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L’automazione farà perdere il 14% dei posti di lavoro

Roma - La ricerca di Ey: «L’impatto maggiore sarà sulle professioni routinarie».

Roma - Il rischio di automazione, nei prossimi cinque anni, «riguarda una quota importante dei posti di lavoro in Italia: il 14% di quelli attuali e il 12% del fabbisogno futuro 2018-2022» e colpirà le professioni «in modo differenziato», impattando «maggiormente» su quelle routinarie. È quanto emerge da una ricerca sul lavoro e le competenze nell’era della trasformazione digitale presentata dall’amministratore delegato di Ey in Italia, Donato Iacovone, al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria. Il rischio, viene indicato, infatti è «particolarmente elevato per gli impiegati addetti alle funzioni di segreteria e ufficio, agli addetti alla raccolta e conservazione di documenti, agli artigiani, agli operai metalmeccanici specializzati». Questo, però, prosegue Iacovone, «non significa che perderemo occupazione, piuttosto che cambieranno le skill e le mansioni richieste e che emergeranno nuove figure professionali, ad esempio cyber security experts, data scientists e cloud computing experts». In generale, secondo la ricerca di Ey, sempre nei prossimi cinque anni, l’84% del fabbisogno occupazionale, vale a dire più di 2,1 milioni di posti di lavoro si concentrerà nei servizi (servizi di cura, insegnamento, commercio, servizi alle imprese). E, inoltre, il 71% dei lavori richiesti riguarderà profili con skill medio-alte, su cui «il 35% delle aziende sperimenta difficoltà di reclutamento».

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