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Portuali in sciopero, corteo e presidi a Genova

Genova - Lo stop durerà 24 ore per «difendere il contratto collettivo del settore».

Genova - Presidio a ponte Etiopia, uno dei principali varchi di accesso del porto di Genova, dalle sei di questa mattina per lo sciopero nazionale indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti e che vede dalle 10.30 i lavoratori portuali sfilare in corteo fino a palazzo San Giorgio sede dell’autorità di sistema portuale. A portare in piazza i lavoratori dei porti italiani lo stallo nel rinnovo del contratto collettivo nazionale. «Stiamo difendendo il contratto portuale perché c’è qualcuno che vorrebbe stracciarlo per potersi fare gli affari suoi e soprattutto per abbassare il costo del lavoro creando di fatto una giungla» spiega Davide Traverso, Fit Cisl Liguria. Enrico Poggi, segretario Filt Cgil ricorda come «di fronte alle innovazioni tecnologiche abbiamo chiesto di mettere un articolo che parli delle conseguenze e della salvaguardia del lavoro con anche la creazione di un fondo ad hoc mentre ci è stato risposto che si tratta di organizzazione aziendale». Un’altra delle battaglie al cento della protesta è quella contro l’autoproduzione, cioè l’utilizzo dei marittimi al posto dei portuali per operazioni di rizzaggio/derizzaggio: «Questo tipo di attività spiega - Duilio Salvo, Uiltrasporti - crea dumping nel lavoro portuale e grave rischio per la sicurezza, specialmente dei lavoratori marittimi adibiti a tali mansioni.

Sciopero anche a Cagliari

Anche i lavoratori del porto di Cagliari partecipano, con un presidio sino alle 13 davanti alla sede dell’Autorità portuale, allo sciopero nazionale di 24 ore, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo e la progressiva destrutturazione del settore. Secondo i sindacati «la portualità italiana sta attraversando un momento di grande vulnerabilità. La fase di stallo del negoziato per il rinnovo del Ccnl dei porti rappresenta l’avvio del tentativo di destrutturare pezzo dopo pezzo l’attuale sistema regolatorio vigente nei porti italiani. La totale assenza di una regia da parte del Mit - proseguono - sta generando una portualità divisa e senza una strategia comune, alla mercé delle compagnie armatoriali. Occorre che il MIT, di concerto con le Autorità di sistema e con le parti sociali, dia concreta attuazione ai piani dell’organico porto».

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