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Onorato si schiera con i camalli: «Dico no all’autoproduzione»

Genova - L’armatore di Moby e Tirrenia: «I marittimi non devono fare il lavoro dei portuali. Questa è la miseria della globalizzazione»

Genova - Nasce l’alleanza tra camalli e marittimi italiani. Vincenzo Onorato, il gran cerimoniere, ha preparato tutto: la “nave manifesto”, la cornice giusta e la battaglia da portare avanti «per fermare la speculazione armatoriale: dobbiamo dare una risposta politica forte e certa». Così sulla Maria Grazia Onorato, «il più grande traghetto merci del Mediterraneo» pronto per essere schierato a Genova sulla linea verso Malta e arrivato ieri nel capoluogo ligure, dopo l’armatore sale sul palco anche il console della Culmv, Antonio Benvenuti. La lotta per i portuali, più che sulla nazionalità, è sul salario, ma è comunque una buona base di partenza. A benedire il patto anche il governatore ligure Giovanni Toti che saluta l’arrivo della nuova nave prima che parta per il primo viaggio operativo dal terminal di Spinelli. L’armatore di Moby e Tirrenia invita tutti a prestare attenzione alla fiancata della nave, quella che riporta a caratteri colossali il manifesto politico “Onorato per i marittimi italiani”: «Da anni mi batto per l’occupazione dei marittimi italiani, perché oggi la globalizzazione sui mari è diventata la globalizzazione della miseria. I marittimi extracomunitaria vengono pagati 200 o 300 dollari al mese, mentre i nostri marittimi restano a casa a fare la fame». Onorato spiega ancora: «In questa guerra qualche battaglia l’abbiamo persa e l’arroganza di certi armatori va avanti, fino al punto di parlare di autoproduzione: il marittimo imbarcato si mette a fare le operazioni portuali. In molti casi saranno marittimi extracomunitari sottopagati a farlo. Questa è la globalizzazione della miseria: vogliamo sfasciare anche i porti e mandare a casa altre persone?». Ed è l’altro fulcro su cui si regge l’asse con i portuali: «Vogliamo fare fuori tutto nel nome della speculazione armatoriale? Almeno si abbia il coraggio di dirlo chiaramente». La scelta di Genova non è casuale: dal capoluogo ligure, pochi giorni fa, “Paddy” Crumlin segretario generale del sindacato internazionale Itf, aveva tuonato contro il dumping degli armatori nei porti, compresi quelli italiani: « Riportiamo Genova al centro del Mediterraneo e facciamo in modo che questa centralità ridia tono e slancio all’occupazione» chiude Onorato.

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