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La guerra del carbone tra Cina e Australia

Genova - I tempi di scarico sono più che raddoppiati in due mesi, da 5-7 giorni a circa 20, mentre i tempi di sdoganamento si sono moltiplicati fino a 20 giorni.

Genova - Continua ormai a oltranza lo stallo nell’esportazione di carbone termico australiano in Cina, attribuito a protezionismo e possibilmente legato a tensioni diplomatiche, mentre le restrizioni nelle consegne si estendono ad altri maggiori porti. I tempi di scarico sono più che raddoppiati in due mesi, da 5-7 giorni a circa 20, mentre i tempi di sdoganamento si sono moltiplicati fino a 20 giorni.

A quanto riferisce Platts, citata dalla radio nazionale australiana Abc, le restrizioni al carbone australiano si sono estese al porto meridionale di Fangcheng, dopo la notizia un mese fa che le consegne erano trattenute «indefinitamente» da funzionari doganali nel porto settentrionale di Dalian. L’agenzia Platts cita fonti anonime secondo cui le autorità doganali stanno conducendo test di radioattività sul carbone australiano e l’impatto del nuovo regime di test può richiedere tre mesi prima di passare la dogana. Vi è preoccupazione in Australia che i ritardi siano almeno in parte motivati politicamente, alimentando il timore che le tensioni diplomatiche tra i due Paesi stiano già impattando sulle relazioni commerciali, in seguito all’esclusione da parte di Canberra del colosso cinese Huawei dalla fornitura di impianti per la rete di prossima generazione 5G e alle indagini su azioni di hacking attribuite a operatori cinesi. L’Australia è il secondo esportatore di carbone termico al mondo dopo l’Indonesia. La Cina è il secondo paese destinatario e lo scorso anno le esportazioni australiane dirette ai cinque porti hanno raggiunto un valore pari a 1,32 miliardi euro.

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