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Carige, avviata la cessione di 3 miliardi di crediti alla Amco

Genova - Si tratta ancora sul debito di Messina: tra le ipotesi c’è la suddivisione del debito.

Genova - Carige non ha problemi di liquidità, ha avviato il processo di cessione di oltre 3 miliardi di crediti problematici alla Amco (ex Sga) del Tesoro e, da dopo l’assemblea che il 20 settembre ha deliberato l’aumento di capitale, non ha più avuto alcun contatto con la famiglia Malacalza, che al momento è ancora il primo azionista della banca. Raffaele Lener, commissario di Carige insieme a Pietro Modiano e Fabio Innocenzi, a margine di un convegno a Milano dà un aggiornamento su come procede il lavoro in vista dell’aumento da 700 milioni deliberato lo scorso 20 settembre. Tra i contratti che devono essere perfezionati prima della ricapitalizzazione c’è la transazione con Amissima sulle condizioni di distribuzione delle polizze, che da quanto ricostruito è in fase avanzata, ma anche la cessione della quasi totalità dei crediti problematici rimasti in pancia alla banca.

La cessione dei crediti dubbi - oltre 3 miliardi tra Npl e Utp (al netto dei crediti incedibili per legge) - coinvolge Amco (ex Sga) che li deve acquistare e il Credito Fondiario per quanto riguarda i contratti in essere. Lener spiega che «è già partito il processo di deconsolidamento». Il processo consiste nella stesura dei contratti, ma alcuni dettagli di singole posizioni sono delicati e richiedono altro tempo. È il caso di Messina-Msc. Da quanto risulta al Secolo XIX, Carige sta trattando con Messina-Msc su come gestire la posizione da 500 milioni. L’ipotesi sul tavolo è suddividere il debito: quello legato alle 4 navi che restano in Messina sarà ceduto ad Amco, mentre quello legato alle 4 navi confluite nella jv tra Messina e Msc resterà in Carige. «L’ammontare delle due tranche dipende dalle caratteristiche delle navi e dalla valuta nella quale è espresso il debito», spiegano fonti tecniche.

Lener rassicura poi sul fronte liquidità, che «non è un problema». Dopo la tranche da 2 miliardi collocata all’inizio di quest’anno, la banca stima di non dover più fare ricorso alle obbligazioni garantite dalla Stato, che pure la legge rende possibile sino a un massimo di 3 miliardi. «La liquidità non ha mai costituto un problema in questi mesi, per qualcuno in modo sorprendente, e non lo costituisce neanche adesso - dice il commissario -. Evidentemente la clientela e il mercato hanno ritenuto di credere in questo progetto». Rispetto al bond con garanzia statale, Lener precisa che «non è stato completato l’intero taglio» previsto dalla legge, ma in non ci «sarà ulteriore ricorso». Per quanto riguarda le intenzioni dei Malacalza rispetto alla ricapitalizzazione, il commissario spiega di non conoscerle: «Ci sono stati contatti intensi prima dell’assemblea - dice - dopo non ci sono stati contatti, quindi non sappiamo quale posizione intendono assumere in relazione alla possibilità di partecipare anche loro. L’assenza di Malacalza Investimenti all’assemblea ha consentito l’approvazione della manovra di rafforzamento. «La mossa di non partecipare è ragionevole per degli azionisti importanti come loro che hanno mostrato di non condividere un piano ma anche di non osteggiarlo - riflette Lener - . In modo molto sensato hanno voluto evitare la maggiore rottura». L’aumento di capitale sarà sostenuto in larga parte dal Fondo Interbancario e dallo Schema Volontario. Cassa Centrale Banca entrerà in Carige con un 9%, ma il piano le garantisce la possibilità di acquistare a sconto le quote che il Fitd cederà entro il 2021. Lener non vede «nessun cambiamento rispetto al progetto» del gruppo trentino di salire sopra la soglia rilevante del capitale con l’obiettivo di una «sempre maggiore integrazione» tra i due istituti. «Spetta a Cassa Centrale valutare e decidere - precisa il commissario della banca ligure al Secolo XIX - ma francamente non vedo il senso di un investimento al 10%, se non avessero intenzioni di salire non lo avrebbero fatto».

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