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Pirateria, gli attacchi si fanno sul web

Genova - Gli attacchi dei pirati nei mari del mondo sono in costante diminuzione. Merito soprattutto delle missioni internazionali di pattugliamento e delle guardie private ingaggiate dagli armatori a bordo dei mercantili.

Genova - Gli attacchi dei pirati nei mari del mondo sono in costante diminuzione. Merito soprattutto delle missioni internazionali di pattugliamento e delle guardie private ingaggiate dagli armatori a bordo dei mercantili.

Fenomeno in estinzione? Pare proprio di no, perchè secondo una rapporto della società americana Verizon, molte bande di predoni del mare stanno studiando nuovi metodi per assaltare con più facilità la navi cargo in navigazione. Primo fra tutti quello di ingaggiare hacker informatici per penetrare nei sistemi informatici delle compagnie marittime. L’obiettivo è soprattutto quello di avere informazioni dettagliate sui carichi presenti a bordo delle unità, conoscere con largo anticipo i tempi di sosta delle navi nei singoli porti e sapere su quali rotte vengono trasportati i carichi di maggiore valore. Non solo, secondo gli esperti statunitensi, sarebbero a rischio pure i sistemi informatici dei singoli terminal, degli scali portuali e delle agenzie marittime che possono contenere al loro interno informazioni utili per i pirati. «La crescita tecnologica è un processo inevitabile anche nel mondo della criminalità organizzata - spiega Ignazio Messina, amministratore delegato della compagnia genovese Ignazio Messina - e la pirateria non sfugge a questa regola “di mercato”». «Già oggi - prosegue l’armatore - per le aziende marittime, che non casualmente stanno investendo in It, sono necessarie forme di contrasto adeguate alla nuova sfida. Ciò anche considerando che la pirateria tradizionale, quella combattuta con successo in questi anni, è in apparente declino». Lo studio della società americana ha evidenziato che recentemente hacker informatici arruolati da predoni del mare sono riusciti ad accedere ai sistemi di gestione di alcune società di navigazione proprio per acquisire informazioni riservate utili per poi pianificare attacchi in mare.

Oggi, una delle aree considerate più a rischio, è quella del golfo di Guinea dove lo scorso anno, la Marina nigeriana, ha arrestato più di mille pirati. Ma gli attacchi continuano a verificarsi anche nel Sud-Est asiatico, mentre il fenomeno è in costante diminuzione al largo delle coste somale, considerata la zona più pericolosa al mondo fino a pochi anni fa.