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Crociere, l’Italia pronta al sorpasso / GRAFICO

Civitavecchia - Il porto di Barcellona sente il fiato sul collo e il primo posto per numero di crocieristi nel Mediterraneo non è più così al sicuro. Civitavecchia infatti recupera, e sale a 2,4 milioni di passeggeri, meno di 300 mila dalla vetta occupata dallo scalo catalano

Civitavecchia - Il porto di Barcellona sente il fiato sul collo e il primo posto per numero di crocieristi nel Mediterraneo non è più così al sicuro. Civitavecchia infatti recupera, e sale a 2,4 milioni di passeggeri, meno di 300 mila dalla vetta occupata dallo scalo catalano. È la classifica svelata in anteprima dal presidente di Risposte Turismo Francesco di Cesare in occasione del convegno “Shaping the port of the future” organizzato dal MediTelegraph e da On the Mos Way: «C’è una grande crescita di Palma di Maiorca che segna un incremento del 25,3% - spiega di Cesare - ma il sistema italiano regge bene e il risultato di Civitavecchia nel Mediterraneo lo testimonia».

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Le previsioni per il 2018 indicano che anche i porti liguri di Genova e Savona crescono. È il Mediterraneo che cresce, anche se il programma di deployment delle compagnie non favorisce questa area geografica: «È vero che c’è la crisi della Cina - spiega di Cesare - ma non è comunque ancora una ritirata delle compagnie».

Il rapporto tra le città e il settore delle crociere è a volte conflittuale, «ma i crocieristi - dice Rodolfo Giampieri, presidente del porto di Ancona - sono un fantastico veicolo di marketing territoriale. Noi abbiamo recuperato il porto vecchio, e lo abbiamo fatto anche per la comunità, che così ora lo può vivere appieno, non solo per l’offerta dei crocieristi. Inoltre - continua Giampieri - riguardo l’annosa questione sui benefici per il territorio, non possiamo valutare solo quanto spende un singolo passeggeri nei bar, ristoranti e negozi di souvenir della città». Mentre in Adriatico l’overtourism sta diventando un tema pressante, i porti e gli analisti difendono i crocieristi: «Non stiamo parlando dell’invasione delle cavallette - dice di Cesare -. È un settore che genera indotto e posti di lavoro, ed è in crescita. Possiamo permetterci di buttare a mare questo patrimonio?». Dubrovnik ha pensato al numero chiuso come soluzione definitiva, e vuole ammettere solo 4.000 persone al giorno in visita alla città. Venezia ha lo stesso problema («ma le crociere incidono per una minima parte» spiega Rinio Bruttomesso, numero uno di Rete, l’associazione internazionale per la collaborazione tra porti e città). Il rapporto di Civitavecchia è diverso: «La grande massa di passeggeri si dirige verso Roma - dice Francesco Maria di Majo, presidente del porto -. Semmai per noi la sfida è duplice: garantire un sistema efficiente di trasporto verso la Capitale e valorizzare una diversificazione che contribuisca anche allo sviluppo delle zone più vicine a Civitavecchia».

«Ne discuteremo a Malta prossimamente, ma stiamo predisponendo delle linee guida per l’adozione dell’Lng nei porti del Mediterraneo» dice Valeria Mangiarotti, la responsabile Sustainability di MedCruise, che spiega come le norme per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla realizzazione dei depositi di gas naturale per l’approvvigionamento delle navi da crociera sia difforme in tutta Europa «variando da Paese a Paese. Dobbiamo rendere uniformi le leggi». E poi c’è la grande sfida sulla sicurezza: «Oggi è difficile spiegare a una comunità i benefici che può apportare un terminal Lng in termini ambientali: i cittadini pensano soprattutto ai rischi. Dobbiamo comunicare meglio i motivi della scelta che muove quell’infrastruttura». Compiere delle scelte non è semplice in Italia: «È la governance il grande tema - spiega Bruttomesso -. Piani regolatori portuali e condivisione con il territorio: su questo bisogna agire e prendere a esempio quello che hanno fatto in Europa, penso alla Spagna, dove le crociere hanno dato impulso all’economia e all’aspetto urbanistico. È il caso dei waterfront, che hanno cambiato in meglio il volto delle città».

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