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Siri indagato per corruzione, Toninelli ritira le deleghe

Roma - Il sottosegretario genovese ai trasporti accusato di aver intascato 30 mila euro. Il ministro: «Una inchiesta per corruzione impone in queste ore massima attenzione e cautela».

Roma - «Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela». Lo si legge in una nota del Ministero.

L’ACCUSA

Trentamila euro dal professore Paolo Arata al sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, per introdurre un emendamento al Documento di programmazione economica e finanziaria. È quanto emerge nell’inchiesta che si snoda tra Palermo, Trapani e Roma che vede i due tra gli indagati per corruzione. L’emendamento - che tuttavia non è mai passato - avrebbe dovuto fare «retroagire» l’attivazione dei finanziamenti stanziati per alcuni progetti legati alle energie rinnovabili, alla data di costituzione di una delle società di Vito Nicastri, di Alcamo (Trapani), da un anno agli arresti domiciliari, ma che anche da casa - e nonostante sia stato raggiunto da una maxi confisca da un miliardo di euro - avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari. La parte palermitana e trapanese dell’indagine ipotizza anche l’aggravante dell’agevolazione di Cosa nostra, non formulata nei confronti del sottosegretario. Nicastri, per effetto della nuova indagine, si è visto aggravare la misura cautelare che lo teneva ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, ed è stato riportato in carcere. Perquisizioni sono scattate simultaneamente a Palermo, negli uffici dell’assessorato regionale all’Energia, e a Roma, oltre che nell’abitazione e nelle pertinenze dello stesso Nicastri, indicato anni fa dal Financial Times come il «signore del vento» e ritenuto un prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe suo socio occulto. A consegnare il denaro a Siri sarebbe stato Paolo Arata, professore universitario, estensore del programma sull’energia della Lega e in affari, per i pm, con Vito Nicastri. Siri, che non sapeva dei rapporti tra Arata e Nicastri, avrebbe ricevuto il denaro nella casa romana del professore che sarebbe stato un suo grande sponsor nella politica. Il sottosegretario è indagato per corruzione dalla procura di Roma che ha ricevuto il fascicolo dalla procura del capoluogo siciliano. L’indagine palermitana ha preso il via un anno e mezzo fa ed è coordinata dall’aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo.

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