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«Tecnologia navale, l’America ci guarda» / INTERVISTA

La Spezia - La Marina Usa vuole rinnovare la flotta. Il comandante Da Pozzo: «L’interesse per il made in Italy è chiaro».

La Spezia - C’è ancora un “made in Italy” tecnologicamente avanzato che sorprende il mondo e che, anche se contrastato da politiche protezionistiche, attira l’attenzione di nazioni che, almeno dal punto di vista di un certo settore industriale, si presentano come leader.

Si tratta della produzione navale della cantieristica della difesa, che in Italia vuol dire le navi realizzate in Liguria tra Riva Trigoso e La Spezia, con il completamento di apparati tecnici sviluppati dal “comparto industriale difesa” che in gran parte ruota sempre attorno al bacino tecnico industriale spezzino. Uno dei prodotti meglio riusciti è la classe di fregate Fremm, progetto italo-francese che nella versione italica appare agli operatori internazionali oggettivamente migliore, che ora navigano in missioni operative con la bandiera della Marina militare. Una di queste, la Alpino, è da qualche giorno negli Usa, per una duplice missione: addestrativa/operativa e promozionale. La Marina americana è in urgente ricerca di una nuova tipologia di navi, una nuova classe di fregate destinata a colmare il gap operativo tra le Littoral Combat Ship (una linea che vede Fincantieri già presente nel programma) e le vecchie unità classe Arleigh Burke. Un’occasione unica per l’industria italiana che non si ripeterà.

La fregata Alpino, al comando del capitano di fregata spezzino Davide Da Pozzo, da pochi giorni è arrivata nella base statunitense di Norfolk ed agli 168 uomini e donne dell’equipaggio è stato dato il “compito” di far capire agli americani quali sono le qualità di questa nave. «È una missione articolata, con aspetti diversi - spiega Da Pozzo - . Intanto durante il viaggio garantiamo la sorveglianza e la tutela del traffico e delle linee di comunicazione in mare. Poi vi è un aspetto addestrativo, con il confronto con marine alleate come quella americana, e quindi l’aspetto di relazioni internazionali. Oltre al contesto di diplomazia navale, noi qui rappresentiamo l’Italia, vi è la promozione dell’eccellenza tecnologica del Paese».

Cosa vuol dire portare una nave, anche se di ultima generazione e moderna come l’Alpino, in un porto dove il paese più tecnologicamente avanzato esprime il suo massimo nel settore navale, anche in attività tese a far conoscere le capacità di questa fregata davanti a delegazioni composte da membri del congresso degli Stati Uniti ed ufficiali della US Navy?

«Qui a Norfolk il comparto della difesa americano si presenta con i suoi livelli di eccellenza navali, ma l’Alpino è una nave che non è da meno. Si tratta di un’unità tra quelle al massimo standard di classe, a livello mondiale. In questi giorni abbiamo già fatto attività con la Marina americana ed è chiaro l’interesse verso questo prodotto italiano. A dare un valore aggiunto c’è l’inscindibile binomio fra il mezzo tecnico e l’equipaggio, che è lo strumento che garantisce di sfruttare al meglio il mezzo stesso. Su queste navi servono professionisti preparati con l’orgoglio di chi conosce bene il proprio lavoro».

Da spezzino, quindi da chi ha vissuto un territorio in cui il connubio tra forze armate, industria e settore civile è forte, qual è il paragone con un contesto come quello dove oggi siete ormeggiati?

«Le navi le ho viste fin da bambino, qui è tutto più grande ed ampio. Ma ho trovato molte similitudini tra questa città e la mia, anche se con proporzioni diverse. Vi è una base navale, con i cantieri, il tutto è parte di una comunità, non solo dal punto di vista economico, ma umano. Arrivare qui con una nave costruita a casa mia, nel mio Golfo, che esprime un qualcosa che stupisce per la qualità del mezzo navale, per le dotazioni tecniche, oltre che per il lavoro dell’equipaggio, è un sentimento di vero orgoglio per un italiano ed un marinaio».

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