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Yacht affondati dalla mareggiata: in Liguria scatta l’allarme inquinamento

Rapallo - Le prime fuoriuscite di carburante, le ha avvistate l’elicottero della Guardia Costiera “Nemo – 01”, sorvolando sopra quello che era il porto e che ora pare una sorta di corpo senza testa.

Rapallo - Le prime fuoriuscite di carburante, le ha avvistate l’elicottero della Guardia Costiera “Nemo – 01”, sorvolando sopra quello che era il porto e che ora pare una sorta di corpo senza testa. Perché della diga foranea del porto Carlo Riva non è rimasto alcunché. Solo macerie. E distruzione. C’erano 335 yacht, lunedì, nel giorno dell’inferno arrivato dal mare. Solo 124 sono rimasti a galla. Tutte le altre barche o sono affondate, o sono arrivate a schiantarsi a riva, o sono letteralmente disperse: non si sa se siano rimasti brandelli o cosa diavolo altro.

Tolte quelle rimaste a galla, Rapallo ha 211 mine vaganti. Cariche di carburante. Con il rischio di un disastro ambientale senza precedenti. Le prime diffide, firmate dalla Capitaneria di Porto di Genova, sono state inserite nell’atto spedito in questi giorni dalla Capitaneria stessa al Ministero dell’Ambiente, ma anche alla Procura della Repubblica di Genova, al Dipartimento di Protezione Civile e a una sfilza di enti. Passaggio chiave del documento, questo: «Sono state emanate alcune diffide, ai sensi della legge 979/1982, nei confronti dei comandanti di unità da diporto sinistrate nell’ambito del porto di Rapallo affinché pongano in essere ogni azione tesa a scongiurare fenomeni di inquinamento, anche potenziale». Tra “Santa” e Rapallo, una macchia di gasolio ha fatto scattare, immediato, ieri, l’intervento della Capitaneria di porto di “Santa”, guidata dal comandante Antonello Piras, con un mezzo antinquinamento. Però: i potenziali fronti di pericolo sono troppi: 211. «In questo territorio le emergenze sono due. L’isolamento di Portofino. E il problema ambientale di Rapallo» sottolinea il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, alla fine del sopralluogo di ieri fra Portofino, “Santa”, Rapallo e Zoagli. “Frigge” il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco. Che non si dà pace. «Da quattro giorni gli yacht sono arenati o dispersi. E sono carichi: idrocarburi, olii. Il gasolio va levato subito: che intervengano con delle autopompe, che inizino da quelle più facilmente accessibili. Ma che lo svuotamento dei serbatoi venga fatto, rapidamente». Lo dice in Comune, il primo cittadino, davanti al governatore Toti e all’assessore regionale alla Protezione Civile Giacomo Giampedrone. Lo ripete nel sopralluogo che il Movimento Cinque Stelle fa, a Rapallo, con le europarlamentari Tiziana Beghin ed Eleonora Evi e con il parlamentare Roberto Traversi. E ancora dopo, al sopralluogo del sottosegretario leghista Edoardo Rixi. «Nello yacht che si era incastrato alla foce del san Francesco sono stati tolti 1.800 litri di gasolio – incalza il consigliere comunale Filippo Lasinio – ci risultano yacht che avevano fatto il pieno in vista di questo fine settimana di ponte dei Santi. Barche che ora sono nel mare di Rapallo, danneggiati».

Spetta agli armatori intervenire. «Il nostro compito è quello di provvedere per le panne antinquinamento, stanno già arrivando per essere sistemate. Non altro» rimarca, versante Protezione Civile, Giampedrone. L’allerta è massima, per questo che – con i danni da 50 milioni di euro almeno, solo a Rapallo – è il nodo più drammatico post mareggiata. «Chiediamo agli armatori di intervenire - sottolinea, Bagnasco – ormai sono passati già dei giorni, dalla mareggiata». Le panne antinquinamento sono state posate nella zona del Castello, per arginare sversamenti durante le operazioni degli yacht che si erano incastrati proprio qui, fra la foce del torrente e il simbolo di Rapallo, l’Antico Castello sul Mare. E fra i privati, qualcuno già ha provveduto: le panne ci sono attorno al “Suegno”, lo yacht di PierSilvio Berlusconi, una delle barche che ha patito l’ecatombe e che ora, travolta dalla furia, ondeggia a metà del lungomare rapallese.

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