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Unmanned ships, è il momento di crederci

Genova - Lo studio Pwc: l’80% degli operatori europei si aspetta un significativo incremento del livello di automazione nella conduzione delle navi e il 30% crede che le navi autonome saranno realtà in pochi anni.

IN UN mercato globale dei trasporti marittimi che ha visto crescere del 20% i volumi tra il 2010 e il 2016, gli operatori internazionali hanno registrato una profittabilità di settore stagnante (EBITDA margin nettamente inferiore al 15%), nonostante il calo del costo del carburante, che è stato controbilanciato dalla pressione competitiva degli operatori asiatici. Il settore evidenzia quindi particolare appetito per le innovazioni digitali dell’Industria 4.0, quali quello delle navi autonome, che possano generare efficienza e abilitare nuovi modelli di business (ad esempio quelli basati sui big data). Un recente studio di PWC ha evidenziato che l’80% degli operatori europei intervistati si aspetta un significativo incremento del livello di automazione nella conduzione delle navi e il 30% crede che le “unmanned ships” saranno realtà in pochi anni. Se ieri le navi erano controllate senza alcun tipo di supporto tecnologico, oggi queste sono gestite in loco con l’assistenza di svariati dispositivi; un domani, esse saranno controllate da remoto, o solamente supervisionate durante le fasi che consentiranno più ampia autonomia (si consideri che l’80% dei sinistri in mare è riconducibile ad errori umani).

È proprio il concetto di autonomia dinamica quello più adatto all’applicazione nel settore; un sistema di controllo che richiederà diversi gradi di intervento esterno – controllo remoto, supervisione, intervento al bisogno, completa autonomia – a secondo della complessità dell’operazione coinvolta (ad esempio navigazione, approccio, manovra, ormeggio, anomalia). La transizione al controllo remoto e autonomo si accompagna a una sostanziale trasformazione del settore marittimo, esponendo diversi attori della filiera alle opportunità e ai rischi legati al cambiamento. Il settore sarà coinvolto da uno scardinamento dei tradizionali canoni di disegno e costruzione: la possibile riduzione di ambienti e passaggi tradizionalmente dedicati all’alloggio o all’accesso dell’equipaggio darà flessibilità ed efficienza nella creazione degli spazi, consentendo l’aumento della produttività (capacità di carico) e la riduzione dell’investimento iniziale e dei costi operativi (combustibile), con riflessi importanti anche sull’ambito della sostenibilità. Il controllo autonomo consentirà di mitigare l’errore umano, e favorirà l’accesso a un flusso di dati, con nuove interessanti prospettive di monitoraggio e ottimizzazione della gestione della flotta. Se la tecnologia è già molto avanzata, la realizzazione della svolta autonoma dipende anche dai tempi di superamento di alcune pietre miliari, come i temi legali e regolatori, o quelli di affidabilità e sicurezza. In questo momento storico, gli attori del settore hanno la possibilità di cominciare a pensare strategicamente a un approccio profittevole e sostenibile per affrontare questo cambiamento, che attirerà nuovi entranti nell’arena competitivi (ad esempio “pure digital”) e ripensare il presidio dell’intera catena del valore.

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