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5.000 sfumature di rosso nel laboratorio della decrescita

Come un peccato di prima mattina: caffè, focaccia e una pinta di rum per il super commissario che non intende intonare l’inno alla sconfitta. In questa guerra di indipendenza e liberazione, l’attesa è per il racconto di ciò che forse lo stesso Blek Macigno-Bucci preferirebbe dimenticare. Vorrà negare alla ciurma di Pilotina la ghiotta opportunità di concedersi un pizzico di maligno divertimento? Entrare con l’archibugio del trapper a Palazzo San Giorgio per far sloggiare Amleto Mestizia ha il valore di una missione ineludibile.
Non tanto e non solo perché il predecessore del Grande Blek rappresenta l’inadeguatezza di un abusivo che ha lasciato praterie spalancate per le scorribande del clan dei savonesi, della burocrazia dell’Autorità portuale, delle mazze dei censori, delle titubanze dei vertici istituzionali e della complice rassegnazione popolare. Il fatto è che Amleto Mestizia è l’ineguagliabile precursore della politica del non fare, il paradigma dell’inconsistenza supponente, il teologo della decrescita. Ma anche lo specchio rovesciato della deriva comune. Deprecare oggi è un insulto al buon senso, già sottilizzare è grottesco. Sapevamo tutto con largo anticipo, non esistono alibi dietro cui nascondersi. Se non l’insofferenza planetaria verso la bandiera di San Giorgio, come ai tempi dei Savoia. Del resto il piano sembra identico a quello di Vittorio Emanuele e del generale Lamarmora.

Oggi come allora, dai massacri nelle piazze e nelle chiese alle macerie. Genova è stata programmata da tempo come il laboratorio cardine della decrescita e intorno al porto sono state orchestrate tutte le nefandezze possibili. Il progetto non è nuovo e dispone di molti sponsor: investire sull’assistenzialismo e tagliare i fondi per la produzione, in quanto possibili moltiplicatori di consolidamento, crescita e occupazione. Nessuno, dunque, può restare allibito davanti alle cinquemila sfumature di rosso, ai tragici scherzi del destino, all’emergenza cronica, alla vacanza della mente. Il vero coraggio è ammettere vulnerabilità e precarietà del porto-città e raccontare Genova in una luce diversa. Le umiliazioni non finiscono mai.

A minare la leadership genovese ci ha provato con ottimi risultati il centro sinistra privilegiando il Nord Est, dilapidando milioni in porti morti e sepolti, varando una legge di riforma che grida vendetta e indebolisce ulteriormente il primato sui mercati della capitale della logistica italiana. Quelli di oggi pensano sia doveroso chiudere il cerchio, non lasciare il lavoro a metà. Investimenti, sostegni, visioni progettuali? Ma per favore… L’esaltazione dell’ignoranza e dell’incompetenza è un dogma. Sgretolare la prima industria nazionale dello shipping è diretta conseguenza: il decreto-Genova è uno schiaffo al lavoro, alle imprese, alla crescita, alla speranza. E l’accanimento pregiudiziale contro Autostrade ha la stessa valenza ideologica di chi non vuol lasciare spazio alla contrattazione e all’investimento.

Segnali di speranza? Pochi. L’aggregazione armatoriale giapponese One insedia sotto la Lanterna la propria centrale operativa. E Psa di Singapore investe altri 30 milioni di euro nel porto di Pra’-Voltri, rinnovando con 21 nuove gru gommate elettriche l’intero parco delle macchine diesel di piazzale. Messaggi lanciati con il cuore in gola dal terminalista e dagli operatori genovesi. Impegnati a tamponare le falle di un’azienda che genera complessivamente 120 mila posti di lavoro e garantisce 6 miliardi l’anno di entrate per lo Stato servendo l’area geografica con il più importante tessuto manifatturiero europeo e collegando il centro-nord est dell’Italia con la Francia e la Svizzera. La prima industria nazionale, sicuramente quella che ha fatto segnare il più alto tasso di crescita negli ultimi 10 anni.
La Ferrari della portualità tricolore: da Genova si imbarca il Pil italiano nel mondo. Ma è un’impresa globale già aggredita dai grandi caricatori che stanno imponendo balzelli esorbitanti su ogni container, quotidianamente monitorata dalle multinazionali del mare che pretendono galline con le uova d’oro e non cumoli di macerie e di promesse vuote. Genova potrebbe ancora trasformarsi in simbolo positivo di un Paese che non si rassegna alle disgrazie ma trasforma la tragedia in opportunità, può diventare la motivazione e la chiave per aiutare l’Italia a liberarsi dai vincoli imposti dalla burocrazia e dai codici bizzarri e metafisici dell’incompetenza. Pare però che la politica e il governo non riescano ancora a cogliere il pericolo di potenziale devastazione. Il crollo di Genova rischia di condizionare costi, produzione, occupazione e business dell’intero Nord Ovest e di molti mercati europei il cui sistema logistico fa perno sulla Liguria. Le incertezze e i ritardi sono incomprensibili, surreali. Il populismo sotterra la politica, la polemica surroga la discussione, il falso moralismo cancella razionalità e buonsenso: è un intreccio micidiale che condiziona ogni azione che oggi dovrebbe essere improntata solo e razionalmente al calcolo dei costi e dei benefici e, dunque, degli interventi immediati. I conti al ribasso li stanno già facendo le imprese portuali. Ogni 46 contenitori di merce sfumati, scippati o dirottati, costano un posto di lavoro, ogni 46 contenitori scappati altrove si perdono 1.380.000 euro di valore della merce e centinaia di migliaia di euro tra diritti ed Iva.

Mentre il porto di Genova cerca di garantire alla merce pari capacità produttiva e di servizio ad infrastrutture ridotte, il governo latita. Il ministro Toninelli battezza una nuova e inutile Autorità portuale a Messina ma non concede l’autonomia finanziaria a Palazzo San Giorgio. Che magari si troverà a dover pagare di tasca propria il richiesto azzeramento delle tasse portuali. Misura comunque inutile, se la merce non sbarcherà più a Genova. La capitale della logistica è in ginocchio: non rivendica un reddito di sopravvivenza, ma investimenti e incentivi concreti su un settore trainante per l’economia nazionale. Certo, servono risorse per risarcire vittime, sfollati e migliaia di imprese danneggiate. Servono Zona Franca o ZES della durata variabile almeno dai cinque ai dieci anni. Sarebbe oro colato realizzare il progetto, inseguito da decenni, che punta a collegare finalmente via ferrovia le banchine genovesi con il retro porto di Alessandria, coinvolgendo i vertici di Rfi, completamente assenti da ogni dibattito, come se il dramma non li riguardasse e fosse una bestemmia far viaggiare su rotaia migliaia di container.

Servono Terzo valico e Gronda, è quasi grottesco accennarne. Ma quel che più conta è un salto culturale, prendere cioè coscienza della consistenza e dei bisogni di un sistema-Paese che si muove grazie alla logistica. Bisogna essere pronti a tutto, nella città delle grandi emergenze. Anche al fatto che si areni l’annunciato e sospirato piano di colossale ristrutturazione interna varato dalla Culmv. Al quale anche dentro la roccaforte di San Benigno non tutti attribuiscono il valore di ultima spiaggia. O più semplicemente non hanno l’esatta percezione del dramma incombente. E’ una battaglia per la sopravvivenza, una sfida senza ritorno. Può essere supportata da strutture pubbliche (Authority) e ministeriali demolite da un’amministrazione impegnata a garantirsi il controllo della portualità anziché progettare riforme e crescita? Tutti, anche in Autorità portuale, sembrano terrorizzati da ANAC, ART, Procure, Corte dei conti e vendicatori alla ricerca di teste da mozzare. Ci sono diversi modi per reagire alle cronache recenti, al senso di frustrazione, di indignazione e incredulità.
Ma chi rappresenta il governo ha solo un percorso davanti a sé, da esplorare molto seriamente per stracciare il racconto di un’Italia ambigua, opaca, trasformista, debole, inconcludente, inadeguata.
L’Italia che al patto scritto preferisce l’idolatria.

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Commenti inseriti: 452 — pagina 1 di 19

Spedito da: Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 13:11

giorgio.carozzi

Bene!Ma il compenso del timoniere a quanto ammonta???

Spedito da: Territorio libero di Santa Limbania Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 12:43

I veri bkek macigno e da yale con furore



In quanto legibus soluti ed unici detentori del potere abbiamo disposto, anche quali sindaco , presidente della città metropolitana, presidente dell’Autorita Portuale, Commissario straordinario per la ricostruzione del ponte e nuovo Commissario del terzo valico (esteso al porto di Genova ed al terminale di Alessandria come da direttiva di sua ecc. il Ministro ) quanto segue .

Premesso che il terzo valico si giustifica solo se c’è a valle un porto vero (ed oggi non proprio tutto induce ad ottimismo) si ritiene di adottare alcune prime misure urgenti.

- Il timoniere Giorgio Carozzi e’ nominato amministratore unico della compagnia portuale con l’obbligo di trasmettere all’Ufficio un business plan dal quale risulti che il reddito integrativo del reddito di cittadinanza dei soci, tenuto conto della loro anzianità , non sia inferiore 25.000 euro mensili . Ovviamente il fabbisogno di fatturato prodotto da culmv e’ da intendersi a carico della merce in transito e delle risorse originariamente stanziate per la tav Torino Lione .
- Il comitato di gestione e’abolito e sostituito con un comitato portuale composto dal sindaco, dal presidente della città metropolitana, dal commissario straordinario del pnte o da loro delegati . Le deliberazioni del comitato sono adottate previo referendum fra i partecipanti di pilotina .
- Le concessioni demaniali marittime del porto di Genova e le concessioni per stabilimenti balneari della Liguria sono prorogate di ulteriori 55 anni decorrenti dalla scadenza attuare. Al sig. Bolkestein e’ comminato un Daspo e cioè il divieto di mettere piede in Liguria fino alla scadenza dell’ultima concessione.
- Le imprese che operano nel porto di Genova non pagano imposte, tasse, contributi, canoni e tariffe fino a 10 anni a decorrere dalla data di entrata in funzione del terzo valico. I servizi della Culmv di dei terminalisti, di agenti, spedizionieri, piloti, ormeggiatori e rimorchiatori sono resi senza corrispettivo. La misura di cui sopra non riguarda l’Iva e le accise.
- Un importo pari al 100% dell’Iva e delle accise che sarebbero dovute relativamente alle merci che transitano nel porto di Genova, anche se sdoganate altrove, e’ devoluto al Comune di Genova per assicurare servizi pubblici gratuiti ( trasporti, spazzatura , manutenzioni ecc. ) e specialmente per attivare un reddito di cittadinanza a favore di tutti i soggetti (i) italiani e (ii) con residenza a Genova da almeno 25 anni. L’impirto e pari ad almeno 5.000 euro. Ovviamente tale reddito e’ cumulabile con attività economiche diverse.
- Il territorio costituito dalla circoscrizione del porto di Genova e delle aree delimitate con provvedimento di concerto fra il sindaco , il presidente della città metropolitana di Genova ed il commissario straordinario per la ricostruzione del ponte (riuniti in conferenza di servizi che delibera a maggioranza), denominato Territorio libero di Santa Limbania, e’ considerato ad ogni effetto extra doganale ed extraterritorialle. Esso non fa parte del territorio dell’Unione europea con che ne la Commissione ne specialmente la Corte di giustizia possono esercitare alcuna competenza .
- la tav Torino Lione è esclusa dalla programmazione delle reti nazionali : le risorse stanziate vanno ad incrementare il fabbisogno a disposizione del Comune di Genova per le misure di cui sopra
Ulteriori misure saranno adottate a breve .

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 12:00

giorgio.carozzi

@Il figlio del Vescovo
Napalm, Stukas, missili terra-aria...?
Uscendo dalla metafora, qual è il cammino per la speranza?

Spedito da: voltri Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 11:52

Guido

@dott mabuse
le tue argmentazoni hanno un fondo di verità, ma è come scoprire l'acqua calda! C'è anche un altro pezzo di Genova che naviga verso altri orizzonti , mi pare...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 11:26

G. Merello

Caro mabuse

il bue che dice cornuto all'asino...parlando di chi non se ne perde una...
Invito anche te e qualche altro a prendervi una boccata d'aria un po meno stantia di quella che rimuginate in genere...Magari vi accorgerete che dietro le vostre nuvolacce nere c'è anche un barlume di sole, e che la gente non è tutta negativa, squallida, stupidamente egoista come credete voi. Specie se ha figli che vogliono un futuro.

Buone Feste a tutta Pilotina!

Spedito da: Spediporto Genova Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 10:48

Giampaolo Botta

@Maurizio Maresca
Con il 18 Dicembre ed il nostro piccolo contributo seminariale sul tema ZLS intendiamo iniziare un percorso di stimolo e condivisione con le eccellenze professionali, con il territorio e con il Governo per accelerare tutti gli strumenti atti a promuovere sviluppo, occupazione e crescita non solo in Liguria ma nel Paese.
CARO professore abbiamo tanto bisogno di persone come te. SPEDIPORTO CI CREDE

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 10:17

Il figlio del Vescovo

@ Merello
Nichilismo? Ma dai, parla come mangi... Il nichilismo è quello di chi ha tettato dall'Iri finché ha potuto, salvo poi abbandonare la città alla deriva.
Meritiamo l'estinzione.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 10:13

Il figlio del Vescovo

@ Mabuse

Nessuno choc, tranquillo. Per andare a Prato, o a San Giacomo, c'è la A7, svolti a Tortona e ciao ciao Valpolcevera. Anzi, puoi concederti anche la pausa Outlet, ché è sempre meglio del MondoVicino.
Il ponte Morandi non è un affare genovese

Spedito da: Milano Pubblicato il: 16 dicembre 2018 alle 08:47

Enrico Vigo

@ BLECK MACIGNO

Non si sente più parlare di:

1. rimessa in sicurezza del ponte di via Pionieri e Aviatori d'Italia che sovrasta via Siffredi, quello che porta all'Aeroporto;

2. smantellamento del Deposito container vuoti provvisorio Derrick all'aeroporto, quello che impedisce all'aeroporto di realizzare infrastrutture e alla Ferrovie di costruire la stazione ferroviaria Aeroporto-Erzelli;

3. decisione del tipo di bypass dalla via panoramica che scende dagli Erzelli e trova un collo di bottiglia in via dell'Acciao per collegarsi all'Aurelia, GHT ha fatto proposte, ma il Comune non decide.

Qui nel MEDIO PONENTE - VI si gioca il futuro di Genova dei prossimi 50 anni, ma passano gli anni e tutto resta fermo, ancora per quanto?

Grazie.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 23:23

Dottor Mabuse

Merello, dallo svizzero al sindaco non te ne perdi uno....non si sa mai.
Cmq ogni tanto esci, prendi una boccata d’aria, così ti accorgi anche tu che non ci crede più nessuno, che giustamente già in via Cantore del ponte se ne battono le palle.....e che molti si accorgeranno che il ponte è venuto giù perché per andare a Prato dovranno fare un giro che non hanno mai fatto.
Campasso!!??......a si quello che si usa a tecnica

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 15:59

Il figlio del Vescovo

@carozzi
ma quale Godot... per favore. Qui si aspetta solo che qualcuno, o qualcosa, annienti la città e consenta ai poveri superstiti di ricominciare a sperare.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 15:05

G. Merello

Caro Blek

non ascoltare i nichilisti da tavolino, che intorno vedono solo sfascio esistenziale e totale e credono di conoscere e interpretare tutti gli altri.
Va per la tua strada con saggezza, convinzione e tenacia.
Con la collaborazione di quella parte di società (esistente eccome) che ci crede e fa la sua parte, in questo momento cruciale per la ricostruzione e rilancio di una città ferita.

Buon Natale a te e a Genova.

Spedito da: Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 11:49

giorgio.carozzi

@il figlio del vescovo
camminiamo a cavallo delle tombe...aspettando Godot

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 11:44

Carlo Olivieri

Gli entusiasmi sono belli, encomiabili e vanno sostenuti sempre!!!! Poi ci stanno anche le ammonizioni-presagi cupi di dttr Mabuse, perché la realtà è un po' diversa. La carta del terzo Valico va giocata bene, leggendo tra le pieghe... ci giochiamo tutto, siamo sicuri che tutti ci seguano???

Spedito da: ora Alessandria Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 11:16

Mojo Hand

L'intervento del Sindaco è stato chiaro.
Riassumo: Doria non lo "rappresenta" in Comitato di Gestione ne è comunque espressione del Comune di Genova; nè dialoga o informa il Municipio. Conseguentemente, Signorini deve toglierlo dal Comitato. Piaccia o meno mi pare che così debba essere fatto, anche per evitare di mettere a rischio impugnativa delibere di Comitato di gestione.
Quel che è certo che affermare che sia inamovibile in assenza di dimissioni dell'interessato è un vero nonsenso da azzeccagarbugli.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 09:43

G. Merello

Essì, una città triste, stanca, svogliata, che se ne sbatte...
Caratteristici stati d'animo/mentalità su cui pare che il miglior teorico-pratico sia proprio un certo doc...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 dicembre 2018 alle 09:35

Il figlio del Vescovo

Quanta verità nelle parole di Mabuse...
E vi dirò di più. Già nella metà levantina di via Cantore alla gente frega un belino del ponte Morandi. Altro che balle. L'80% della popolazione è letteralmente stanziale, esce di casa solo per fare la spesa o andare a trovare i cari al camposanto. Conosco gente di Quinto che non saprebbe indicare sulla cartina Pontedecimo, gente di corso Torino che se gli chiedi di accompagnarti a Coronata ti guarda con lo sguardo di Ferrero alle 6 del mattino dopo una serata allegra.
Non raccontiamoci musse. A questa città vecchia, incattivita, stupidamente retorica, desiderosa solo di augurare il male a chi sta meglio, le faccende del ponte, del porto, del terzo valico, non interessano proprio.
Viviamo in un posto sempre più piccolo e sporco (caro Blek, fatti un giro in città e prova la specialità della casa: lo slalom tra le m... di cane) che aspetta solo il caritatevole gesto di un infermiere che stacca la spina.
Il resto sono chiacchiere.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 22:08

Dottor Mabuse

O ma ragazzi, ma tutto sto entusiasmo per una ennesima coglionata detta da Toninelli mi sembra eccessivo.
Il vostro problema è sempre lo stesso, siete dei teorici ammirevoli però stentate nella pratica, ovvero, Genova e i genovesi sono una razza strana, faccio un esempio stupido perché per caso ci sono capitato in mezzo.
Domenica scorsa o sabato a Certosa si è svolto un raduno di auto d’epoca che ha comportato la chiusura di un tratto di strada secondaria patirà 50 mt scarsi. Non fosse mai successo, è scoppiata l’apocalisse e pensare che il tutto è stato fatto per aiutare il quartiere.
Beh, ecco questa è Genova e questi sono i genovesi.
Non state sempre da Mangini ragazzi, sporcatevi e andate a sentire gli smadonni di una citta vecchia triste stanca svogliata e che in fondo della TAV etc se ne sbatte le palle

Spedito da: Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 10:36

Maurizio Maresca

Ciao Giampaolo,
Al di là della c.d. Analisi costi benefici il Ministro ieri ha fatto una affermazione molto importante che devo ritenere conseguire ad un suo recente incontro con la signora Bulc: il terzo valico si giustifica solo se realizza gli obbiettivi della politica di coesione europea e cioè se apre una via mediterranea ai traffici ( via che oggi non esiste).
Questo comporta una piattaforma “porto retroporto infrastruttura di collegamento “ in grado di muova un traffico pari 4/5 volte quello attuale per sostenere una completa riorganizzazione della logistica europea ( in breve non più solo - come oggi- gestita dai porti del northern range) .
Una trasformazione “da fare tremare le vene e i polsi”.
Che fare ?
Regione e governo , sostenute da SPEDIPORTO, dovrebbero subito studiare una intesa.

- Alleanze con imprese che ci credano e che ritengano la piattaforma del Reno Alpi una scommessa vincente.
- un investimento nazionale europeo ad integrazione della zona logistica : chi investe o ha investito, assume o promuove traffici non paga imposte , contributi e tariffe per 5 anni . .
- il completamento delle infrastrutture regionali ferroviarie e stradali ( importante l’orientamento della regione oggi su società regionale e gronda)
- specialmente un porto efficiente .

Spedito da: Genova Fillak Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 08:53

Antonio Lavagetto

Bravo Libero, hai centrato il problema. Purtroppo non posso dire altrettanto del commissario Blek. Peccato.

Spedito da: Italia Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 08:28

Observer

Caro Timoniere,
Giampaolo Botta ha proprio ragione, l'anno orribile si sta chiudendo nel migliore dei modi con lo sblocco, speriamo definitivo, delle grandi opere che ci consentiranno finalmente di pareggiare il gap infrastrutturale accumulato negli ultimi decenni. Non dimentichiamo che l'immobilismo è stato frutto del fallimento dei governi di centro sinistra che ci hanno governato per tanto, troppo tempo.
Il Ministro che abbiamo oggi è sicuramente impreparato e inconcludente. Ma quelli che lo hanno preceduto cos'erano? Il penultimo, l'emiliano Graziano Delrio, è stato l'artefice della finta abolizione delle provincie, della mancata riforma delle camere di commercio e della controriforma dei porti. Una serie di pasticci tale che consentono l'assurdo del mantenimento di un posto inutile nel comitato di gestione del più importante porto nazionale ad un personaggio inesistente come l'ex sindaco Doria.
Un anno fa si discuteva di come e con chi sostituirlo. Ora si è capito che, trattandosi di una finzione, tanto vale lasciar perdere. La vita è altrove, nei posti dove si lavora tutti i giorni per un futuro in linea con le nostre capacità.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 07:04

Dottor Mabuse

@libero
.....appunto

@botta
...tra dire e fare essendo noi fortunosi in itaglia c’è di mezzo altro che mare....ci sono gli appalti, le mazzette, i governi che cadono, le proteste no tav, gli ecologisti, gli espropriati che protestano, i non espropriati che protestano etc etc.....quindi io fossi in vossia leverei qualche punto esclamativo anche perché come dice Fabrizio più sotto alla fine tutto sto cambiamento non lo vuole nessuno.....poi se lo ha detto Toninelli suvvia Botta!!!!!!!!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 03:03

Piero

Povero toninelli

Spedito da: Genova / Roma Pubblicato il: 14 dicembre 2018 alle 00:21

Libero liberale

@Mabuse

Ti seguo fino a un certo punto.
Riassumiamo
Crolla il ponte. Sotto il ponte ci sono alcuni palazzi di scarsissimo pregio che conviene demolire. Dentro i palazzi vivono proprietari e inquilini. I proprietari vengono giustamente espropriati e risarciti con cifre a dir poco fuori mercato. Nella sfiga alcuni fanno l'affare della vita, diciamocelo.
Ma quello che fatico a capire è un altro punto. Gli inquilini, quelli che stavano lì in affitto, non mi intetessa se morosi o no, che diritto vantano? Perdonate la schiettezza, ma non potrebbero cambiare casa e stop? Loro non perdono nulla. Non erano proprietari, erano lì in affitto.
Boh.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 13 dicembre 2018 alle 22:58

GIAMPAOLO BOTTA

FACCIAMO CHE IL MONDO SI INNAMORI DI GENOVA

@Marco Bucci, @Enrico Vigo, @Arcangelo Merella @Giorgio Carozzi @Maurizio Maresca,

il Terzo Valico si farà !!!! il nuovo Morandi anche (il prima possibile spero), la Gronda sono certo anche, la nuova Diga (10 anni), ora spetta a tutti i genovesi di buona volontà lavorare ad una visione aggiornata di Porto e Città che guardi a modelli organizzativi (a costo zero) avanzati e certificati. Qui AdspMLO può fare un grande lavoro insieme a Regione Liguria e Comune di Genova.
il 14 Maggio 2018 abbiamo firmato in occasione della ns. assemblea di SPEDIPORTO un protocollo d'intesa che contiene una visione moderna di relazioni tra porto e territorio, che valorizza la relazione tra infrastrutture materiali ed immateriali, che collega modelli normativi di successo (ZLS e Zona Franca urbana) alle esigenze del Business e del territorio. Dobbiamo essere temerari e visionari, scrolliamoci di dosso la polvere degli ultimi 20 anni, basta alle mediazioni al ribasso, ambiamo a modelli di eccellenza, troviamo forza e determinazione in questo momento di grande difficoltà per il nostro territorio.
Martedì 18 dicembre 2018, Spediporto in occasione del suo seminario sulle Zone Logistiche Speciali proporrà una visione innovativa di Porto, Città, retroporto. E' ora di scrivere le regole di un nuovo modello organizzativo e le ZLS offrono questa possibilità, potremmo avanzare al Governo, alla Presidenza del Consiglio, tramite il Vice Ministro Edoardo Rixi ed il MIT, una proposta di convenzione tra amministrazioni che valorizzi il territorio, la portualità, l'occupazione e dunque la crescita. E' giunto il momento del coraggio e della determinazione, e' giunto il momento di rinnovare modelli di business immobili da decenni e con loro molte regole di ingaggio. rompiamo gli schemi, proviamo a scommettere su qualcosa di diverso ed innovativo.

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