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«Più fondali e banchine per Genova» / INTERVISTA

Genova - Monzani: «Ad aprile riapre Ponte Doria, presto crociere anche a Ponte Colombo». Pressing dell’amministratore delegato di Stazioni Marittime sul terminal Gnl.

Genova - Nel 2018 le Stazioni Marittime di Genova accoglieranno quasi un milione di crocieristi e due milioni di passeggeri sui traghetti: «Piccoli ma costanti incrementi, nonostante problemi geopolitici e ristagno economico. Il settore cresce, specie quello delle crociere: ci sono 70 unità in costruzione, qualche porto le dovrà ricevere» commenta Edoardo Monzani, amministratore delegato del terminal (azionisti a bilancio 2016: Msc 50,1% tramite Gnv e Marinvest; Costa Crociere 13,2%; Autorità di sistema portuale Genova-Savona 10,2%; Finporto 11,6%; Onorato Armatori 9,7% tramite Moby e Tirrenia, Comune di Genova 5%).

Però il crollo di Ponte Doria avvenuto a luglio è l’ultimo allarme: al terminal servono cure.

«Devo dire che ho constatato una grande attenzione della nuova amministrazione portuale. Proprio l’ultimo giorno dell’anno abbiamo spedito le lettere con gli affidamenti per i lavori di ripristino della banchina. Ora devono trascorrere i 35 giorni previsti dalla legge per eventuali ricorsi, poi ottenuti i permessi da Autorità portuale e marittima avvieremo i lavori, in modo - salvo imprevisti - da avere la banchina pronta in aprile, quando la stagione crocieristica entrerà nel vivo».

Navi sempre più grandi, quindi più fondali. Ma gli ultimi dragaggi sono del 2009.

«Il movimento delle eliche crea due fenomeni: lo sgrottamento delle banchine (da cui è dipeso il crollo di Ponte Doria) e la creazione di accumuli di detriti sul fondali, accentuati dallo scarico dei rivi interrati della città. Per far fronte allo sgrottamento, sono in corso lavori di riempimento delle cavità sotto la banchina ai Ponti Colombo, Assereto e dei Mille. Opere tecnicamente facili, il più è la procedura burocratica. I fondali invece sono una questione vitale. Un esempio: le navi World Class di Msc, ora in costruzione, pescano oltre nove metri. Se vogliamo accoglierle, servono fondali di 10,5-11 metri. Noi lo scorso anno abbiamo provveduto a spese nostre allo spianamento dei fondali, ma è evidente che al porto serve un intervento radicale. L’Authority ha previsto i dragaggi, che richiedono una procedura molto lunga, tra quest’anno e il prossimo. Ecco, negli anni passati, con la precedente amministrazione, c’è stata scarsa attenzione verso le manutenzioni. Credo che in questo senso, e la nomina del nuovo direttore tecnico in Adsp lo dimostra, la sensibilità sia cambiata. Insomma dobbiamo essere positivi: quest’anno forse si riesce anche a riparare il crollo a Calata Zingari, pessimo biglietto da visita del porto, ormai lì da sei anni».

È cambiata anche la giunta comunale, che a differenza della precedente ha deciso di mantenere il 5% in Stazioni Marittime.

«Negli incontri avuti sin qui col sindaco Marco Bucci ho visto un interesse per il porto non riscontrato in precedenza. Anche la Regione è molto attenta alla portualità. Questo è importante perché se guardiamo a banchine e traffici, nei prossimi anni non si potrà più discutere di tattica, ma di strategia...».

Lei ha già proposto il bacino storico per le crociere, spostando i traghetti sullo sporgente di Pra’.

«Parlare di spostamento dei traffici è una questione delicata, che ricade appunto nel dialogo tra porto e città. Certamente noi vorremmo ampliare l’offerta per le crociere: abbiamo in progetto di ricavare un ulteriore accosto a Ponte Colombo, che ha una banchina di 326 metri e una struttura che con pochi interventi può accogliere i crocieristi».

Nel 2019 entra in servizio il Terminal Apm di Vado, nel 2020 scade la concessione della centrale Enel a Genova e l’anno dopo aprirà il Terminal Bettolo. Si è già parlato di una conversione del Sech alle crociere, e di un museo nella centrale. Lei cosa ne pensa?

«Rientriamo nel tema dello spostamento dei traffici... anche se prima bisognerà capire come il mercato, e con quali volumi, ripartirà le quote di traffico contenitori tra Bettolo, Psa Terminal, Vado e lo stesso Sech. Sulla centrale le rispondo da cittadino: penso che l’impianto dovrebbe rimanere, ma depotenziato, alimentato a gas e destinato a produrre elettricità per il porto. Sul tema città si dovrebbe parlare anche dell’Hennebique, dell’aeroporto...».

Ecco, come giudica l’operato dell’aeroporto?

«L’importante è che ci siano linee che portino persone in città, piuttosto che il contrario. Al porto, il collegamento con Mykonos, per fare un esempio, serve poco. Ben vengano invece le low-cost, che ci permettono di “vendere” Genova. Ricordiamoci che non avere un grande aeroporto alle spalle fa sì che le compagnie continuino a vederci come porto di seconda scelta».

Tornando alla Centrale: dunque avanti con l’elettrificazione delle banchine?

«Il porto ha bisogno di elettricità anche così com’è. Il cold ironing, quindi l’alimentazione da terra delle navi ormeggiate in banchina, è una tecnica che è stata a lungo discussa, ma difficilmente risolvibile da un punto di vista tecnico. Per questo nella commissione consultiva dell’Adsp ho espresso le mie riserve sul finanziamento per l’installazione di questa tecnologia al Psa Terminal. Oggi l’industria, quella delle crociere e dei traghetti in primis, si è orientata sull’alimentazione delle navi a gas. Proprio per questo il porto ha bisogno di un deposito di gas naturale liquefatto: l’Adsp penso stia lavorando su gestione e collocazione di questa infrastruttura».

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