudicatezza, rancori e opportunismi. Chiedere a caso, per una verifica, all’entourage di Delrio (che si occupa benissimo degli affari del Sud) o a qualche parlamentare di casa nostra (che copre malissimo gli interessi di Genova e della Liguria). C’è una frase che riassume il senso dell’intera questione e con la quale si potrebbero aprire e chiudere tutti i nostri interventi. L’ha scritta Valentina, camallo professionista della Culmv: “U le na macchina da palanche..”. Si riferiva al porto, ovviamente. Il problema, cara Valentina, è che magari oggi c’è qualcuno di robusti appetiti, giustamente insaziabile che però vorrebbe guadagnare di più assottigliando la redistribuzione delle fette di torta Pasqualina. Braccini corti di provincia, che reinventerebbero volentieri un sistema operativo più maneggevole dal punto di vista sociale e fondato sulla precarietà telecomandata. Ridurre il dibattito sul futuro del lavoro in porto al ruolo e alle prestazione oppure al’organico o alla produttività della Culmv, mi pare francamente sconfortante. Al di là dei limiti della Compagnia e delle sue potenzialità inespresse di rinnovamento. Sarò sciocco, ma mi chiedo perché mai i terminalisti non lanciano allora una campagna di assunzioni di nuovi dipendenti diretti. Tanto prima o poi ce ne sarà bisogno. Risolverebbero il problema alla radice. O no?
Insomma, questo sistema di piccoli agguati e di mediocri schermaglie al ribasso tutte giocate a ciglio banchina non mi piace e non mi convince, non è il modo migliore per ricreare la fiducia. Suggerirei, alle imprese spesso assenti o impalpabili sul piano degli interventi politici e delle strategie, qualche strada alternativa per ricompattare città e porto.
Se è vero che il futuro di Genova si decide quest’anno, perché non avviare un dibattito serrato per aggregare consensi intorno ad alcune tesi di fondo? Che sarebbero poi le seguenti:
1) Genova unico porto europeo al servizio del continente, poteri speciali all’Authority;
2) Misure per favorire investimenti stranieri ;
3) Integrazione porto-aeroporto-ferrovia nel settore delle crociere (che iniziano a Monaco, Ginevra o Zurigo via treno o dalle Americhe via aereo)
4) Sistema aeroporto Genova-aeroporto Nizza
5) Infrastrutture: gronda, terzo valico, raddoppio Ventimiglia, nuovo terminal contenitori (il sistema deve averne almeno tre per fare 10 milioni)
6) Una scuola di infrastrutture e trasporti con i politecnici e con il Ministero.
7) Una politica che premi i giovani: stage presso imprese in Italia e all'estero
8) Turismo marittimo
E se la smettessimo di inseguire potere, poltrone, falsi miti e rassicuranti egoismi e puntassimo davvero su crescita, occupazione e lavoro? Altro che Culmv… Abbiamo bisogno di un rovesciamento di prospettiva, di spostare il centro della politica dentro la nostra vita. Abbiamo bisogno di cercare insieme nuove forme di lotta e anche di eros, per vivere una politica calda, legata alla vita di ogni giorno, a ciò che dipende da noi. Abbiamo bisogno dai dare più valore alle relazioni, alle singole ore delle nostre giornate, alle mille piccole cose che possiamo fare o non fare.


Spedito da: Trieste Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 08:24

Dark Side of the Port

@THUG
@MABUSE
Leggo su MF che Mattarella e Delrio avrebbero parlato diffusamente di porti durante la missione cinese.
Quali?

Spedito da: Pubblicato il: 28 febbraio 2017 alle 00:01

mojo hand

questa sera invece di prendere velocemente la sopraelevata sono andato alla fiumara. meno male che a genova c'e' il porto, Carozzi!


Spedito da: Genova Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 23:20

penultima thule

meno male che c'è la Pilotina. E' come una radio libera negli anni settanta

Spedito da: Janua Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 22:02

Dottor Mabuse

@Merello
Non avrà buona fama ma di maniman ne è piena la città è temo che ne io ne lei ne vedremo mai la fine...e comunque ghe né pe l'ase e pe chi o menna.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 21:53

Dottor Mabuse

Cito: I lavoratori di Genova del terminal portuale Messina, dopo una prima bocciatura, hanno promosso la proposta di accordo con l’azienda che prevede la novità del passaggio al nuovo contratto dei porti adottato dal gruppo, visto che fino allo scorso anno, in banchina, era in vigore quello di Confitarma.....
Una nota di colore dopo le votazioni si sono allontanati dalle urne intonando un simpatico gospel a lode e gloria dello scomparso Confitarma, roba da ricchi ma ahimè defunto......o fatto fuori in maniera premeditata...ai poster lardo e sentenze

Spedito da: Genova London Calling Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 21:40

genoa port clash city rockers

A quelli che vogliono male ai lavoratori del porto di Genova (nessuno escluso od eccettuato, diretti e indiretti) dedico il secondo album dei Clash City Rockers: Give 'em enough rope. 1978. Vediamo se capiscono.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 16:09

G. Merello

Rispettabili tutte le opinioni ma chiaro che fatti e situazioni spesso cambiano...secondo i punti di vista.

@ Dr Mabuse: certo, "ci si permette solo una certa dose di sospetto..non si sa mai". Ma a Genova i sospetti tendenti alla malevolenza diventano "maniman" che non ha buona fama.
Non voglio passare per ingenuo illuso: nel caso MSC-Messina anzi ho sottolineato le realistiche dichiarazioni di P. Vago sul "percorso ancora lungo", in fase di studio perchè ci sono buone intenzioni ma anche difficoltà. Il mio accenno ad uno "schiavismo" temuto da alcuni era solo riferito ai forse esagerati timori verso i "vecchietti" stanchi, stufi e inadatti ad una nuova gestione. Chiaro che in arrivo non ci sono "salvatori della patria" ma imprenditori che penso abbiano lo stesso obiettivo dei lavoratori: se non si è normalmente competitivi si chiude bottega.

@ Thug: sulle enormi carenze e ritardi fino ad oggi nelle nostre infrastrutture specie ferroviarie sono da sempre critico come Vigo e tutti. Con in testa il Terzo Valico, che dopo decenni di boicottaggi dei vari No Tav, Moretti & C ora finalmente pare andare avanti seriamente, obiettivo ufficiale il 2021. E che deve essere completato da tutti gli adeguamenti a monte e a valle, entro max lo stesso 2021, è arcinoto. Ci vogliono costanti finanziamenti e cabina di regia Piemonte, Liguria e Lombardia! Ma se si parte dal concetto che "sono tutte panzane" ad es quanto detto e scritto nello scorso novembre fra Italia/Delrio e Svizzera/Leuthard, la quale ha riaffermato che "la Genova-Rotterdam DARA' un'offerta eccellente per merci e operatori della logistica".
Senza particolari ricerche, evidente che la Chiasso-Luino-Milano interessa la Svizzera per i traffici con la parte più industrializzata d'Italia...ed è pure sul corridoio per Genova.

@ Jack: perfettamente d'accordo, anch'io spero e penso che chi subentra (Sech) e chi studia come partecipare in Messina non sarà "schiavista". Idem sui "processi alle intenzioni" che qui qualcuno ama fare ma lasciano il tempo che trovano per non dire peggio.
Niente di nuovo sotto la Lanterna? Speriamo in qualcosa in meglio, è possibile.

Spedito da: porto antico Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 11:38

jack

Caro Merello, fidati, non ci sono schiavisti e i processi alle intenzioni lasciano solo il tempo che trovano, cioè niente!
La prospettiva è un po' diversa, c'è tra quelli esistenti in loco chi un po' tira la corda e un po' fila la lana, niente di nuovo sotto il sole della lanterna. Però sono contrapposizioni che producono poco in prospettiva e servono solo a far incazzare chi lavora...

saludos

Spedito da: Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 10:55

Thug

Scusi @merello, non ho più raccolto il suo invito.
Parte della risposta (le panzane ferroviarie raccontate dai ns governanti), cmq, la trova nell'ultimo preciso intervento di Vigo; quanto agli svizzeri fuggiti e all'investimento sulla tratta Chiasso/Luino-Milano (nonché sul terminal di Segrate), non ho voglia di farle io una ricerca, ma trova ampia bibliografia su internet. C'è stato un periodo, a spanne almeno una decina di anni fa, che Hupac faceva svariati treni a settimana da Ge. Provi un po' a indovinare oggi quanti ne fa.

L'intervento di @Pino Labatteria invece mi è a dir poco oscuro, puoi precisare?

Spedito da: Janua Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 06:39

Dottor Mabuse

@Merello
guardi che nessuno tira niente ne corde ne altro. Ci si permette solo una certa dose di "sospetto", sa non si sa mai.
Mentre tutto crolla intorno stai a vedere che siamo stati così fortunati da aver trovato l'unica colonna che sta in piedi.
Per quanto riguarda lo schiavismo quello ce lo siamo andati tutti a cercare con il CCNL UNICO DEI PORTI, immagino di si ma fosse il contrario la prego di andarlo a vedere, sembra scritto dalla Sibilla Cumana nulla di certo tutto da interpretare, solo i sindacati italiani potevano partorire un tale gioiello.
Cordialmente

Spedito da: Genova Pubblicato il: 27 febbraio 2017 alle 01:25

Marco Girella

Caro Giorgio,
premesso che sostanzialmente concordo con la tua analisi sulla attuale situazione del porto di Genova, vorrei ricordare (ma tu lo sai forse meglio di me) che una legge che conferiva poteri straordinari al porto di Genova configurandolo quasi come " un pezzo di Stato nello Stato" c'era già. Si tratta semplicemente di quella legge del 1903 istitutiva del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, che tutti da trentanni a questa parte (Ministri, Presidenti, Segretari Generali, Imprenditori ecc.) hanno fatto a gara ad affossare definendola obsoleta magari senza neppure averla letta.
Ma non viene in mente a nessuno che probabilmente occorreva solo aggiornarla alle nuove realtà conservandone però l'impianto generale ? Non vorrei passare per un "laudator temporis acti" ma vorrei anche sommessamente ricordare che quel modello di porto che una quarantina di anni fà si è cominciato a disfare definendolo inefficiente, non competitivo, corporativo, pre industriale ecc.( come in molti casi effettivamente era) produceva molta ricchezza e per tutti ( lavoratori ed imprenditori delle diverse categorie). Non vorrei sbagliare ma mi sembra a volte che il porto di oggi pieno di traffico, efficiente , competitivo e liberalizzato produca poca ricchezza e per pochi.
Un affettuoso saluto.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 26 febbraio 2017 alle 18:19

G. Merello

100 % d'accordo con Short beach
E con Giorgio Carozzi e quanti altri non concordano con quelli (forse senza problemi e/o figli disoccupati..) che appunto "tirano la corda" in una situazione di crisi locale dentro la crisi mondiale, in cui sembrano aprirsi spiragli positivi per Genova e il suo porto.
Specie parrebbe da parte di privati, pur sospettati di avere intenzioni..non di pura beneficenza, e/o di venire a fare gli "schiavisti".
NB: Nel "processo alle intenzioni" in particolare nel caso MSC-Messina ci si dimentica che come dichiarava l'altro ieri Pierfrancesco Vago "con Messina il percorso è ancora lungo".
Di facile in giro ci sono solo le critiche...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 26 febbraio 2017 alle 16:51

Errico Malatesta

In effetti Short Beach, hai ragione. Siamo tutti presi da piccole beghe che ci dimentichiamo di cosa succede nel mondo e come, incredibile a dirlo, siamo quasi - quasi ripeto! - "meno peggio" di altri.
Cerco di tradurre la dichiarazione fatta da Paddy Crumlin, presidente dei portuali radunati nella ITF a sostegno della lotta dei portuali della Costa est e del Golfo del Messico.

"La ITF ... manifesta il suo incondizionato supporto a tutti i lavoratori affiliati all'ILA (International longshoremen Association - associazione internazionale dei portuali) dei Porti dell'Atlantico e del Golfo nella loro lotta contro le politiche delle Autorità Locali destinate a produrre perdite di posti di lavoro e danni economici.
I tentativi fatti dalle Port Authority della Carolina del Sud e dalla Waterfront Commission di New York di indebolire i diritti dei lavoratori costituiscono una minaccia per tutti i portuali del mondo. Libertà di associazione e solidarietà sindacale sono essenziali per i lavoratori nell'economia globalizzata e la ITF è orgogliosa di schierarsi al fianco dell'ILA e di supportarla completamente ("..speak with one voice").
Dalla Spagna alla Carolina del Sud i diritti dei portuali conquistati così duramente sono sotto attacco. ITF e tutti i suoi organismi associati saranno in prima fila nella lotta."

Paddy Crumlin,
Presidente dell'ITF (Associazione Internazionale dei lavoratori del Trasporto).

Spedito da: Pubblicato il: 26 febbraio 2017 alle 12:26

blue&Lonesome

@rathenau

accidenti! ne vedremo tante, allora,(speriamo belle!) tra l'Assereto e il Ronco Canepa nella guerra ro ro tra Aponte e Manuel Grimaldi..

Spedito da: Pubblicato il: 26 febbraio 2017 alle 11:59

giorgio.carozzi

@vincenzo latorre
grazie di cuore! Suggerimento giornalistico più che intrigante, in effetti non ci avevo pensato!

Spedito da: usa Pubblicato il: 26 febbraio 2017 alle 11:43

short beach

Giornata di sciopero indetta dai portuali dei porti Usa dell'atlantico e del golfo del Messico. Non si sa ancora il giorno, ma vi sarà una giornata di protesta dura contro la riduzione del numero dei portuali a favore di forme di affitto di lavoro esterno.
La notizia è già su tutta la stampa specializzata.
Rappresentanti dei terminal....preoccupatissimi.
E voi a Genova che ... never had it so good , tirate la corda??




Spedito da: Basilea Pubblicato il: 26 febbraio 2017 alle 11:13

Wally Rathenau

Certo che voi italiani siete incredibili...
Nel 2016 la Finnlines, traghetti ro ro al 100% operativi in Germania, Svezia Finlandia ecc di Grimaldi Napoli ha appostato 68 milioni di Euro di profitti...



1 2 3 ...   7

Tutti i blog sono moderati e i commenti ritenuti inadatti (a nostro insindacabile giudizio) non saranno pubblicati.