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Salerno: «In Grecia la flotta certificata Rina è cresciuta del 28%» / INTERVISTA

Genova - «Andiamo molto bene nei settori ro-pax e crociere e proprio nei giorni scorsi abbiamo firmato un accordo col cantiere cinese Gsi: saremo loro consulenti nella realizzazione di navi molto complesse. Il cantiere di Guangzhou è lo stesso che costruirà navi per Onorato e Gnv».

Genova - «Possiamo anche non metterci di traverso, dipende da tanti fattori. Con l’Autorità portuale e gli enti locali c’è un rapporto schietto, come succede quando c’è stima reciproca. Stiamo valutando cosa fare. Ma una cosa deve essere chiara: qualsiasi decisione prenderemo, lo faremo per il bene della collettività». Ugo Salerno, presidente e amministratore delegato del Rina, usa toni secchi ma concilianti quando gli si chiede se il ricorso contro l’esito della gara per la progettazione della super-diga del porto di Genova ci sarà. «Resto dell’idea che quell’opera sia di una complessità unica al mondo, e che ci sia bisogno di competenze e professionalità di livello assoluto. Ma se tutti sono soddisfatti dell’esito della gara (il vincitore è il gruppo veronese Technital, ndr)… Vedremo cosa fare. Di sicuro non abbiamo un interesse economico, considerato il valore esiguo della gara».

Parliamo di numeri, allora. La prossima settimana approverete il bilancio 2018.
«E sarà un bilancio in linea, come fatturato ed ebitda, a quello dell’esercizio precedente. Significa che il crollo, a livello mondiale, del mercato petrolifero è stato totalmente assorbito. La notizia confortante à che i settori infrastrutture e marine ci fanno pensare a un 2019 in crescita».

Il mercato delle certificazioni è quello più in salute?
«È un mercato che cresce del 10% in settori molto importanti. Nell’anticorruzione, per fare un esempio, siamo nettamente i leader: abbiamo certificato il primo ospedale, la prima banca e la prima azienda del Paese. Siamo in testa alla graduatoria nei biocarburanti, e anche il food sta dando ottimi risultati: oggi ci sono 57 prodotti dop o igp e 62 vini doc con certificazione Rina. Non possiamo lamentarci».

Con il mercato cambiano anche le professionalità all’interno del Rina?
«Si allargano i settori di competenza. Ma il marine rimane il nostro asse portante, quello che ci dà maggiori soddisfazioni. Nel 2018 la flotta Rina in Grecia, ovvero nel più importante mercato al mondo, è cresciuta del 28%. Andiamo molto bene nei settori ro-pax e crociere e proprio nei giorni scorsi abbiamo firmato un accordo col cantiere cinese Gsi: saremo loro consulenti nella realizzazione di navi molto complesse. Il cantiere di Guangzhou è lo stesso che costruirà navi per Onorato e Gnv, e non è escluso che presto altri armatori italiani si rivolgano a quella struttura».

La Cina è un tema che divide…
«Vero. Ma come possiamo pensare di tenere i cinesi fuori dalla porta? Sono troppo potenti e sono padroni del mercato che si svilupperà più di tutti. Non possiamo lasciare scoperta un’iniziativa che altri coglieranno. Questo non significa né cedere segreti industriali, né svendere infrastrutture. Quelli sono timori infondati. Nel nostro caso, significa banalmente aiutare la Cina a costruire navi innovative e sicure».

A proposito di armamento italiano: qual è il suo stato di salute?
«Diciamo che ci sono segnali di forte cambiamento tra i protagonisti. La dinamica è chiara: le banche si stanno liberando di molte sofferenze, sul mercato entrano fondi che acquistano quelle sofferenze a sconto e diventano, così, protagonisti del mercato. Insomma: siamo a un bivio. Se i fondi decideranno di vendere navi e fare cassa, faranno il male dell’industria. Se, invece, adotteranno una visione di sostegno e crescita, il discorso cambia. Nel caso di Premuda, mi pare che stia accadendo questo».

L’obiettivo del Rina invece rimane la Borsa?
«Siamo iscritti al programma Elite, ma non abbiamo urgenza di finanza. Lavoriamo con un pool di banche guidato da Bnp Paribas e Unicredit, non abbiamo ansie di questo genere. Ma è chiaro che se vogliamo avere una crescita più rapida e fare grosse acquisizioni abbiamo bisogno di equity. Se il 2019 e il 2020 si confermeranno anni in crescita, e io immagino di sì, il 2021 potrebbe essere l’anno giusto».

Nel frattempo avete un ruolo di grande responsabilità proprio a Genova, con la direzione dei lavori della ricostruzione del viadotto sul Polcevera. I tempi saranno rispettati?
«A Genova stanno operando i migliori soggetti sul mercato: non possiamo che essere ottimisti. Abbiamo riscontrato un problema a causa dell’amianto naturale presente in minima quantità nei piloni, ma ho motivo di credere che eventuali ritardi non saranno drammatici. Il nuovo ponte sarà percorribile entro un anno al massimo».

Un progetto mai decollato, invece, è quello della vostra presenza sul futuro waterfront cittadino.
«E pensare che ci avevamo messo davvero il cuore… Vede, io oggi ho un unico rammarico: non avere mai avuto la possibilità di discutere il nostro progetto, che ruotava attorno al recupero del palazzo Nira, con l’assessore Cenci. Eravamo disponibili ad acquistarlo, avevamo anche trovato un compratore per la nostra attuale sede: entro il 2020 avremmo portato lì più di mille persone, una cosa magnifica per noi e per la città. Purtroppo il progetto di Renzo Piano, che rimane fascinosissimo, è diverso da quello che avevamo in mente, e una delle preclusioni che abbiamo trovato riguardava proprio la demolizione del Nira. Peccato. Certo, il fatto che qualcuno stia pensando a fondi pubblici per realizzare il canale d’acqua dovrebbe fare riflettere sull’effettiva sostenibilità del progetto. Ma questo è un altro discorso».

Che cosa pensa, invece, del progetto del terminal crociere e annesso polo del lusso all’Hennebique?
«Penso che fino a qualche anno fa c’era ancora qualcuno che si domandava: ma perché portiamo le navi da crociera a Genova, se poi i turisti vanno all’outlet di Serravalle? Ecco, io credo che realizzare un polo crocieristico in quella zona del porto sia un’idea bellissima. Per chi arriva in nave, per i genovesi, per i turisti in generale. Ma non fermiamoci ai buoni propositi. In questa fase, Genova ha bisogno di coesione, di condivisione di scelte strategiche per il suo futuro, di realizzare opere. Mi viene in mente il ribaltamento dello stabilimento Fincantieri: fare in modo che a Sestri si costruiscano le navi più grandi al mondo dovrebbe essere un impegno di tutti».

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