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La Cina non spaventa Genova: «Ok agli investimenti»

Genova - La Cina non fa paura. Gli operatori del porto di Genova aprono, con alcuni limiti, a investimenti asiatici nel primo scalo d’Italia. Più in generale a nuove partnership commerciali sulle banchine controllate dal primo sistema portuale italiano

Genova - La Cina non fa paura. Gli operatori del porto di Genova aprono, con alcuni limiti, a investimenti asiatici nel primo scalo d’Italia. Più in generale a nuove partnership commerciali sulle banchine controllate dal primo sistema portuale italiano, l’Autorità di sistema del Mar Ligure Occidentale, che comprende anche lo scalo di Savona-Vado. Nessuna opposizione, dunque, sul fronte dello sviluppo della nuova Via della Seta a partire da possibili interessi di Pechino sulle infrastrutture: in primis, la nuova diga del porto di Genova il cui costo di realizzazione sfiora il miliardo di euro. «Già oggi – spiega Gian Enzo Duci, presidente degli agenti marittimi italiani – in termini di container movimentanti, la Cina vale per lo scalo del capoluogo ligure quasi il 16% del totale dei traffici ma questi numeri possono crescere. Tre dei primi dieci porti mondiali che hanno scambi commerciali con il porto di Genova – aggiunge il numero uno di Federagenti - sono cinesi e su un totale di oltre due milioni di teu movimentanti nel 2018 sotto la Lanterna, 412 mila riguardano il mercato cinese». Secondo Duci «serve comunque porre dei limiti agli investimenti di Pechino perchè l’Italia non si trova nelle condizioni della Grecia che qualche anno fa ha dovuto vendere il porto del Pireo ai cinesi».

L’interesse di Pechino riguarda soprattutto il capitolo infrastrutture. La compagnia di Stato cinese, Cosco Shipping Lines, è diventata insieme al porto di Qingdao e all’azienda danese Apm Terminals, azionista della piattaforma container di Vado Ligure che dovrebbe essere operativa entro fine anno. «Il modello cinese sta creando da anni ricchezza in Italia ma ci sono ancora enormi margini di sviluppo, a partire dai settori trasporti e logistica», sottolinea Augusto Cosulich, ad del gruppo Fratelli Cosulich che da anni lavora con Pechino nei comparti trasporto container, navi convenzionali e logistica. «Le nostre società con i cinesi, Cosco Shipping Italy e Coscos, impiegano 150 persone in Italia, la maggior parte delle quali a Genova. Chi è contrario a rapporti commerciali e nuovi investimenti cinesi in Italia non sa di cosa parla. Ma soprattutto non vuole il bene della nostra economia», chiude Cosulich. L’asse privilegiato del traffico marittimo globale è tra Asia ed Europa, e i traffici tra Medio ed Estremo Oriente oggi sono quelli che crescono di più insieme a quelli intra-asiatici. La Nuova via della Seta terrestre passa invece per l’Asia Centrale, dove ci sono economie emergenti che proprio in questi anni si stanno aprendo alle esportazioni italiane.

L’Autorità di sistema portuale Genova-Savona potrebbe presto avviare una società partecipata pubblico-privata insieme a soci asiatici a partire dal colosso delle costruzioni cinese China Communication Construction Company che ha messo nel mirino le grandi infrastrutture italiane, a partire proprio dalla nuova diga del porto genovese. «Le opportunità che per Genova e l’Italia possono arrivare dalla Cina e dalla nuova Via della Seta sono notevoli per l’interno sistema produttivo nazionale, visti anche i capitali a disposizione di Pechino», spiega l’amministratore delegato del gruppo Rina, Ugo Salerno. «Sul capitolo infrastrutture - aggiunge - credo sia però necessario evidenziare che ci sono anche aziende italiane ed europee che possono progettare e realizzare grandi opere come la nuova diga foranea del porto oppure il ribaltamento a mare dello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente, a Genova. Il gruppo Rina ha competenze per partecipare a gare pubbliche e competere con i colossi asiatici ad armi pari senza vendere a priori a Pechino tutti i nostri progetti». «Credo che il sistema Italia - dichiara Ettore Pollicardo, presidente di Bureau Veritas Italia - debba dimostrare la sua capacità di gestire e non di subire i mercati». Secondo il governatore ligure Giovanni Toti il legame con la Cina va rafforzato perchè «non c’è alcun rischio colonizzazione». Ma gli interessi cinesi a Genova non si fermano all’ambito portuale. Ansaldo Energia è partecipata al 40% da Shanghai Electric, mentre Esaote - storica azienda biomedicale - è passata nelle mani di un consorzio cinese. «Le opportunità sono evidenti. Chi vuole bloccare nuovi investimenti sbaglia: nessuno vuole vendere a Pechino porti e infrastrutture», chiude il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini.

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