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Crociere, consumi sempre più bassi / DOWNLOAD

Genova - La ricerca del Cetena (Fincantieri): «Il gas è un’occasione per la liguria». Il risparmio di carburante arriva al 15%. Scarrone: «Lng, servono le infrastrutture».

Genova - Bastano lampadine più efficienti, fan coil più performanti nelle cabine e ottimizzazione nei sistemi dell’acqua potabile, per far risparmiare ad una nave centinaia di tonnellate di consumo di combustibile. Gli interventi di energy saving che Fincantieri ha applicato sulle unità che costruisce nei propri bacini, sono indirizzati sui dettagli: i fan coil nelle cabine permettono un risparmio pari a 290 tonnellate all’anno; l’illuminazione con i led vale 130 tonnellate in meno. In totale l’evoluzione dell’efficienza energetica ha permesso, sulla flotta Carnival, una riduzione del 10% della potenza totale e così una crociera di 10 giorni nel Mediterraneo oggi ha consumi ridotti del 15% rispetto al passato.

Questi numeri sono il cuore della relazione che Sandro Scarrone, numero uno del Cetena (società di ricerca e consulenza marittima del gruppo Fincantieri), ha presentato lunedì al forum “Navi passeggeri, porti e ambiente” organizzato dal Secolo XIX/The MediTelegraph. Le navi anche in tema di rifiuti assomigliano sempre più smart cities, ma quando arrivano a terra è difficile trovare lo stesso livello di attenzione: «Ma quel gap va colmato» spiega Scarrone . Il futuro della propulsione delle navi è comunque l’Lng: «È un’opportunità da cogliere anche dal punto di vista economico - spiega il presidente del Cetena - Se tu arrivi primo sei più competitivo, non solo per un imperativo morale, ma anche per i vantaggi che puoi ricevere. E poi anche per il territorio, visto che la svolta verde va di pari passo con lo sviluppo dell’hi tech: penso proprio alla Liguria e a nuovi posti di lavoro».

Il combustibile a Lng permette un notevole abbattimento dell’impatto ambientale. Non tutto però è positivo: sono due le criticità evidenziate dalla relazione. Gli impianti aggiuntivi che devono essere installati sulle navi, “consumano” spazi che altrimenti sarebbero destinati ad altre attività, più remunerative: «In particolare i serbatoi e l’installazione dei relativi sistemi operativi e di sicurezza, occupano volumi precedentemente utilizzati per il carico pagante» scrive nella relazione Scarrone. Il punto più difficile però è quello della mancanza di infrastrutture in Italia che permettano l’approvvigionamento delle navi: «È una ricetta per ridurre le emissioni, ma gli armatori sono costretti a rifornirsi a Barcellona o a Gibilterra perchè nel nostro Paese non esistono strutture - dice Scarrone - Per Genova e Savona questa è un’opportunità che però la Liguria rischia di perdere senza impianti in grado di soddisfare il mercato».

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