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Marittimi, nuovo contratto per le bandiere ombra

Genova - Stipendi più alti del 2,5% e patto con gli armatori per abbattere l’autoproduzione.

Genova - La federazione internazionale dei trasporti (Itf) e il Joint Negotiating Group (Jng, la parte datoriale composta dalle 200 società dell’Imec più alcune sigle nazionali) hanno concluso questa settimana a Manila il rinnovo dell’Ibf Framework Agreement, cioè il principale contratto internazionale dei lavoratori marittimi nel settore merci, che copre 200 mila lavoratori su circa 8.000 navi tra portacontainer, rinfusiere e cisterne battenti bandiera di convenienza.

Il contratto, che entrerà in vigore dal 2019, avrà durata quadriennale e revisione sugli stipendi al 2021, prevede un aumento di salario del 2,5%, un incentivo fiscale del 16% per le compagnie aderenti al fondo solidarietà dell’Itf, l’elevazione - con quello che ne consegue in termini di bonus ai marittimi - della costa yemenita ad area di guerra (ma la riduzione della Somalia da zona di guerra a zona ad alto rischio). A latere di questo rinnovo, è previsto un progressivo aumento del contratto Total Crew Cost (Tcc, il più diffuso nelle bandiere di convenienza, perché copre gli armatori che non rientrano nel Jng, particolarmente diffusi in due grandi nazioni marittime come Grecia e Norvegia) attraverso strumenti di trattativa locale.

«Del contratto - spiega Remo Di Fiore, tra gli ideatori dell’Ibf, che proprio quest’anno entra nel suo 15esimo anno di operatività - penso che la parte più importante sia quella salariale: un aumento contenuto, perché nella trattativa non si è potuto non tenere conto dell’instabilità che sta ancora attraversando il comparto marittimo, in tutti e tre i grandi settori merceologici».

«Gli ultimi 14 mesi sono stati particolarmente duri - commenta Rajesh Tandon, il portavoce della parte datoriale -. Da luglio abbiamo fatto numerose concessioni relativamente alle preoccupazioni del sindacato sui portuali, e attraverso varie negoziazioni penso abbiamo raggiunto un mutuo accordo accettabile». Tandon si riferisce al rinforzo della “clausola portuali”, tesa a limitare il fenomeno dell’autoproduzione: il contenimento dei costi spinge numerosi armatori o noleggiatori a utilizzare i marittimi per fissare o sbloccare la merce a bordo delle navi (rizzaggio e derizzaggio, generalmente per container o mezzi rotabili) dietro incentivo o gratis a seconda della serietà della compagnia.

Essendo spesso remunerata, e volendo comunque le compagnie personale a controllare l’attività dei portuali a bordo nelle fasi di carico-scarico, spesso l’autoproduzione è accettata dal personale marittimo: l’attività è però contestata dal sindacato per motivi di sicurezza e protezione dei ruoli, specie in vista dell’automazione sempre più avanzata delle banchine portuali: «Con effetto immediato - dice Torben Seebold, vice-segretario della sezione Portuali dell’Itf - abbiamo mandato di contattare le compagnie che operano nel Mar Baltico, in Europa settentrionale e occidentale, in Canada, con obiettivo di eliminare le attività di rizzaggio e derizzaggio a carico dei marittimi entro gennaio 2020».

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