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Le mani di Onorato sul Mediterraneo: rotta Nizza-Bastia, trattative con Gnv

Genova - «Nuove navi? Le costruiremo in Italia, ma vogliamo un giusto prezzo». Polemica con Grimaldi: «Messina uomo giusto dopo la sua gestione di Confitarma»

Genova - Concluso il rifinanziamento del debito da 560 milioni di euro, Vincenzo Onorato ha presentato ieri la holding Onorato Armatori (che non andrà in Borsa), sopra le tre compagnie dell’imprenditore napoletano, cioè Tirrenia, Moby e Toremar. Il debito è stato rifinanziato tramite 300 milioni di prestito obbligazionario, 200 milioni di prestito garantito, 60 milioni di finanziamento revolving: in prima fila ad ascoltare le linee guida del nuovo gruppo c’era anche Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, banca parte del pool finanziario che ha seguito l’operazione e da tempo a fianco di Onorato, come spiega lui stesso a margine. Imprenditore dato per vicino al premier Matteo Renzi, Onorato presenta un «gruppo in nome e nel segno dell’Italia» con 4.000 persone impiegate «tutte italiane», anche quelle che lavoreranno sull’unica nuova linea annunciata ieri ufficialmente, la Nizza-Bastia di Moby. Nuove tratte tuttavia sono allo studio sulla Sicilia, dove Onorato sta intavolando una collaborazione con la compagnia del gruppo Aponte, la genovese Gnv («ma serve ancora qualche settimana di tempo»), così come su Cuba.

Realizzate in Italia, promette Onorato, saranno le nuove commesse, al momento tuttavia non previste. Sul punto l’armatore spiega però che è necessario trovare un buon compromesso sui costi di costruzione, portando a esempio l’accordo per il refitting da 40 milioni presso i cantieri napoletani Palumbo sulle due nuove unità da 1.500 passeggeri acquisite di seconda mano lo scorso anno dal gruppo: la “Moby Zazà” che da giugno opererà sulla Nizza-Bastia (ex “Wind Perfection” anno 1982, e la “Moby Kiss”(ex “Banasa”, anno 1975) a rinforzare la linea Livorno-Bastia. Ulteriori 200 posti letto sono stati aggiunti sulla “Moby Tommy” già in flotta. Nel corso del 2016 gli Onorato dovranno soprattutto digerire Tirrenia, l’ex compagnia statale conquistata al vecchio azionariato lo scorso luglio, su cui, spiega l’ad Massimo Mura, bisognerà formare i marittimi, specie sul fronte dell’accoglienza a bordo. Sarà inoltre studiata col concorso delle scuole sarde la revisione del vecchio logo Tirrenia.

Onorato è tornato a parlare di Confitarma, criticando «i 300 milioni presenti nella legge di Stabilità a vantaggio degli armatori italiani, quando l’associazione di categoria appoggia la possibilità che su navi italiane siano assunti marittimi in base a contratti non italiani, e se a essere assunto è un extracomunitario, all’armatore costa un terzo rispetto a un italiano. Una posizione indecente, una vera schifezza». Gli armatori dunque beneficerebbero degli sgravi della tonnage tax senza dare nulla in cambio. «Io propongo di fare lo stesso contratto a italiani ed extracomunitari, perché un contratto meno remunerativo per i non italiani penalizza il lavoro dei nostri marittimi, e pone le basi perché chi viene in Italia per lavorare inizia a odiarci e volerci tagliare il collo». A margine dell’incontro, Onorato ha promosso però Stefano Messina, attuale vicepresidente della Confitarma, a possibile nuovo numero uno dell’associazione di categoria: «Sarebbe tutta un’altra cosa, lui potrebbe dare un’impostazione molto diversa alla “Confimanuel”, come la chiamo io, la Confederazione degli armatori accentrata sul suo presidente Emanuele Grimaldi». Sull’idea però di rientrare in un’associazione guidata da Messina, Onorato spiega che «con i se e con i ma non si fa la storia».