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Bruxelles-porti, summit d’emergenza a Roma

Genova - La Commissione avverte: «Niente scorciatoie». L’autonomia delle Authority è a forte rischio.

Genova - Mentre la Commissione chiude la porta ad eventuali scorciatoie, il governo si riunisce per prepararsi ad un ultimo tentativo di evitare la rivoluzione dei porti imposta dall’Europa. Bruxelles ieri ha confermato che «i contatti con le autorità nazionali rilevanti, inclusa l’Italia» sono già in corso. L’Europa vuole che le Autorità portuali paghino le tasse, come qualsiasi altra impresa, e definisce «aiuti di Stato» i trasferimenti statali per costruire le infrastrutture dei porti italiani. Sul fronte delle imposte, come ha spiegato ieri un portavoce della Commissione, Bruxelles ha però le idee chiare: «La Commissione Ue ha richiesto informazioni e continua a valutare il funzionamento e la tassazione dei porti negli stati membri per garantire una concorrenza equa nel settore dei porti Ue». L’Italia adesso ha una strada obbligata e intavolerà una trattativa di un mese il cui vero obiettivo è mitigare l’impatto delle misure che quasi certamente l’Europa calerà sul sistema portuale italiano. Le conseguenze sono potenzialmente devastanti: 100 milioni di euro di imposte da pagare ogni anno e il rischio di blocco dei soldi dello Stato per realizzare le opere. Come ad esempio, la diga di Genova.

Riunione di emergenza

Domani a Roma si vedranno i livelli tecnici del ministero delle Infrastrutture e Trasporti per imbastire una difesa davanti al “tribunale” europeo. Per evitare la sentenza di condanna, i dirigenti proveranno a spiegare nuovamente che le Autorità portuali italiane sono il braccio dello Stato sulle banchine. E che la riforma Delrio di un anno e mezzo fa, ha rafforzato questo concetto: «C’è un tavolo di coordinamento nazionale che gestisce tutte le opere passate, presenti e future» confida una fonte. La task force del ministero è coordinata dal capo di gabinetto e braccio destro di Delrio, Mauro Bonaretti. Presente il direttore dei porti del Mit, Mauro Coletta; ci saranno poi i “professori” (Maurizio Maresca e Stefano Zunarelli) ed è stato invitato anche il vero “consigliori” del ministro, Ennio Cascetta. Gli sherpa italiani si sono quindi mossi: informalmente, già nelle prossime ore, ci saranno una serie di tavoli che coinvolgeranno anche gli altri ministeri, in modo particolare quelle delle politiche comunitarie. Il messaggio che il governo vuole mandare a Bruxelles è che questa vicenda viene gestita solo a livello centrale: Roma andrà a trattare portandosi dietro il peso dello Stato, perché «solo così potremmo dare l’impressione di aver dato vita a porti veramente pubblici». E sull’altare della difesa, il sacrificio più evidente, sarà quello della già limitata autonomia delle Authority: sia di governance che finanziaria.

Il piano B

È però difficile ipotizzare che non cambi nulla dopo la lettera di Bruxelles. Alcuni porti si sono convinti che la rivoluzione è meglio governarla che subirla. E ieri, al telefono, molti presidenti si scambiavano opinioni sulla migliore formula da adottare dopo la “condanna”. Qualche bozza sarà pronta nei prossimi giorni, ma sono tutti conti fatti senza il (prossimo) governo.

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