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Mariotti: le banche non decidono, in bilico il maxi-ordine Seabourn / IL CASO

Genova - Negli uffici dei cantieri Mariotti di Genova da qualche tempo si lavora ai preparativi della costruzione della prima delle due navi da crociera di Seabourn.

Genova - Negli uffici dei cantieri Mariotti di Genova da qualche tempo si lavora ai preparativi della costruzione della prima delle due navi da crociera di Seabourn, il marchio del lusso e dell’esplorazione del gruppo Carnival. La prima unità dovrebbe essere consegnata a giugno 2021 e la seconda nel maggio 2022. L’ordine vale oltre 400 milioni di euro e, secondo le stime, è destinato nell’arco del quadriennio a produrre occupazione su territorio nazionale, genovese in particolare, per circa 800-1.000 persone, indotto compreso. Un pezzo del puzzle finanziario che nella cantieristica navale regge le commesse di questo genere, tuttavia, non è ancora andato a posto e se non lo farà in tempi brevi la costruzione delle navi potrebbe finire nelle mani di cantieri non italiani.

A lanciare l’allarme è Bruno Manganaro, segretario di Fiom Genova: «La commessa sembrava in dirittura di arrivo - spiega il sindacalista - ha anche ricevuto l’ok di Sace, che con la capogruppo Cdp rappresenta lo Stato italiano e garantisce i finanziamenti delle banche. Invece scopriamo che alcuni istituti di credito nicchiano e questo è grave. Un lavoro grande e importante per Genova e per il Paese non può impantanarsi per una questione finanziaria. Le commesse si perdono (purtroppo per l’Italia) sotto i colpi della concorrenza internazionale. Perderle perché un normale meccanismo di finanziamento della cantieristica non va in porto è inaccettabile». L’ordine delle nuove navi da crociera - piccole (170 metri di lunghezza, 264 passeggeri in 132 suite) ma lussuose - è stato incassato il 2 luglio scorso da Damen-Mariotti, nuova alleanza commerciale che permette agli olandesi di entrare nel settore delle crociere e a Mariotti di tornare, dopo le difficoltà finanziarie dovute anche al debito lasciato dal sultano dell’Oman, a lavorare con Seabourn, suo cliente storico.

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L’industria navale funziona attraverso meccanismi finanziari sostenuti da banche e garanti. L’armatore anticipa di solito una cifra del prezzo complessivo delle navi e paga il saldo alla consegna. L’arco di tempo della costruzione fisica è sostenuto dai finanziamenti delle banche, che permettono di acquistare i materiali e pagare le forniture: una sorta di prestito finalizzato (il cantiere non può utilizzare quei soldi per fare altro), che viene rimborsato e remunerato non appena l’armatore salda il conto. Secondo fonti finanziarie del Secolo XIX-The MediTelegraph, a supporto dell’ordine incassato da Damen-Mariotti ci sarebbe un pool di banche guidato da Intesa Sanpaolo.
A rallentare la firma della comfort letter - documento di garanzia siglato a uso dell’armatore - sarebbero Bnl e Unicredit, che si sarebbero raffreddate davanti all’investimento. «Se questa operazione non viene perfezionata le navi saranno costruite all’estero - sottolinea Manganaro - La finanza non può mettere in difficoltà l’industria. Se alcune banche non vogliono essere della partita si trovino altri istituti disponibili o intervenga il governo, visto che la Sace si è già espressa favorevolmente all’operazione. Tra l’altro stiamo parlando di Genova, del suo porto e di posti di lavoro. Dopo il crollo del Morandi, questo territorio non può permettersi di perdere occupazione perché chissà dove si inceppano».

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