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Mattioli: «Confitarma è pronta al dialogo con AssArmatori» / INTERVISTA

Napoli - Mattioli, leader di Confitarma mediatore per natura, è certo di poter riportare serenità nel settore. E avverte: «Il nemico è fuori dai nostri confini». L’intervista-ritratto integrale sul nostro magazine mensile.

Napoli - Si definisce simpatico ma anche sagace e spiritoso, qualità che gli riconoscono in molti insieme a impeccabile educazione e notevole auto-controllo. È insomma una persona molto perbene, per qualcuno addirittura sin troppo. Mario Mattioli è arrivato alla guida di Confitarma in un momento particolarmente delicato, caratterizzato dalla crisi dell’industria marittima che persiste, dalla fuoriuscita di alcuni nomi importanti, dalla guerra in corso tra l’ex presidente Manuel Grimaldi e il patron di Moby-Tirrenia Vincenzo Onorato: in questo quadro riuscirà Mattioli a rilanciare Confitarma? È questo che si chiedono in molti ed è su questo che si scommette per il futuro della Confederazione degli armatori italiani. Il neo-presidente ci crede ed è pronto ad affrontare la sfida.

Lo shipping vive oggi, a livello globale, un grande cambiamento culturale grazie anche a nuovi interlocutori, con la presenza sulla scena sempre più importante degli investitori istituzionali e il contemporaneo arretramento del sistema bancario: come si porranno gli armatori rispetto a questo cambiamento?
«Gli ultimi 10 anni sono stati caratterizzati da una crisi globale, che inevitabilmente ha coinvolto non solo il trasporto marittimo, ma anche i suoi tradizionali interlocutori finanziari. Oggi guardiamo al futuro con un leggero ottimismo, ci sono segnali di ripresa nell’economia mondiale ma non dobbiamo trascurare quello che la crisi ci ha purtroppo insegnato. Si sono verificati, anche nel nostro settore, cambiamenti importanti: supporto alle imprese più forti finanziariamente con relativo aumento dimensionale in termini di naviglio e tonnellaggio; ingresso di nuovi operatori con ottica più finanziaria che industriale; maggiore supporto alle imprese specializzate in un unico settore di attività e con quote di mercato ritenute significative rispetto a quelle diversificate in più settori, ma con quote meno significative all’interno di ciascuno; maggiore fiducia alle aziende che hanno investito in processi di riorganizzazione interna e competenze manageriali. In ogni caso, lo shipping resta un settore ad alta intensità di capitale per unità di produzione (la nave) e il rapporto con il settore della finanza resta imprescindibile, sia attraverso il tradizionale finanziamento bancario, anche se con un peso minore rispetto al passato, che attraverso nuove modalità: fondi di investimento, fondi di debito, obbligazioni, Borsa, ecc.... La globalizzazione ci tiene tutti legati allo stesso destino, per questo l’unione fa la forza e il dialogo e la sinergia con tutti gli enti finanziari è l’unica chiave di successo».
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