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«L’accordo con la Cina è troppo leggero, Genova rischia di perdere un’opportunità»

Genova - Augusto Cosulich: «La società con Cccc era un’ottima soluzione. La diga invece non è un buon investimento per Pechino».

Genova - Sarà nella delegazione che è pronta ad accogliere il presidente cinese Xi Jinping: «Sto per partire per Roma, è una grande occasione». Augusto Cosulich l’accordo con Pechino l’ha fatto già tempo fa, quando è diventato socio di Cosco, il colosso asiatico dello shipping. Ora tocca ai due Paesi firmare un’intesa che però «rischia di diventare un’occasione mancata».

Perché?

«Avremmo dovuto insistere sulla società con Cccc: è un colosso che ha costruito grandi opere in tutto il mondo e possiede un know how incredibile».

Nell’accordo che sarà firmato però non se ne parla...

«E questo è un aspetto negativo. È un rallentamento dovuto a pressioni politiche che non vanno nell’interesse dell’Italia».

Ma al presidente cinese dove consiglierebbe di investire?

«Nelle eccellenze, soprattutto quelle genovesi, hanno già investito. Penso ad Ansaldo Energia, a Esaote al terminal di Vado. Tutti i manager e gli azionisti sono soddisfatti degli accordi. Non solo: anche le nostre società che abbiamo in joint venture con Cosco, hanno avuto uno sviluppo positivo. Quando c’è stata la fusione tra i colossi armatoriali, i cinesi non hanno licenziato nessuno, a differenza di altri. Abbiamo addirittura aumentato i dipendenti. Dei cinesi non si deve avere paura. Ci sono troppi pregiudizi, molti parlano senza sapere nulla: io con Pechino lavoro da anni e so che si comportano seriamente».

Diversi analisti però sostengono che l’Italia rischia di cadere nella “trappola del debito”: la Cina compra il nostro, in cambio di un maggiore peso nelle decisioni politiche...

«Non penso proprio. Gli interventi dei cinesi possono portare benefici ai Paesi che rientrano nella Via della Seta: dovremmo spalancare anche noi le porte alla Cina, non chiuderle».

Ma se ai cinesi dovesse consigliare un investimento a Genova?

«Ne ho parlato spesso con il sindaco (Marco Bucci, ndr) e con Giovanni Toti. È difficile dire dove potrebbero investire. Spesso mi hanno chiesto: “Cosa possiamo vendere ai cinesi?” ma non saprei...faccio fatica. Non parlo di squadre di calcio, anche se a qualche tifoso piacerebbe. Parliamo di investimenti seri e ormai sulle nostre eccellenze hanno già investito...»

Magari un terminal in porto?

«Quella però è una questione tra privati. Magari i cinesi sono interessati, ma qualcuno deve vendere. Non credo però che ci siano operatori a Genova con un terminal sul mercato. Per tutti questi motivi la soluzione della società tra Autorità portuale e Cccc poteva rappresentare la cornice ideale: la loro collaborazione ci avrebbe garantito l’acquisizione del know how cinese sui grandi progetti».

Come la nuova diga per lo scalo di Genova. È lì che Pechino potrebbe investire?

«Ma guardi che i cinesi mirano anche ad un ritorno degli investimenti. E la diga da questo punto di vista non è un grande affare...Ansaldo ed Esaote invece lo sono stati e lo sono ancora».

Però con un accordo più spinto, avrebbero paragonato il porto di Genova a quello del Pireo: svenduto a Pechino...

«Guardi che in Grecia i cinesi hanno portato traffico e occupazione, non è stata un’operazione negativa per il Paese: è stato un successo. E comunque quella situazione non è paragonabile alla nostra. A Genova non può succedere».

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