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La nave 4.0 nel mirino dei cyberpirati / IL CASO

Genova - Secondo il Socta(Serious & Organized Crime Threat Assessment, uno dei più importanti rapporti periodici dell’Europol), la cyber-criminalità registra ormai un fatturato di 3.000 miliardi di dollari - il 15% in più rispetto al traffico di droga - impiegando almeno 3.600 organizzazioni di pirati della rete

Genova - Secondo il Socta (Serious & Organized Crime Threat Assessment, uno dei più importanti rapporti periodici dell’Europol), la cyber-criminalità registra ormai un fatturato di 3.000 miliardi di dollari - il 15% in più rispetto al traffico di droga - impiegando almeno 3.600 organizzazioni di pirati della rete. Un business che, a differenza dell’economia ufficiale, non conosce grigiori statistici e dibattiti intorno allo zero virgola - persino in Italia, dove lo scorso anno gli attacchi di cyber- spionaggio sono cresciuti del 57% rispetto al 2017.

L’ultimo rapporto Clusit, l’associazione italiana per la Sicurezza informatica, segnala che se nel 2014 gli incidenti critici occorsi alle aziende erano poco meno di 900, nel 2018 sono lievitati a 1.600 casi. Un fenomeno in piena espansione, spiega Giuseppe D’Agostino (Associate Partner Cybersecurity & Privacy del gruppo della consulenza PwC), facilitato «dall’espansione della superficie di attacco a cui le aziende sono esposte». Un tema, spiega l’esperto davanti alla platea del Forum del MediTelegraph, che riguarda particolarmente un settore teso all’informatizzazione come quello del trasporto marittimo e della logistica. Pochi giorni fa, sul Secolo XIX, l’armatore Salvatore d’Amico spiegava che più della nave-drone, il settore cerca nuove tecnologie per la sicurezza: oggi l’estensione dei controlli da terra, domani la stampante tridimensionale, per poter sostituire parti meccaniche della nave riducendo costi, disagi e pericoli dell’attesa di un pezzo di ricambio in arrivo dall’altra parte del mondo. Ieri D’Agostino faceva i calcoli. Con l’Internet delle cose, nel 2020 saranno connessi 50 miliardi di dispositivi, e a questa cifra stanno contribuendo le industrie che fanno un uso sempre più spinto di dispositivi vestibili: occhiali o tute connesse con un centro di controllo da remoto, dal quale partono informazioni e indicazioni per chi materialmente deve condurre operazioni manuali in situ. Inutile dire che l’industria dello shipping, che già oggi viaggia con i cruscotti delle navi duplicati a terra, è tra le più avanzate in questo campo. E in ogni caso, ricorda D’Agostino, “Yara Birkeland”, la prima nave drone mercantile della storia, sarà completata nel 2022. Farà avanti indietro in un fiordo norvegese, ma intanto sarà una realtà.

Con queste premesse il settore marittimo, che basa la sua tecnologia sulla connettività in tempo reale, risulta uno dei sistemi industriali più vulnerabili al cybercrimine: la sempre più estesa «superficie attaccabile» di D’Agostino, su una nave si traduce in infrastrutture informatiche per gestire navigazione, strutture di bordo, sicurezza, gestione del carico e dove necessario dei passeggeri (a bordo e in accesso), controllati da sei famiglie di sensori differenti. Non si tratta ovviamente solo di subire: rispondere agli hacker si può, dice D’Agostino, mettendo in fila una serie di passaggi fondamentali, che comportano inevitabilmente investimenti, che vanno parametrati agli obiettivi di business, integrando principi di sicurezza e privacy nello sviluppo di sistemi e servizi, adottando modelli di gestione del rischio anche in relazione a parti terze e un’architettura dei sistemi focalizzata su prevenzione, rilevamento, risposta e ricerca continua ridurrà il rischio di compromissione dei dati.

Investimenti che possono rientrare nel concetto di resilienza (la capacità di recupero dopo un trauma) spiegato da Stefano Socci, Chief Operating Officer di Rina Consulting: «Tendenzialmente - dice il manager - le società che rischiano sono quelle che migliorano. Ma la resilienza non è soltanto una misura per poter ridurre i rischi: l’obiettivo è migliorare la safety, e aumentare il vantaggio competitivo dell’azienda». Non bisogna essere dei colossi: ieri Giovanni Calvini, numero uno della Madi Ventura, tra i principali produttori in Italia di frutta secca, ha rivelato che parte delle soluzioni adottate nel suo nuovo magazzino 4.0 saranno le stesse del gigante del commercio digitale Amazon.

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