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“Il futuro delle navi sono le batterie”

Turku - Lo ha dichiarato Neil Palomba al varo della nuova ammiraglia a gas di Costa Crociere. “Già dalla sua gemella inizieremo a testarle”

Turku (Finlandia) - La prossima sfida per arrivare a viaggiare con una nave a emissioni zero, parte da questo cantiere costruito in un angolo della Finlandia dove a metà marzo nevica ancora e il mare è ghiacciato. Eppure qui c’è la tecnologia per la futura rivoluzione dello shipping: a Turku, nei bacini gestiti dal gruppo tedesco Meyer dove ieri la nuova ammiraglia a gas di Costa Crociere, la “Smeralda”, ha toccato per la prima volta l’acqua e si appresta a entrare in operatività, si sta studiando la prossima frontiera: “Cosa ci riserva il futuro? Le batterie,” spiega Neil Palomba, direttore generale della compagnia di navigazione genovese.

‘Smeralda’ oggi viaggia con il gas naturale liquefatto, e sono proprio i bacini del Nord Europa ad avere le competenze per realizzare un impianto di propulsione a emissioni bassissime: “Ma già dalla gemella di ‘Smeralda’ inizieremo a testare le batterie,” dice Palomba.

Con le fuel cell e la tecnologia disponibile oggi, però è possibile solo effettuare alcuni test. La ricerca sulle batterie non consente infatti di poter alimentare un colosso come quelli che solcano i mari, ma “tra 10-15 anni magari sarà possibile e noi vogliamo portarci avanti,” aggiunge Palomba.

La Costa forse non sarà la prima a installare le fuel cell a bordo di una nave: Royal Caribbean sta infatti sviluppando un percorso simile, ma rimane comunque una scelta pionieristica. Il taglio della lamiera della gemella ci sarà già a luglio, la consegna nel 2021: “Il problema rimane la quantità di spazio necessaria per installare un impianto a batterie di sufficiente potenza per alimentare almeno uno dei servizi della nave,” spiega Palomba.

Ian Meyer, il ceo del cantiere, non ha paura dei cinesi: “Noi possiamo batterli con la tecnologia” e lo stimolo della concorrenza degli operai del Dragone lo porta a investire altri “200 milioni di dollari per migliorare le strutture di Turku”. Deve fronteggiare un gigante formato da tanti gruppi e ognuno di questi “può contare su migliaia di operai e il sostegno dello Stato. Noi siamo invece un cantiere privato tedesco e la Germania non ha sostenuto con denaro pubblico questo settore. Noi siamo pronti alla sfida lanciata dai cinesi, anche se è necessario capire quali siano le regole del gioco”.

Meyer si riferisce alla reciprocità: “Per Pechino è più facile venire in Europa a investire, per noi europei invece è molto difficile costruire navi in Asia e fare business in casa loro, ma questo appartiene ai rapporti tra Paesi, non tra imprese”.

Anche Palomba interviene sulla questione Far East perché Carnival, il colosso americano di cui fa parte Costa, ha cercato una joint venture con Fincantieri e Cssc e costruirà navi nei bacini asiatici. “Escludo che una parte del lavoro degli europei possa finire in Cina. Anzi, ci sarà lavoro per tutti. Pensate che le navi oggi in ordine serviranno solamente per accogliere la crescita dei mercati europei e nord americano: in Cina le potenzialità sono nell’ordine dei milioni di passeggeri”.

“Il 26 marzo ci sarà una grande festa a Genova, quando tornerà nel capoluogo la “Costa Fortuna”. Quella potrebbe essere l’occasione anche per capire a che punto è il percorso del ritorno a casa di Costa, del progetto cioè del nuovo terminal.

Costa aveva scelto Calata Gadda, ma nelle ultime settimane Msc aveva intensificato la difesa della propria leadership commerciale nel porto e così la politica aveva cercato una mediazione su Calata Sanità. Palomba però stronca l’ipotesi: “Non è il luogo ideale: c’è un operatore con una concessione legata al trasporto container e logisticamente quell’area non va bene”. Intanto Smeralda dopo il varo tecnico di ieri è pronta per arrivare nel Mediterraneo, quando a ottobre lascerà la banchina di Turku per la prima crociera.

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