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Tasse ai porti, i grillini: «Guerra all’Europa»

Roma - I senatori 5 Stelle scrivono a Toninelli: «Interrompere il tavolo di negoziato e far valere le nostre ragioni anche sugli aiuti di Stato».

Roma - Sulla lista ci sono tutti i big del Senato a 5 Stelle: il primo firmatario è il comandante Gregorio De Falco, celebre per l’esortazione a Schettino affinché tornasse a bordo mentre la Concordia naufragava. In tutti sono 19 i senatori grillini che chiedono ai ministri dei Trasporti e degli Affari Esteri di non convocare il tavolo con l’Europa sulla tassazione dei porti e sui presunti aiuti di Stato e anzi di far valere le ragioni dell’Italia.

L’interrogazione acquisisce un valore politico notevole perchè arriva dallo stesso gruppo parlamentare, i 5 Stelle, che esprime anche il ministro dei trasporti Danilo Toninelli che non rimarrà insensibile al grido dei compagni di movimento.

Il testo del documento parte dalla condanna Ue per l’Authority di Napoli che ha utilizzato 44 milioni di euro per la ristrutturazione dei bacini di carenaggio. Per Bruxelles sono aiuti di Stato indebitamente percepiti: «In tale decisione - si legge nel’interrogazione depositata oggi - si ipotizza, tra l’altro, che le Autorità portuali siano imprese, e i relativi trasferimenti di risorse dello Stato alle stesse vadano notificati come aiuti di Stato, nella misura in cui esse mettono a disposizione di terzi beni demaniali portuali; la decisione sviluppa anche censure sia sulle modalità di rilascio delle concessioni demaniali, sia sulla non legittimità della normativa derivata con la quale vengono calcolati i canoni demaniali, attualmente, com’è noto, fissati con decreti ministeriali validi in tutti i porti italiani; tale decisione è foriera di gravi incertezze sia sul regime relativo alle concessioni demaniali in essere, sia sugli stessi titoli mediante i quali la sostanziale totalità dei concessionari demaniali nei porti italiani oggi occupa i porti e offre servizi agli utenti portuali, sia sui rapporti tra Autorità di sistema portuale, e tra queste e le imprese concessionarie o autorizzate operanti nei porti italiani».

Non solo: nel documento si ipotizza anche che la decisione potrebbe «pregiudicare qualsiasi futura rivalutazione della disciplina portuale in essere, essendo la decisione condizionata da un approccio lesivo sia dei principi alla base della normativa vigente nel nostro ordinamento, segnatamente caratterizzato da una natura pubblica dei porti e dei beni appartenenti al demanio portuale, sia della riserva di sovranità e delle competenze in esclusiva su tali beni, riconosciute a favore della normativa nazionale prevista al riguardo dalle stesse fonti dell’Unione europea; non consta agli interroganti, infatti, che questa decisione sia fondata su solidi precedenti giurisprudenziali adottati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, unico soggetto competente ad interpretare ed applicare con efficacia erga omnes il diritto dell’Unione europea».

Per questo i senatori chiedono di sapere «se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, intendano assumere per salvaguardare l’attuale regime vigente nei porti italiani e la loro natura pubblica, oltre alla riserva prevista al riguardo alla sovranità nazionale, garantendo certezza del diritto e continuità di azione per le Autorità di sistema portuale e per tutte le imprese e i lavoratori che operano nei nostri porti; se, inoltre, non ritengano necessario ricorrere avverso tale decisione, nonché, quanto meno allo stato, interrompere iniziative volte a concordare con la Commissione europea modifiche alla legislazione nazionale».

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