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Noli, sulla rotta Asia-Europa arriva il primo rialzo / L’ANALISI

Genova - Il 25 marzo il costo del trasporto di un container da 20 piedi dall’Estremo Oriente ai porti dell’Europa settentrionale è cresciuto in media di 42 dollari rispetto alla settimana precedente.

Genova - Dopo undici settimane consecutive in calo, lo Shanghai Containerised Index ha registrato la scorsa settimana un primo segnale di risveglio delle rate di nolo fra Europa e Asia. Il 25 marzo il costo del trasporto di un container da 20 piedi dall’Estremo Oriente ai porti dell’Europa settentrionale è cresciuto in media di 42 dollari rispetto alla settimana precedente, toccando i 247 dollari, mentre per i porti del Mediterraneo l’aumento è stato di 53 punti fino a 248 dollari.

False illusioni sul fronte dei noli sono state vissute dagli operatori per tutto il corso del 2015, con gli annunci di gri (general rate increases) da parte delle compagnie che venivano regolarmente smentiti dal mercato nel giro di pochi giorni. Il dato dello Sci sembra smentire dal pessimismo registrato dall’analista economico inglese Moore Stephens, che nei giorni scorsi aveva pubblicato il suo report trimestrale sugli umori degli operatori. Il livello generale era sceso da 5,9 di agosto a 5,6 di novembre 2015. Sul fronte dei noli calo ancora più drastico, da 6,5 a 5,5, con i più pessimisti distribuiti fra Europa e America settentrionale e i più ottimisti in Asia. Ma il riscontro più recente vira nuovamente all’ottimismo e arriva dalle dichiarazioni del ceo della compagnia portacontainer tedesca Hapag Lloyd, Rolf Habben Jansen, a margine della presentazione del bilancio 2015 della sua società, il primo chiuso in positivo dal 2010. «Abbiamo visto - ha detto Habben Jansen - che sulle due rotte più problematiche nel 2015, ossia Asia-Europa e Asia- America Latina, sono state prese misure per ridurre la capacità che potrebbero avere effetto».

Il principio del 2016 sembrava confermare il pessimismo delle previsioni raccolte da Moore Stephens, con le rate di nolo fra Asia e Europa scese ai minimi storici già bassi degli anni scorsi. Negli ultimi mesi si è saputo addirittura di viaggi con noli a valore zero. Ma secondo Habben Jansen, che ha detto di essere ragionevolmente ottimista per la prima volta sulle diverse variabili che incidono sui noli, il futuro è più roseo e anche se non si tornerà alla media del 2015, i livelli del resto dell’anno saranno superiori a quelli dei primi mesi 2016. «Prevediamo - ha detto il manager - che le rate di nolo per il 2016 saranno sotto quelle che abbiamo visto in media nel 2015. Questo comunque non significa che prevediamo che restino al livello del primo trimestre di quest’anno, che è sotto la media». E ha aggiunto: «Non eravamo molto rialzisti, ma piuttosto ribassisti sulle rate di nolo, perché sentivamo che dopo che tutti erano diventati troppo ottimisti per il crollo del prezzo del petrolio, e poiché di conseguenza tutti avevano cominciato a utilizzare troppe navi, ci sarebbe voluto tempo prima che si rendessero conto che il modo in cui i noli scendevano avrebbe colpito i nostri profitti».

A conferma delle dichiarazioni di Habben Jansen arrivano i dati del Sci che nell’ultima settimana di marzo registrano la prima crescita dell’anno, equivalente a +20,5 per cento fra Asia e Europa settentrionale e del 27,2 per cento fra Asia e Mediterraneo. Dal principio del 2016 i noli erano crollati dell’80 per cento, dai 1.232 dollari verso l’Europa settentrionale del 31 dicembre 2015 e i 1.257 dollari verso il Mediterraneo. Una situazione che ha messo in profonda difficoltà le compagnie più fragili in questo momento, ossia le coreane Hyundai e Hanjin. La prima ha appena raggiunto un accordo con i creditori, ma secondo Alphaliner potrà salvarsi soltanto con un intervento dello Stato; la seconda ha appena venduto a 50 milioni di dollari la propria sede di Londra per ridurre il debito. Hapag Lloyd, invece, dall’alto del suo primo utile di 114 milioni di euro, sta già pensando agli investimenti. Il suo principale azionista privato, l’operatore logistico elvetico Klaus-Michael Kühne, ha annunciato nuove fusioni dopo quella con la cilena Csav e soprattutto l’acquisto di navi da oltre 18 mila teu, mercato da cui la compagnia è finora rimasta fuori. «Hapag Lloyd - ha dichiarato - deve essere più grande. La compagnia è ancora troppo piccola per poter competere», aggiungendo che la mancanza di navi da 18 mila teu «è uno dei problemi irrisolti di Hapag Lloyd, che deve essere affrontato» per non perdere contatto con la concorrenza.

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