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Il recupero della Grande America affidato alla Ardent / FOTO

Genova - L’agonia è durata un giorno e mezzo di fiamme fino a quando, ieri pomeriggio, la carcassa carbonizzata è sprofondata a 4.600 metri nell’Atlantico.

Genova - L’agonia è durata un giorno e mezzo di fiamme fino a quando, ieri pomeriggio, la carcassa carbonizzata è sprofondata a 4.600 metri nell’Atlantico, al largo della Bretagna. Si chiamava “Grande America” e apparteneva alla flotta mercantile del Gruppo Grimaldi. Domenica stava viaggiando con il suo carico di container e auto da Amburgo a Casablanca, quando verso le otto di sera il Comando generale delle capitanerie di porto di Roma ha dato per primo l’allarme alle autorità francesi. A 230 chilometri dalla punta di Penmarc’h, nel Finistère del sud, un incendio l’aveva costretta a fermarsi. Di lì a poche ore il capitano, l’equipaggio e il solo passeggero, 27 persone in tutto, si sarebbero messi in salvo sull’unica scialuppa per essere poi raggiunti dalla fregata “Hms Argyll” della Royal Navy.

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È stato inutile, invece, l’intervento del rimorchiatore di salvataggio “Abeille Bourbon” che arrivato verso le dieci di lunedì mattina di fronte alla nave abbandonata per spegnerne le fiamme ha dovuto arrendersi poche ore dopo. La nave è affondata alle tre e ventisei di ieri. Pochi minuti dopo il ministro francese dell’Ecologia, François de Rugy, denunciava di fronte ai deputati dell’Assemblea nazionale il «rischio d’inquinamento, non fosse altro che per la dispersione del carburante» e precisava che per una corretta valutazione di quel rischio «bisogna ancora conoscere il contenuto esatto dei container a bordo». Una decina di loro, stando al rapporto della Prefettura marittima dell’Atlantico, sono caduti in mare prima che la nave affondasse. «Non escludiamo - ha precisato ancora il ministro - l’intervento di sottomarini anti-inquinamento».

La “Grande America” era una nave di tipo ConRo , un ibrido tra un traghetto e una porta-container. Lunga 214 metri, era nata nel 1997 dalla Fincantieri di Palermo. Il suo affondamento porta oltre quota 30 il numero di incidenti in mare, tra collisioni, esplosioni e arenamenti, avvenuti in questo inizio di 2019 secondo le statistiche del blog Shipwreck Log che li elenca al ritmo di uno ogni due-tre giorni.

Il Gruppo Grimaldi ha affidato le operazioni di salvataggio alla Ardent, società specializzata erede della Titan Salvage che, insieme all’italiana Micoperi, recuperò il relitto della Costa Concordia. In una nota diramata ieri sera dalla sua sede di Napoli, il Gruppo Grimaldi scrive che «l’incendio era stato causato da merce stivata a bordo della nave», ricorda che «l’intervento antincendio dell’equipaggio ha dovuto essere interrotto quando si è reso necessario abbandonare la nave al fine di evitare qualsiasi rischio per la sicurezza delle persone a bordo» e ringrazia la Francia e la Royal Navy per la loro «dedizione e professionalità nella supervisione e nel coordinamento delle operazioni».

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