SERVICES

Porti, il governo cerca la rivoluzione

Genova - Il ministero scrive a Palazzo Chigi: «Stiamo preparando la riforma». Sul tavolo c’è l’ipotesi Spa.

Genova - I 5Stelle e la Lega vogliono la loro riforma dei porti. L’occasione, ironia della sorte, arriva grazie all’Europa: il governo anti-Ue potrebbe ridisegnare gli scali italiani grazie ad una decisione di Bruxelles e alla fine del percorso potrebbero nascere nuove società per azioni al posto delle attuali Authority. Come raccontato dal Secolo XIX/TheMediTelegraph ad aprile, l’Europa ha messo sotto la lente le Authority italiane: «Devono pagare le tasse come tutte le imprese» avevano sentenziato qualche mese fa gli euroburocrati, mandando nel panico i nostri scali. Il nuovo governo vuole però approfittarne e in una lettera di fine agosto indirizzata alla presidenza del Consiglio, il ministero dei Trasporti ammette di lavorare su una nuova governance dei porti. «Il governo italiano intende affrontare quanto prima un processo di rinnovamento della governance dei porti nazionali per renderne più efficienti e trasparenti le attività di pianificazione, gestione e controllo».

È il passaggio conclusivo scritto da Gino Scaccia, capo di gabinetto del ministro Danilo Toninelli, di una lettera nata con un fine ben preciso: preparare insieme a Palazzo Chigi una risposta all’Europa che ci chiede 100 milioni di euro di tasse portuali mai riscosse e che secondo Bruxelles, Roma avrebbe invece dovuto esigere.

Un lungo passaggio, scritto probabilmente dagli esperti della Struttura di Missione del ministero, per spiegare che quei soldi non sono dovuti, ma che comunque, per evitare uno scontro pesante, il governo intende cambiare la natura delle Autorità portuali. Perché, è il ragionamento del ministero, alla fine Bruxelles potrebbe «non accogliere le nostre tesi difensive» e potrebbe condannare i porti a pagare le tasse, considerandoli imprese a tutti gli effetti.

La nuova governance

Quelle poche righe finali hanno però un peso politico di rilievo e sanciscono l’apertura del cantiere per smantellare, in tutto o in parte, la riforma varata dall’ex ministro Graziano Delrio poco più di due anni fa. Nel frattempo è passata un’era politica e ora è la Lega a dettare la linea in materia portuale. Sulla plancia di comando c’è Edoardo Rixi, vice ministro con la delega agli scali, e con lui Francesco Parola, docente genovese, super consulente del politico ligure, ora nella Struttura di Missione.

L’idea, per neutralizzare la minaccia europea sulle tasse, sarebbe quella di trasformare le Authority in imprese. Anche il caso Napoli, con i 44 milioni di euro concessi per sistemare i bacini di carenaggio bollati come aiuti di stato dall’Europa, avrebbero convinto il ministero della necessità di dover cambiare. La strada sarebbe quella di trasformare i porti in società per azioni pubbliche, in grado così di liberarsi da una serie di lacci che la legge Delrio non avrebbe sciolto. Poi c’è la spinta autonomistica, cavallo forte della Lega: tema sentito in Liguria, spinto dal governatore Toti. L’impressione è che non ci sia solo la Lega sui porti: non è un caso che la firma finale sulla lettera sia di un uomo di Toninelli. La nuova riforma della governance avrà così due colori: il verde carroccio, ma anche il giallo grillino.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››