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La nuova vita del terminalista: «Ora mi dedico alla Slam»

Genova - « È come se accompagnasse la figlia all’altare». E per Luigi Negri la sensazione deve essere un po’ quella descritta da chi gli è vicino da quando è partita «l’avventura 24 anni fa: erano tempi eroici».

Genova - « È come se accompagnasse la figlia all’altare». E per Luigi Negri la sensazione deve essere un po’ quella descritta da chi gli è vicino da quando è partita «l’avventura 24 anni fa: erano tempi eroici». Il terminalista parla a ruota libera per più di un’ora, racconta della privatizzazione del porto: «I primi quattro anni di transizione sono stati un delirio, ma anche dopo non è stato facile». Racconta di quando con una stretta di mano metteva a posto i problemi con i camalli: «Io e Batini davanti all’avvocato Ghibellini: bastava la parola, nessuna firma». Poi i primi gruisti,«ragazzi che avevamo addestrato di nascosto in Emilia», la banchina che cresce «le navi da 14 mila teu di oggi: per operarle abbiamo dovuto affrontare investimenti ingenti e sfide ingegneristiche». E poi l’attaccamento alla sua creatura: «Quando passavo dalla sopraelevata con la macchina andavo piano piano per controllare l’operatività del terminal, che le gru lavorassero a pieno ritmo». Dalla trance agonistica lo risvegliavano gli altri automobilisti arrabbiati per quella vettura lumaca che creava coda. E ora? «Ora mi dedico al resto: c’è la Slam, ad esempio. Quest’anno conto di chiudere in pareggio, l’anno prossimo con un piccolo utile». Poi ci sono le agenzie, anche se con le fusioni rimane la minoranza di China Shipping-Cosco e di Uasc-Hapag Lloyd. C’è ancora Yang Ming. E quella gru di legno sul mobiletto dell’ufficio: «Me l’hanno regalata i miei soci all’inizio dell’avventura. Rimane lì finché campo...». Da oggi inizia un’altra storia: dopo 24 anni per il Sech e a 74 anni per Luigi Negri.

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