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«Soldi pubblici sulle rotte, sistema da rivedere» / INTERVISTA

Genova - L’associazione in meno di un anno e mezzo ha radunato «oltre 1.300 soci, 103 mila camion e continuiamo a crescere». Marcello Di Caterina, il direttore generale di Alis (in congresso domani e dopo a Sorrento), ha però in mente anche altri numeri: quelli che servono a sostenere la continuità territoriale

Genova - L’associazione in meno di un anno e mezzo ha radunato «oltre 1.300 soci, 103 mila camion e continuiamo a crescere».

Marcello Di Caterina, il direttore generale di Alis (in congresso domani e dopo a Sorrento), ha però in mente anche altri numeri: quelli che servono a sostenere la continuità territoriale tra il continente e le isole. Soldi pubblici che finanziano diverse rotte, ad esempio, quelle per la Sardegna e l’Elba. «Parliamo in totale di oltre 100 milioni di euro, 72 soltanto per collegare la Sardegna. Sono soldi utilizzati male e al momento destinati ad un unico operatore» spiega Di Caterina. Alis è l’associazione che raduna diversi operatori della logistica ed è presieduta da Guido Grimaldi, figlio di Manuel e grande avversario di Vincenzo Onorato, l’armatore le cui compagnie – Tirrenia e Moby – hanno vinto la gara per la continuità territoriale che sarà rinnovata tra due anni. Di Caterina chiede che quei soldi «vengano spesi meglio e per sostenere tutto il settore».

Non è proprio un discorso disinteressato…
«E invece sì. Indipendentemente da chi li intasca oggi, quei 100 milioni di risorse pubbliche andrebbero investite diversamente».

In che modo?
«Serve più concorrenza: è il cliente, in questo caso il residente, che sceglie la compagnia in un regime di competizione sana e poi si conteggiano i viaggi e i rimborsi. Così eviteremmo di dover favorire un solo operatore e permetteremmo al passeggero di scegliere la nave che preferisce».

Ma quei soldi sono pensati proprio perché il mercato su alcune rotte non c’è…
«Guardi che il mercato è già oggi in grado di proporre a prezzi competitivi il viaggio tra le isole e i porti della penisola. La concorrenza già esiste. Si tratta solo di regolamentarla in modo più equo per tutte le compagnie».

E quindi cosa farete?
«Chiederemo al prossimo governo di rivedere i finanziamenti che sostengono la continuità territoriale. È un istituto anacronistico».

Immagino che siate sostenitori anche del Registro Internazionale…
«Ovviamente. È facile da capire: se elimini gli incentivi per gli armatori che battono bandiera italiana, non crei più occupazione per i nostri marittimi, semmai la riduci a zero».

C’è il rischio che la nostra flotta emigri ?
«È chiaro: Malta, ad esempio, sarebbe felice di accogliere le navi dei nostri armatori. Il Registro ci consente di mantenere invece Costa Crociere e Aida sotto la nostra bandiera e dare occupazione ai nostri giovani. Anche sul cabotaggio la polemica è sterile: mi pare si tratti più di una lotta commerciale tra compagnie. Mi spiego: sul cabotaggio nazionale esiste già l’obbligo di imbarcare solamente marittimi italiani».

Dal mare alla terra: lo stato di salute dell’autotrasporto è buono?
«Dobbiamo far fronte a una serie incredibile di criticità: dall’aumento dei pedaggi autostradali, alle revisioni dei mezzi. E poi il dumping che fanno le imprese dell’Est. Chiederemo in maniera forte all’Europa che venga allineato tutto il settore. Altrimenti l’Italia della logistica rischia grosso».

Parlerete di questo a Sorrento?
«Domani comincia “la due giorni” con i nostri iscritti: compileremo la lista delle richieste inderogabili al governo. Rischiamo di compromettere il settore, proprio ora che la quota di intermodalità è cresciuta del 13% in un solo anno. Sarebbe una follia».

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