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Cesare d’Amico: «Un onore la presidenza dello Standard Club» / INTERVISTA

Genova - Nella storia centenaria del Club non era mai successo che per la presidenza venisse indicato un armatore italiano.

Genova - Nella storia centenaria del Club non era mai successo che per la presidenza venisse indicato un armatore italiano. Anche per questo la nomina di Cesare d’Amico, avvenuta nelle scorse ore a Hong Kong, assume il valore di una certificazione di qualità per l’industria tricolore dello shipping.

Lo Standard Club è il quarto P&I (Protection and Indemnity) al mondo e gestisce il 10% circa del mercato assicurativo internazionale: nelle sue casse finiscono premi per quasi 350 milioni di dollari, mentre le attuali riserve superano i 430 milioni. In Italia è presente dagli anni Trenta, ma il suo ruolo si è consolidato una ventina d’anni più tardi. «Oggi lo Standard è un’istituzione - racconta d’Amico - e devo ammettere che esserne diventato presidente, per me, è una soddisfazione enorme. Il Club ha una storia molto prestigiosa, è davvero un onore essere il primo chairman italiano».

Cesare d’Amico, che era già deputy chairman, ha assunto la presidenza del Club succedendo a Rod Jones. Nel nuovo board sarà affiancato dai vice presidenti Nicolas Hadjioannou (Alassia Newships Management) ed Erik Johnsen (Seaocean Carriers). A d’Amico farà riferimento una rete di 650 “corrispondenti” in 130 Paesi: il loro compito è quello di monitorare e assistere una flotta di oltre 130 milioni di gt. Un ruolo,quello di d’Amico, che non sarà solo di rappresentanza: «Lo Standard Club assicura armatori e operatori di ogni nazionalità e di ogni provenienza - spiega d’Amico - L’11% della flotta assicurata è greca, l’8% giapponese, e questi sono i due Paesi maggiormente rappresentati. Il 33% del naviglio è formato da tankers, il 28% da portacontainer e general cargo, il 23% da dry bulk. Il Club è un luogo dove si incontrano culture ed esigenze diverse, ma è anche il posto dove, per tradizione, l’obiettivo comune è aiutare i soci a trovare la migliore soluzione in caso di incidente».

Il principio è quello mutualistico, la fiducia reciproca è un caposaldo intoccabile. Ma è innegabile che affari e diplomazia debbano muoversi sempre su binari paralleli. In questo contesto, il ruolo e il”peso” del presidente diventa spesso decisivo. «Il mio obiettivo è sostenere la crescita e la solidità del Club. Oggi contiamo sul rating “A” di Standard and Poor’s e abbiamo un ritorno sugli investimenti pari al 3%. Siamo un’eccellenza mondiale in grado di offrire servizi di primissimo livello. Il settore del trasporto marittimo da anni è sotto pressione, ma ciò non ha impedito al Club di crescere: questo è il trend che vogliamo mantenere».

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