SERVICES

Porti e tasse, Bruxelles non arretra. L’Italia verso la procedura d’infrazione

Genova - La Commissione, dopo il tentativo di difesa dell’ex ministro Toninelli, ha fretta di intervenire. Lo staff della De Micheli prepara la contro-riforma: Authority convocate a Roma il 21 ottobre

Genova - Anche i “compagni” di più lunga frequentazione raccontano che la ministra Pd ha una caratteristica con cui tutti, anche gli amici, devono fare i conti: è molto convinta di quello che fa. Ma accanto a chi loda la nuova impronta decisionista, c’è anche chi sottolinea la poca propensione all’ascolto. Tutti però sono d’accordo: rispetto a Toninelli, la linea è decisamente cambiata. Adesso tocca allo shipping adattarsi al nuovo corso che Paola De Micheli ha instaurato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche se il primo banco di prova non lascia molto spazio di manovra.

La grana europea

La prima eredità sul tavolo della neo ministro vale 100 milioni di euro ed è la mannaia di Bruxelles sui conti dei porti italiani. L’Europa, come aveva anticipato il Secolo XIX/TheMediTelegraph un anno e mezzo fa, chiede che le Authority italiane paghino le tasse. Per la Commissione i nostri porti - che sono pubblici - fanno utili e se non vengono tassati, sono avvantaggiati rispetto alle banchine concorrenti del resto d’Europa. Toninelli aveva provato a difendere il modello italiano, cercando nel contempo di prendere tempo. Ora però Bruxelles si è stufata e a quanto risulta a questo giornale, già a settembre la commissaria alla Concorrenza Margrethe Verstager avrebbe voluto aprire una procedura di infrazione. Le minacce non hanno poi avuto seguito, ma la data sarebbe stata solo spostata in avanti di qualche settimana e tra la fine del mese e l’inizio di novembre, è previsto l’avvio del procedimento.

Doppia contabilità

La posizione dell’Italia si fa difficile, anche perché la Spagna, l’altra grande accusata, ha deciso di aderire alle richieste dell’Europa. A Roma non resta così che adeguarsi. Lo schema che al ministero stanno valutando è la doppia contabilità: la partita con gli utili sarà soggetta a tasse. È la strada che hanno scelto anche i porti spagnoli per evitare le ire della Commissione, ma il rischio per l’Italia è che seguendo il modello di Madrid, si metta in discussione la natura pubblica e regolatoria delle Authority e che si debba applicare l’Iva sulle concessioni, la voce che determina gli “utili”. La manovra potrebbe così coinvolgere anche i terminal su cui si scaricherebbe l’imposta. Il risultato sarebbe una riforma dei porti più contabile che politica, ma l’alternativa è subire i diktat di Bruxelles. Ecco perché gli spazi di manovra per la De Micheli sono limitati. La ministro ha intanto convocato per lunedì 21 il tavolo nazionale dei porti. Le Authority saranno convocate a Roma, ma potrebbero servire poche sedie a quel tavolo, visto che diversi presidenti di porto sono sospesi, interdetti o con una spada di Damocle sul capo. Persino il numero uno di Assoporti è senza scalo, sospeso dal ruolo che ricopre a Ravenna. Le associazioni sono divise, litigiose e quindi deboli. Se anche la ministro volesse ascoltare, il problema è che al cluster manca la voce.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››