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Gli appetiti del porto sulle aree di Cornigliano

Genova - I sindacati in pressing per la bonifica della vecchia centrale Ilva: 45 mila metri quadri che potrebbero essere destinati alla logistica dello scalo di Genova.

Genova - È stata costruita nel 1949 e spenta nel 2005, con la chiusura dell’altoforno. Occupa una superficie calpestabile di 13 mila metri quadrati, che con i piazzali circostanti raddoppia. È piena zeppa di amianto. Per la centrale termica del sito siderurgico di Cornigliano - ubicata sull’area e sotto la responsabilità di ArcelorMittal Italia - esiste un impegno del Mise e di Ilva in amministrazione straordinaria per la bonifica. È un impegno non scritto, ma «confermato da tutti i soggetti coinvolti sino all’ultimo incontro al ministero l’autunno scorso», spiega Armando Palombo della segreteria Fiom Genova e leader della rsu dello stabilimento di Cornigliano. Gli studi di fattibilità sono pronti da tempo: 20-30 milioni il costo della bonifica, due anni il tempo richiesto per i lavori.

«L’Accordo di programma prevedeva la demolizione di questa e la costruzione di una nuova centrale - racconta Palombo -. Ora non ci sono più le condizioni per un nuovo impianto, ma questo va demolito quanto prima». Il sindacalista ha scritto una lettera ai nuovi commissari, indirizzata a tutte le istituzioni coinvolte da Mise in giù: «Crediamo opportuno - e non più rinviabile - effettuare un confronto al fine di effettuare la bonifica delle quantità di amianto presso la Cet di Genova». Tra il 1996 e il 2007 nella acciaieria di Cornigliano sono state smaltite quasi 300 tonnellate di amianto. «Dentro quel manufatto ce ne sono altrettante, è amianto friabile - spiega il sindacalista -. Nonostante la situazione sia sotto controllo e a norma di legge, col passare del tempo lo stato peggiora. Un’ala di mattoni è venuta giù, il camino è piegato. Vicino alla centrale ci sono gli spogliatoi, il parcheggio, il magazzino generale e l’officina centrale, è un luogo frequentato dai lavoratori. I soldi ci sono, rientrano del miliardo recuperato dai Riva ora gestito da Ilva in As.

L’intervento deve essere avviato al più presto, scongiurando il pericolo che un domani ci si trovi magari costretti a intervenire in una situazione di emergenza». L’area in questione - molto ambita dal mondo logistico portuale come la quasi totalità degli spazi di Cornigliano - potrebbe essere utilizzata in maniera più produttiva, da ArcelorMittal Italia o da altri operatori che stringessero con il concessionario un accordo.

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