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Dopo i dazi, Los Angeles corteggia l’Asia / FOCUS

Genova - Il porto di Los Angeles mette a punto un piano strategico per far fronte alle sfide commerciali dell’immediato futuro.

Genova - Il porto di Los Angeles mette a punto un piano strategico per far fronte alle sfide commerciali dell’immediato futuro. Lo scalo californiano, previsioni alla mano, si aspetta che i volumi di merce possano subire una flessione nel prossimo anno fiscale a causa di una molteplicità di fattori concomitanti.

La frenata evidenzia il rallentamento della crescita che il trasporto intermodale, sia su rotaia sia su strada, sta affrontando nel 2019, dopo il movimento creato dalle merci provenienti dalla Cina lo scorso anno. In risposta a questa situazione il porto di Los Angeles, il primo degli Stati Uniti, sta pianificando una forte campagna promozionale.

Secondo quanto riferiscono le stime, nel prossimo anno fiscale - il cui termine è il 30 giugno 2020 - i volumi del cargo dovrebbero raggiungere quota 9,4 milioni di teu. In base a questa previsione, si registrerebbe un calo rispetto ai 9,5 milioni che il porto californiano contava di movimentare nell’anno fiscale in corso, quota che risultava in crescita del 4% rispetto all’anno precedente.

Non sempre tuttavia le previsioni coincidono con quanto poi avviene realmente: «Si tratta di un’arte e non di una scienza perfetta - spiega Philip Sanfield, portavoce del porto di Los Angeles -. Alla fine di tutto, quando si arriva al consuntivo l’unica cosa assolutamente certa è che quella iniziale era solamente una previsione».

Le variabili in gioco quando si cerca di costruire una strategia sono molte. Secondo Marta Bleavins, direttore finanziario del porto, la ragione della crescita del 4% registrata durante l’anno fiscale attualmente in corso è dovuta perlopiù all’approccio “front-loading” - che consiste nella concentrazione delle spese nella fase iniziale - causato dall’andamento delle tariffe. Non è detto tuttavia che questo approccio possa produrre le stesse conseguenze il prossimo anno, soprattutto in considerazione della cornice di insicurezza in cui ci si muove in ambito commerciale, in particolare a seguito della guerra dei dazi in corso tra Cina e Stati Uniti. Ecco perché il porto di Los Angeles ha aspettative negative che concretizza in una possibile perdita sui profitti derivanti dai servizi di shipping pari a 409 milioni di dollari, circa 43 dollari per ogni teu perso. Anche il flusso di denaro circolante nel porto potrebbe subire un calo: «Non ci aspettiamo che sia un’annata completamente negativa ma vogliamo essere molto cauti, andare con i piedi di piombo, proprio per prepararci al peggio ed essere in grado di reagire prontamente - spiega la Bleavins - Fortunatamente godiamo di una buona stabilità finanziaria che ci permetterà di affrontare la situazione al meglio».

Lo scalo di Los Angeles, inoltre, può contare su un solido piano di marketing. Il porto conta di investire sette milioni di dollari in due nuovi programmi incentivanti con l’obiettivo di ampliare la clientela di riferimento nel mercato asiatico. Il primo programma punta alle navi che superano determinate capacità di trasporto, mentre il secondo è destinato alle unità che trasportano carichi fuori sagoma. Per gestire queste tipologie di unità contemporaneamente, il porto spenderà quasi 30 milioni di dollari finalizzati a lavori di dragaggio e di miglioramento delle banchine presso l’Everport Container Terminal. Con l’attuazione di questo progetto, sarà aumentata la profondità di due banchine che potranno così essere destinate alla gestione di navi container con capacità fino a 16 mila teu.

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