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Venezia e il rebus del Canale Vittorio Emanuele / L’ANALISI

Monfalcone - Può essere il canale Vittorio Emanuele la soluzione nel breve periodo per risolvere l’annosa questione del transito delle navi da crociera nel canale della Giudecca a Venezia? Dopo l’incidente di “Msc Opera”, il sindaco Brugnaro ha indicato questo canale come l’unica opzione possibile

Monfalcone - Può essere il canale Vittorio Emanuele la soluzione nel breve periodo per risolvere l’annosa questione del transito delle navi da crociera nel canale della Giudecca a Venezia? Dopo l’incidente di “Msc Opera”, il sindaco veneziano Luigi Brugnaro ha indicato a voce alta questo canale come l’unica opzione possibile per togliere le navi dal Bacino San Marco in poco tempo. Il primo cittadino della Serenissima già da diversi anni (soprattutto dopo il via libera del Comitatone del 2017) sta perorando questa alternativa che le compagnie crocieristiche, attraverso la propria associazione (Clia), appoggiano senza indugi.

Invece a livello governativo il ministro dei Trasporti, il penstastellato Danilo Toninelli, pare concentrato tutto sull’individuazione di un nuovo approdo per le navi fuori della Laguna, come richiesto più volte dai suoi compagni di partito. Ma è così semplice scegliere questa via? A prima vista pare proprio di si, visto che il suddetto canale esiste quasi da un secolo. Venne scavato tra il 1920 e il 1925 per collegare il nascente sito industriale di Porto Marghera (fondato nel 1917) al canale della Giudecca e di conseguenza alla bocca di Porto di Lido-San Nicolò. Da qui tutti i mercantili potevano raggiungere la zona industriale passando davanti a San Marco. Originariamente aveva una larghezza di 28 metri ed una profondità di 9-10. Nel corso degli anni Quaranta del secolo scorso fu allargato a 50 metri e il decennio successivo venne approfondito a -11 metri. Con lo scavo del canale dei Petroli tra il 1964 e il 1968 il Vittorio Emanuele perse gradualmente la sua valenza. Infatti la nuova via d’acqua permetteva alle navi di entrare nella Laguna attraverso la bocca di Malamocco, raggiungendo Marghera bypassando il centro storico.

Nonostante ciò il canale dedicato al re soldato è stato utilizzato saltuariamente fino ai primi anni 2000 da navi di grosso tonnellaggio, parliamo soprattutto di navi da crociera. Infatti questa era la via preferenziale dei cruise liner che uscivano dallo stabilimento Fincantieri di Venezia-Marghera ed inoltre era utilizzato da tutte le altre passeggeri in occasione del Redentore per raggiungere l’odierna stazione marittima.

In questa occasione il bacino di San Marco è off-limits e quindi le navi entravano da Malamocco, percorrevano il canale dei petroli per poi virare nel Vittorio Emanuele fino a raggiungere il terminal. In pratica la soluzione che proporrebbe oggi Brugnaro. L’ultima nave da crociera che lo ha percorso è stata la “Costa Tropicale” che si incagliò a causa del basso fondale. Infatti a causa della scarsa manutenzione questa via d’acqua si è gradualmente interrata e in questo stato versa tutt’oggi. Per ripristinarlo andrebbe fatta un’importante operazione di dragaggio che porterebbe alla necessità di smaltimento dei fanghi di risulta altamente inquinanti. Inoltre la curva a gomito all’innesto del canale dei Petroli andrebbe allargata per rendere più agevole la manovra di navi da crociera di grandi dimensioni. Le varie compagnie crocieristiche hanno già provato questa soluzione ai simulatori con ottimi risultati.

Purtroppo si è già perso troppo tempo dopo il decreto Clini-Passera del 2012, prima con lo studio di un canale ex-novo (il Contorta) e poi con infiniti rimpalli di responsabilità a livello istituzionale. Una volta decisa questa soluzione ad affidati i lavori ci vorrebbe circa un anno per far tornare il Vittorio Emanuele percorribile con un investimento abbastanza contenuto contro centinaia di milioni di euro e almeno 10 anni di gestazione per i faraonici progetti ventilati nel tempo.

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