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«Troppa burocrazia a bordo delle navi il governo ci aiuti a cambiare passo»

Genova - Mattioli (Confitarma): «Regole da Ottocento e troppi controlli: così diventa difficile noleggiare all’estero o poter competere con le altre flotte europee».

Genova - La burocrazia italiana non affligge solo gli imprenditori a terra, li insegue anche in mare: una nave che batte bandiera nazionale, denuncia Mario Mattioli, presidente Confitarma, «soffre mediamente di tre o quattro volte in più di adempimenti burocratici rispetto a quelli delle altre bandiere europee». Il numero uno degli armatori confindustriali ha incontrato prima di Natale Gino Scaccia, capo di gabinetto del ministero dei Trasporti, che da febbraio inizierà una ricognizione di tutte le categorie imprenditoriali che gravitano su Porta Pia. In pratica, degli stati generali per capire quali debbano essere le linee di indirizzo del ministero. Il governo fa del decreto Semplificazioni una delle sue bandiere. «Infatti nel corso degli stati generali riproporremo una serie di modifiche normative che devono servire a rendere più flessibile la nostra attività, e che speriamo di collegare proprio al decreto Semplificazioni. Nell’incontro Scaccia ci ha detto che l’approccio del ministero vuole essere pragmatico e scevro da pregiudizi».

Quali sono le modifiche cui avete pensato?
«Che la bandiera italiana sia appesantita dalla burocrazia, e che questo sia un fattore penalizzante per la crescita della nostra flotta, non è un mistero. Esiste tutta una serie di voci che riguardano bandi, ispezioni e costi che vanno riviste. Nella sanità marittima ci sono dei rimandi normativi che risalgono al 1895, abbiamo alcune specifiche ancora in vigore che sono chiaramente pensate per i vascelli a vela, o le navi a carbone…».

Quindi abbiamo navi più sicure.
«Mica ho detto che vogliamo meno controlli. Li vogliamo migliori. Poi se invece scopriamo che è il resto d’Europa ad avere meno controlli del dovuto, allora ci batteremo perché tutti si adeguino allo standard italiano... ma penso proprio non sia così».

Due esempi per i non addetti ai lavori?
«Semplicissimo: fino a pochi anni fa sulle navi di bandiera italiana la norma che regolava l’igiene prevedeva le sputacchiere. O l’obbligo di realizzare i tubi portavoce, per comunicare da un ponte all’altro. Prescrizioni superabili, visto che nelle navi moderne, con milioni di strumentazioni a bordo, si comunica con il walkie-talkie. Ma entriamo più nel tecnico, prendiamo i noleggi, che come può immaginare per gli armatori sono una voce importantissima. Poniamo che una compagnia estera chieda di noleggiarle una nave senza equipaggio, a scafo nudo, da mettere sotto una bandiera straniera. Prima di poter completare l’operazione, l’armatore italiano deve fare una fideiussione pari al valore della nave, a tutela di eventuali pendenze su personale precedentemente imbarcato sulla stessa unità e non ancora pagato. Ora, posto che c’è un’evidente squilibrio tra il valore della nave e quello di eventuali pendenze nei confronti dei marittimi, chi oggi mai concede una fideiussione del valore commerciale di una nave? La via più economica è quella alternativa: attendere due mesi che venga fatta l’affissione dell’annuncio del noleggio in Capitaneria. Ma la compagnia che vuole noleggiare evidentemente non ha sempre due mesi di tempo per attendere. Insomma, l’unica cosa che chiediamo, è poter avere alcune riforme per rendere più appetibile la bandiera, a costo zero».

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