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Crociere, il tracollo cinese: in sei mesi passeggeri diminuiti del 23,7%

Trieste - Quali sono i fattori che hanno portato alla sofferenza del mercato cinese? Possiamo riassumerli in tre concetti: eccesso di capacità, instabilità politica dell’area e problemi organizzativi con le agenzie locali.

Trieste - Il traffico crocieristico in Cina è in una fase di evidente flessione, questo è quanto emerge dai dati del “2019 China Cruise Development Report”. I 13 porti crocieristici cinesi (Shanghai, Tien Tsin, Xiamen, Guangzhou, Shenzhen, Haikou, Qingdao, Dalian, Sanya, Lianyungang, Wenzhou, Weihai e Zhoushan) nei primi sei mesi dell’anno hanno contato 364 scali complessivi di navi da crociera con un calo del 27,2% rispetto al primo semestre del 2018 mentre il traffico complessivo è stato di 1.777.140 passeggeri (-23,7%).

Ricordiamo che questo report viene realizzato ogni anno dall’organizzazione governativa cinese China Cruise & Yacht Industry Association assieme all’Asian Cruise Academy della Shanghai Maritime University e dalla China Cruise Terminals & Yacht Clubs Association. Secondo lo studio la fase negativa è dovuta agli effetti di un periodo di adattamento dell’industria delle crociere in un paese, a detta degli analisti, con potenzialità immense. Negli scorsi anni, a seguito della crisi di altre aree (Mediterraneo e Sud America), tutti i maggiori players hanno scelto di entrare in forze sul mercato cinese con un numero sempre maggiore di navi. Questo per cavalcare l’onda di una crescita vertiginosa con una marginalità elevata del prodotto turistico.

Oggi ci troviamo invece di fronte ad una situazione differente con diverse compagnie che hanno ridotto la loro capacità nell’area togliendo navi. Un esempio è Norwegian Cruise Line che ha tolto dal mercato cinese la Norwegian Joy . Quest’ultima era stata concepita esclusivamente per servire in quest’area e la compagnia americana non soddisfatta dei suoi risultati ha deciso di convertire la nave per il mercato occidentale, spendendo diversi milioni di Euro a solo due anni dalla consegna. Entrando nel dettaglio quali sono i fattori che hanno portato alla sofferenza del mercato cinese? Possiamo riassumerli in tre concetti: eccesso di capacità, instabilità politica dell’area e problemi organizzativi con le agenzie locali. In questa fase di eccesso d’offerta le navi che vengono privilegiate dalla clientela sono quelle più innovative. Infatti inizialmente le compagnie avevano mandato nell’area le navi non “di primo pelo” sicuri che potessero bastare per portare a casa ampi guadagni. Ora non è più così, il crocierista cinese è diventato più esigente.

La soluzione al problema è stata già individuata dai maggiori brand, mandare in Cina navi nuovissime, spesso concepite per questo mercato. Royal Caribbean ha inviato quest’anno la nuova Spectrum of the Seas, Msc Crociere manderà l’anno prossimo Msc Bellissima, ma chi ha la strategia sicuramente più aggressiva è Costa Crociere. Dopo aver avuto un ottimo risultato quest’anno con la Costa Venezia consegnata a marzo da Fincantieri, l’anno prossimo bisserà quest’esperienza con Costa Firenze. Inizialmente per quest’ultima era stata prevista una breve stagione inaugurale italiana, ma poi per cavalcare l’onda della nave nuova in Cina è stato deciso di mandarla in Oriente senza passeggeri, appena uscita dal cantiere.
Questa flessione non si è manifestata solo quest’anno, è una situazione latente già da più tempo visto che il report ha certificato anche i risultati non esaltanti del 2018. Lo scorso anno le toccate nei 13 porti cinesi erano state complessivamente 969, con una flessione del -18,0% sul 2017, per un traffico complessivo di 4.906.583 passeggeri (-1,0%). Il totale degli scali negli home port è stato di 889 unità (-19,0%) per 4.728.283 passeggeri (-1,1%). Infine ricordiamo che al di fuori di questa statistica troviamo Hong Kong con 80 scali (-3,6%) per una diminuzione del -2,3% del traffico dei passeggeri.

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