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Salari bloccati, marinai prigionieri in porto a Genova

Genova - Un equipaggio ostaggio della propria nave, un traghetto battente bandiera del Marocco costruito quasi 40 anni fa. Senza possibilità di scendere a terra e senza più cibo a bordo. Sette marinai che non ricevono gli stipendi da mesi e sono lontani centinaia di chilometri da casa e dalla famiglia

Genova - Un equipaggio ostaggio della propria nave, un traghetto battente bandiera del Marocco costruito quasi 40 anni fa. Senza possibilità di scendere a terra e senza più cibo a bordo. Sette marinai che non ricevono gli stipendi da mesi e sono lontani centinaia di chilometri da casa e dalla famiglia. Uomini che riescono a sopravvivere solamente grazie alla solidarietà degli operai che lavorano nei bacini di carenaggio del porto. Non è un film ma una storia vera, fatta di enormi difficoltà quotidiane e vissuta dall’equipaggio, tutti uomini di nazionalità marocchina, della nave “Le Rif” ormeggiata nella zona delle riparazioni navali, a poche decine di metri dalla Fiera di Genova. La cambusa della nave è vuota e i marinai non hanno soldi per acquistare cibo. Non possono scendere a terra visto che il numero minimo di uomini d’equipaggio che deve restare a bordo della nave, per questioni di sicurezza, è di sette unità.

Potrebbero lasciare il porto e navigare verso il Marocco ma non vogliono mollare gli ormeggi per paura, una volta arrivati in Africa, di essere lasciati a casa senza ottenere gli stipendi arretrati. Il caso è seguito dalla Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti (Itf) e dall’avvocato Stefano Staderini.

Il tribunale di Genova, nei giorni scorsi, ha sequestrato il traghetto e chiesto un immediato intervento da parte della società armatrice che ha sede a Tangeri, la Detroit World Logistics Maritime Sa: «Se nei prossimi giorni la compagnia non darà risposte - spiega l’avvocato Staderini - ci troveremo di fronte ad uno dei tanti casi di “nave fastasma” che nel porto di Genova non si vedevano ormai da alcuni anni. In buona sostanza - prosegue - rischiamo di trovarci di fronte ad un equipaggio totalmente abbandonato dall’armatore e cioè dal proprietario della nave che non si preoccupa più non solo dei suoi marinai ma anche della propria flotta. Ovviamente - chiude il legale - stiamo lavorando perchè tutto questo non si verifichi».

L’avventura italiana del traghetto che in Marocco viene utilizzato per coprire linee nazionali non è stata , fino ad ora, una storia delle più felici: prima di arrivare a Genova per essere sottoposto a lavori di riparazione, la nave ha toccato i porti di Napoli e La Spezia. Lo scorso novembre, ormeggiato nello scalo spezzino durante un’ondata di maltempo, il traghetto ha rotto gli ormeggi andando alla deriva.

La nave ha sbattuto contro alcune barche assicurate ai pontili galleggianti ricompresi nella concessione demaniale del gruppo Antonini: solo l’arrivo di due rimorchiatori ha evitato un bilancio ancora più drammatico sul piano dei danni che comunque sono stati calcolati in quasi tre milioni di euro.

(Credito: Shipspotting)

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