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Nave bloccata, sale la tensione fra Mosca e Ankara

Istanbul - Alla nave è stato impedito di lasciare il porto per documentazione incompleta. Cresce la tensione tra Istanbul e Mosca.

Istanbul - È sempre alta tensione tra Turchia e Russia. Dopo la crisi scoppiata per l’abbattimento del jet di Mosca al confine con la Siria, stavolta a mettere i due Paesi ai ferri corti è il passaggio di una nave da guerra russa sul Bosforo con missili pronti al lancio. Una «provocazione», l’ha definita il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, poco prima di convocare l’ambasciatore russo ad Ankara per protestare. Nelle immagini mostrate ieri dalle tv locali, la nave militare “Caesar Kunikov” attraversa lo stretto di mare che divide Istanbul, diretta nel Mediterraneo. A bordo, si vede un soldato con in spalla un lanciamissili terra-aria, apparentemente pronto all’uso.

Un episodio avvenuto venerdì, precisano da Ankara, forse spinta a un nuovo braccio di ferro proprio dal clamore mediatico. Cavusoglu ha ricordato che finora la Turchia non ha bloccato il passaggio delle navi russe attraverso il Bosforo, rispettando la convenzione di Montreux, ma ha avvertito che in futuro fornirà le «risposte necessarie a situazioni giudicate come una minaccia». Non si fermano neppure le ritorsioni: un cargo russo è rimasto bloccato nel porto di Samsun, sul mar Nero, per presunte irregolarità nei documenti. Uno scontro che non si placa mentre la Turchia deve fare i conti con l’altro fronte caldo con l’Iraq. Dopo il dispiegamento la scorsa settimana di truppe e mezzi militari pesanti nella base di addestramento di Bashiqa, 32 km a nord della roccaforte Isis di Mosul, Ankara ha provato a mandare segnali di distensione. «Non schiereremo altre truppe ffinché le vostre preoccupazioni non si saranno placate», ha promesso il premier Ahmet Davutoglu in una lettera inviata al suo omologo iracheno, Haidar al Abadi.

Intanto, 350 soldati turchi si sono già ritirati dal confine, dove attendevano il via libera per raggiungere i loro commilitoni in Iraq. Si prova anche a far lavorare la diplomazia, accogliendo mercoledì la visita del leader curdo-iracheno Massud Barzani, da cui sarebbe arrivato l’ok per la missione a Mosul. Senza però risparmiare all’Iraq l’accusa di agire «sotto l’influenza di altri Paesi», a partire dall’Iran. Ma Baghdad non molla, avvisando che intende rivolgersi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu se Ankara non ritirerà i soldati entro domani. Nel frattempo, Abadi ha messo in allarme l’aeronautica militare perché sia «pronta a difendere la patria e a proteggere la sovranità nazionale».

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