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Lussemburgo, cresce la flotta del Paese senza mare / IL CASO

Genova - Tasse al 10%, niente Iva sui noleggi: tentazione per gli armatori italiani. Msc, Zim, Bourbon tra le compagnie che hanno già navi sotto registro.

Genova - Non c’è solo il registro maltese a insidiare l’integrità del registro navale italiano, che offre una buona fiscalità ma è sempre più sofferto dagli armatori nazionali per via di una macchina burocratica troppo impacciata. Recentemente, sta crescendo il Lussemburgo, e secondo alcune indiscrezioni che filtrano dagli ambienti armatoriali, ci sarebbero già alcune compagnie italiane interessate a spostare qualche nave sotto la bandiera del piccolo Paese incastrato tra Belgio, Francia e Germania, lontano 200 chilometri dal mare. Se il registro maltese offre soprattutto agilità burocratica e maggiore flessibilità con le banche, quello lussemburghese offre tassazione sullo stipendio dei marittimi al 10% (se non residenti in Lussemburgo), esenzione dell’Iva su noleggio, acquisto o rivendita delle navi registrate, deprezzamento accelerato delle navi, facilitazioni per l’imbarco di contractor a bordo in aree a rischio pirateria.

Il registro è stato creato nel 1990. Secondo uno studio di Kpmg, nel 2007 le navi sotto bandiera del Lussemburgo erano 150 per un milione di tonnellate di stazza lorda. Nel 2014 le navi registrate in Lussemburgo sono 264 (in Italia sono 668) per 2,3 milioni di tonnellate, di cui 249 sotto bandiera nazionale e di questo 44 sono unità noleggiate a scafo nudo, oltre a 15 unità noleggiate a scafo nudo sotto bandiera estera. Le unità mercantili sono 2018, mentre gli yacht sono 46. Complessivamente l’età media di queste navi è inferiore ai nove anni. La maggior parte delle unità (64) sono rimorchiatori d’altura (principalmente, del colosso francese Bourbon) ma in termini di stazza lorda sono le porta-container (due milioni di tonnellate per 36 unità (Msc, Zim, compagnie tedesche) a costituire il grosso della flotta. Sono invece 45 per 488 mila tonnellate le draghe: insomma, Lusemburgo per ora sembra una Malta del Nord.

Per l’Italia, l’attrattività di questi registri rappresenta un rischio sul piano fiscale (meno navi registrate, meno entrate) e preoccupa i sindacati anche sul fronte del lavoro. Come Malta, il registro lussemburghese non è una bandiera di convenienza, ma chiaramente non incentiva l’utilizzo di marittimi nazionali, non avendo per ovvi motivi il piccolo Paese una grande tradizione marinara - se si eccettua il trasporto fluviale. Dunque, come spiega Remo Di Fiore, dirigente nazionale della Fit-Cisl, sulle navi di bandiera lussemburghese possono essere imbarcati marittimi di tutte le nazionalità, con contratti del loro Paese: l’unica clausola, è che questi contratti non siano al di sotto del minimo pattuito nel contratto Itf. Dunque, meno navi di bandiera italiana, meno opportunità di lavoro per i marittimi italiani. A livello di numeri, sono 16 mila i marittimi a bordo di navi del Lussemburgo, di cui 5.700 europei, 6.900 ufficiali, 3.500 ufficiali europei.

(Foto Marine Traffic)

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