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«Navi europee violano l’embargo in Crimea»

Genova - Il trucco per entrare nei porti che in teoria dovrebbero essere inaccessibili per l’embargo voluto dall’occidente, è piuttosto semplice: basta fisicamente cambiare bandiera. Bisogna ammainare quella sconveniente e issarne una giusta, magari quella russa

Genova - Il trucco per entrare nei porti che in teoria dovrebbero essere inaccessibili per l’embargo voluto dall’occidente, è piuttosto semplice: basta fisicamente cambiare bandiera. Bisogna ammainare quella sconveniente e issarne una giusta, magari quella russa.

Così un cargo che fa capo a un grande multinazionale turca ha passato il Bosforo per approdare in uno scalo ucraino. È successo però che a poche miglia dalla Crimea e prima che la nave sparisse dai radar, la bandiera aveva i colori giallo e blu, quelli di Kiev. Quando ha improvvisamente cambiato rotta e poco prima di entrare nel porto di Sebastopoli in Crimea, la nave ha issato la bandiera di Mosca. Arrivata sulle banchine, l’unità è stata fotografata dai reporter dell’Ong Occrp che si occupa di inchieste sulla corruzione nel mondo e che ha certificato ce questo non è stato un caso isolato. Gli ucraini calcolano che dall’inizio delle sanzioni siano state 260 le navi straniere arrivate nei porti della Crimea, infischiandosene dell’embargo. La maggior parte sono russe – la bandiera di Mosca sventola sullo scalo di Sebastopoli – in seconda e terza posizione ci sono armatori greci e turchi. Le navi utilizzate hanno bandiere diverse, ma i proprietari sono aziende o compagnie che risiedono in paesi che ufficialmente condannano l’annessione russa di quella porzione di territorio ucraino. La lista di navi pubblicata on line ha provocato qualche imbarazzo politico: i tedeschi, ad esempio, dopo aver realizzato che almeno due navi avevano commerciato con i russi a Sebastopoli, hanno annunciato un’inchiesta. Il più delle volte però la diplomazia fa finta di non vedere. Ed è il caso di Atene, circostanza che irrita l’Ucraina. L’ultimo caso è quello di una petroliera che dopo aver passato il Bosforo, ha scaricato il greggio nei porti controllati dai russi. L’unica accortezza utilizzata dall’equipaggio è stato chiudere il segnalatore di posizione e diventare una nave fantasma in navigazione nelle acque del Mar Nero. Anche gli italiani, scorrendo l’elenco dei cargo che sono approdati in Crimea, hanno evitato l’embargo, commerciando in particolare prodotti petroliferi o derivati. Far rispettare le regole però è molto difficile. L’Ucraina, oltre al pressing diplomatico, potrebbe intervenire arrestando le navi colpevoli, ma per farlo serve che l’unità prima o poi approdi in uno scalo di Kiev. Per ora è successo in un solo caso e l’equipaggio è stato multato. Sostanzialmente rimangono tutti impuniti e il commercio con la Crimea russa può proseguire. Anche legalmente come nel caso, sollevato dalla Reuters, dei grandi marchi multinazionali che continuano a riempire di merce i propri magazzini e supermercati: il trucco consiste nel trasportare la merce sotto le insegne delle proprie sussidiarie russe. L’embargo viene aggirato e così sugli scaffali di Sebastopoli possono arrivare i prodotti italiani, spagnoli e francesi.

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