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«Futuro in Borsa per Rimorchiatori Riuniti» / INTERVISTA

Genova - Parla il numero uno del gruppo genovese. Gavarone: «Abbiamo le carte in regola. Confitarma? Mi auguro che chi è uscito ci ripensi».

Genova - Nel futuro del gruppo Rimorchiatori Riuniti potrebbe esserci la quotazione in Borsa. «Un’ipotesi concreta che stiamo valutando», dice Gregorio Gavarone, ad della compagnia leader nel settore del rimorchio nel Mar Mediterraneo. «No comment», invece, sulla trattativa - anticipata dal Secolo XIX/The MediTelegraph - che potrebbe portare all’ingresso di un socio di minoranza nel gruppo genovese.

A quando la quotazione?

«Ci stiamo pensando, anche perché da una recente analisi è risultato che abbiamo tutte le carte in regola per compiere questo passo. L’operazione potrebbe andare in porto tra qualche anno».

State lavorando a qualche nuova acquisizione?

«Al momento no. Portiamo avanti l’attività pura del servizio rimorchio nel Mediterraneo, così come quella d’altura all’estero nel settore offshore, ma senza l’intenzione di ingrandirci nel breve periodo».

Sulla flotta, invece, ci saranno novità?

«Stiamo valutando se acquisire alcune unità usate da compagnie del Nord Europa che proprio di recente hanno deciso di vendere alcuni rimorchiatori. Parliamo di mezzi di prima qualità che potrebbero entrare presto a far parte della Rimorchiatori Riuniti».

Suo figlio Giacomo è stato eletto presidente del gruppo Giovani di Confitarma. Manuel Grimaldi, invece, è stato sostituito da Mario Mattioli. L’associazione degli armatori italiani è nelle mani dei rimorchiatori. Non era mai successo prima...

«Mio figlio è stato vice-presidente per quattro anni dei giovani di Confitarma ed era nell’ordine delle cose che assumesse la presidenza. Per il post-Grimaldi non credo che, almeno inizialmente, fosse previsto che un rappresentanto del settore dei rimorchio prendesse il comando».

Ma voi siete sempre stati tra i sostenitori di Mattioli...

«Assolutamente sì. Mario è una persona che stimo, sono sicuro che lavorerà per il bene dell’associazione».

Che cosa pensa della frattura che si è creata in Confitarma?

«Sicuramente la situazione poteva e doveva essere gestita diversamente. Un settore, se disunito, è più debole e vulnerabile».

Crede che i “dissidenti” potrebbero rientrare? Oppure nascerà la nuova Confmare?

«Mi auguro che la spaccatura possa essere sistemata e che le compagnie che hanno deciso di lasciare (d’Amico, Gnv, Messina e Italia Marittima, ndr) ci ripensino».

La concessione che avete per gestire il servizio del rimorchio nel porto di Genova scadrà nel 2020. Temete l’arrivo di nuovi concorrenti?

«Le gare si vincono e si perdono. Ma un gruppo con 900 dipendenti e una flotta di 90 rimorchiatori non deve temere nessun competitor».

Come stanno andando le vostre attività all’estero?

«Il mercato dell’offshore è in sofferenza, soprattutto a causa del prezzo del greggio. Ma America Centro-Meridionale e Africa Occidentale sono sempre aree che teniamo sempre in forte considerazione».

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