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Il parroco: «Schettino condannato? Mi sarei stupito del contrario»

Isola del Giglio - Arrivato all’Isola del Giglio da Milano da soli tre mesi, don Lorenzo offrì rifugio ad oltre 400 persone all’interno della chiesa mettendo a disposizione dei naufraghi coperte e paramenti sacri per riscaldare chi era infreddolito e bagnato.

Isola del Giglio - «Ognuno deve rispondere di quello che fa davanti agli uomini come giustizia civile e penale e davanti a Dio per le colpe che ha commesso, se le ha commesse. La condanna a Francesco Schettino è giusta, mi sarei stupito se ci fosse stato un ripensamento». Lo ha detto don Lorenzo Pasquotti, il parroco di Giglio Porto che, la notte del naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012, fu tra i primi a soccorrere i naufraghi aprendo le porte della chiesa dei Santi Lorenzo e Mamiliano. «Si tratta - spiega il parroco - della logica conclusione del processo. Chi sbaglia paga e la legge va rispettata. Schettino era il comandante della nave e dal momento che ha provocato il disastro e la morte di 32 persone non ha dimostrato la sua responsabilità di comandante».

Arrivato all’Isola del Giglio da Milano da soli tre mesi, don Lorenzo offrì rifugio ad oltre 400 persone all’interno della chiesa mettendo a disposizione dei naufraghi coperte e paramenti sacri per riscaldare chi era infreddolito e bagnato. In questi cinque anni, come tutta l’Isola del Giglio, il parroco non ha mai cessato di ricordare la tragedia istituendo la giornata delle vittime della Concordia che viene celebrata ogni anno il 13 gennaio con una messa e una fiaccolata silenziosa fino alla punta del molo rosso dove è stata collocata una lapide con i nomi delle persone che hanno perso la vita. Un rapporto umano, quello tra i gigliesi e i naufraghi e le famiglie delle vittime, che non si è mai interrotto a testimonianza del gesto di solidarietà della piccola comunità toscana la notte della tragedia.

«A distanza di oltre cinque anni - prosegue don Lorenzo - per l’Isola del Giglio rimane l’arricchimento umano attraverso un’esperienza che ha lasciato il segno nella memoria e nel cuore della popolazione. È vero che il naufragio ha creato profondi disagi ma io penso che il Giglio ha provato cosa vuol dire toccare con mano un’opera di grande solidarietà. Siamo passati tutti insieme attraverso una prova difficilissima e - conclude - ne siamo usciti tutti insieme. Adesso la vita continua».

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