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Signorini: «Non posso escludere a priori l’agenzia del lavoro in porto» / L’INTERVISTA

Genova - Parla il presidente degli scali di Genova e Savona: «Richiesta legittima da Confindustria, ma serve un confronto serio sui numeri: occhio a quello che viene fuori».

Genova. «Abbiamo valorizzato aree che sono fondamentali per lo sviluppo del porto e che da troppo tempo rimanevano sotto utilizzate: le ex-Piaggio, la Darsena e ora Ente Bacini. Con la gara sblocchiamo investimenti, garantiamo posti di lavoro e sviluppiamo un settore vitale per il porto e per l’intero distretto della nautica genovese». Paolo Emilio Signorini sulla gara che porterà alla privatizzazione delle riparazioni navali di Genova incassa anche l’approvazione del governatore Giovanni Toti («Un evento atteso da molti anni fondamentale per la competitività dello scalo genovese. Segno che seppure con tutte le lentezze, anche a Genova la macchina si è messa in moto»). Chiusa una partita, il presidente dei porti di Genova e Savona ne deve affrontare altre molto complicate. A cominciare dalla salvezza della Culmv e dello scontro tra terminalisti e camalli che rischia di bloccare il porto. E Signorini apre ai terminalisti («È condivisibile che valutino il modello dell’Agenzia») e li ammonisce allo stesso tempo: «Il confronto serio è sui numeri: occhio a quello che viene fuori».

Operatori e camalli sono allo stallo, presidente. Per ora è muro contro muro: i terminalisti non vogliono più salvare i conti della compagnia e la Culmv fa affidamento su un piano di risanamento giudicato debole.

«Io la vedo così: non si possono ancora trarre conclusioni. Il piano della Culmv deve necessariamente basarsi sui numeri. E trovo legittimo che Confindustria proponga il modello dell’Agenzia del lavoro portuale. Così come ritengo sia sano dualismo quando i sindacati invece respingono questa ipotesi. Il dibattito accresce la possibilità di trovare una soluzione di qualità: certo, nessuno pensi che noi abbiamo la bacchetta magica e risolviamo ogni problema...».

Lei non chiude quindi all’ipotesi dell’Agenzia?

«E perchè mai? Non posso bocciarla, sarei arrogante. I terminalisti la propongono perché rientra nella loro sensibilità imprenditoriale». Però un numero è stato fornito: alla Culmv mancano 2,2 milioni di euro e i terminalisti quest’anno non vogliono pagare. «Non è un numero concreto: non è detto che la cifra sia quella. Capisco che gli operatori dicano: “Non vogliamo pagare”, però aspettiamo di vedere i numeri del piano e il bilancio e poi tiriamo le somme. I numeri di tutti, non solo della Culmv».

Ma ritiene che anche quest’anno si tratti del solito teatrino?

«Non credo. Però, ripeto, aspettiamo che i numeri siano sul tavolo. L’Authority l’anno scorso si era impegnata a proporre misure di risanamento e rafforzamento manageriale della Compagnia possibilmente a valle di nuove norme che grazie alla sensibilità del parlamento oggi abbiamo».

Giudica deboli le linee guida del piano della Culmv, scritte dai due commercialisti?

«Rispetto la grande esperienza e capacità professionale di chi sta aiutando la Culmv nella redazione del piano e attendo di valutare bene il peso di formazione, quiescenza, tariffe e risanamento patrimoniale. Ecco, su questo mi baso. Comunque altre due o tre occasioni di incontro ci saranno; le proporrò, così favoriremo il dialogo».

Passiamo a Bettolo: sembra l’eterna incompiuta...

«Non è così: stiamo accelerando. I nostri tecnici e quelli di Msc lavorano moltissimo. Spero che tutte le difficoltà vengano superate e in tempi brevi. Anche quelle tra soci. Così potremo partire velocemente».

L’altro fronte aperto è sulle concessioni. Sempre Confindustria si lamenta della disparità dei canoni tra Genova e Savona e chiede un’armonizzazione...

«L’Authority non può abbassare i canoni senza curarsi delle possibili ricadute negative sul finanziamento degli investimenti. Capisco però la posizione dei terminalisti e convocherò un tavolo per trovare una soluzione».

E sulle concessioni a Spinelli, Sech e San Giorgio? La pratica sta andando avanti? «Guardi, noi siamo pronti. Lo schema è scritto. La nostra parte, anche di confronto, l’abbiamo fatta, la considero sostanzialmente chiusa. Non posso tenere aperti ulteriormente questi dossier. I terminalisti hanno ancora qualche richiesta che stiamo cercando di valutare con attenzione. Spero che Confindustria mi aiuti a chiudere questa partita».

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