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Accordo con i cinesi, Genova ci prova con l’aeroporto / FOCUS

Roma - Genova mette sul piatto dell’accordo con la Cina anche l’aeroporto. Non ci sono solo i moli del capoluogo ligure dentro l’intesa che oggi sarà firmata a Roma con il colosso delle costruzioni Cccc.

Roma - Genova mette sul piatto dell’accordo con la Cina anche l’aeroporto. Non ci sono solo i moli del capoluogo ligure dentro l’intesa che oggi sarà firmata a Roma con il colosso delle costruzioni Cccc. Nel testo dell’accordo che è stato reso più leggero per evitare che si incagliasse nelle secche della polemica politica, spunta anche il “Colombo”. Il commissario Marco Bucci e il presidente Paolo Signorini, che oggi firmeranno l’intesa, vogliono coinvolgere i cinesi negli investimenti per «il collegamento intermodale tra la città di Genova e l’aeroporto Cristoforo Colombo». Si tratta di una serie di infrastrutture «strategiche» per dare slancio al traffico passeggeri dell’aerostazione e collegare la parte bassa del Ponente genovese - Cornigliano e Sestri - anche con la collina hi tech degli Erzelli. Non è un caso che gli interventi siano riferiti al programma straordinario di ricostruzione dopo il crollo del Morandi. Lì ci sono le opere che serviranno per realizzare il collegamento intermodale: 9 milioni di euro per la cabinovia e 65 per la nuova stazione ferroviaria degli Erzelli, un hub di smistamento per chi deve raggiungere la collina o deve salire a bordo di una aereo. Pechino dunque sarà coinvolta nel nuovo disegno infrastrutturale del ponente genovese, dove oltre alla ferrovia e alla cabinovia, potrebbe esserci spazio anche per una metropolitana leggera.

Le banchine
Il capitolo dedicato allo scalo di Genova è noto. Paolo Signorini cerca la sponda cinese sulla progettazione e nel testo dell’accordo viene specificato che: «La cooperazione e la collaborazione saranno basate sull’utilizzo e la condivisione delle reciproche competenze tecniche, professionali, manageriali».
La società mista, il fulcro dell’accordo nella prima ora non è abbandonata. È rimandata: «L’Autorità di Sistema portuale valuterà l’opportunità di gestire, attraverso apposite articolazioni, lo sviluppo di iniziative di cooperazione tra le parti su progetti specifici». La progettazione della nuova diga da un miliardo per lo scalo di Genova e il ribaltamento a mare di Fincantieri sono i due capitoli su cui Signorini punta maggiormente. L’ultima versione, che il Secolo XIX-The MediTelegraph ha potuto visionare, riporta la solita “data di scadenza” del 2022 e rafforza il ruolo di Marco Rettighieri, il responsabile dell’attuazione del programma di ricostruzione post Morandi, ex commissario del Cociv. È su questo fronte, quello dell’eccezionalità di Genova sia normativa che di finanziamento, che si gioca l’amicizia con i cinesi.

Fincantieri
Non ci sono solo i due principali porti italiani nella lunga lista di accordi che oggi sarà firmata a Roma. Fincantieri infatti implementerà ancora la collaborazione con il gigante dei cantieri navali cinesi Cssc.
Il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha già un’intesa con il polo di Pechino per la costruzione di navi da crociera che adesso un nuovo memorandum amplia anche al settore off-shore, con i mezzi di supporto alle estrazioni petrolifere.

Trieste punta sui treni
Lo scalo adriatico guidato da Zeno D’Agostino firmerà oggi l’intesa che si basa soprattutto sulla ferrovia merci e sulle piattaforme logistiche, in particolare quella di Servola. L’orizzonte però è più ampio e arriva in Slovacchia. L’accordo prevede anche «la cooperazione, anche di natura strutturale, su progetti (ad esempio relativamente a sviluppi immobiliari logistici/industriali) e su altre attività localizzate in Cina». La Via della Seta a Trieste viaggia nei due sensi di marcia.

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